13 marzo – Dien Bien Phu: quando conta solo la Gloria

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Riceviamo e pubblichiamo il contributo arrivatoci da un giovanissimo lettore, sulla battaglia di Dien Bien Phu, episodio dimenticato della guerra in Indocina risalente al 13 marzo 1954. Come scritto nelle conclusioni, l’approfondimento storico ha valore nella misura in cui è in grado di suscitare l’attualizzazione concreta e quotidiana di un esempio.

L’eroica e dimenticata difesa francese a Dien Bien Phu (Indocina, 1954)

Provate ad immaginare un gruppo di uomini mandati a combattere dall’altra parte del Globo per contrastare un nemico di cui non sanno praticamente nulla. L’uniforme non è quella del proprio paese, ma di una patria d’adozione, che questi ragazzi si sono scelti, perché la vera origine di questi uomini non conta, visto che lì in mezzo ci soni belgi, tedeschi, italiani: la loro patria in quel momento si chiama Legione Straniera. Per salvare l’onore del loro corpo d’appartenenza, più che per qualsiasi logica coloniale del governo di Parigi, si faranno sterminare in quel di Dien Bien Phu, località remota nel nord-ovest dell’Indocina, al confine con il Laos. 
Ma procediamo con calma e vediamo quali eserciti si confrontarono.
Gli schieramenti in campo
Era il 1954, e la guerra d’Indocina stava per concludersi, cosa che probabilmente i soldati spediti per difendere i possedimenti della Francia in Asia non potevano sapere. Il movimento che si trovavano a fronteggiare i legionari era il Vietminh, uno dei tanti movimenti di liberazione nazionali sorti in quegli anni in Asia, come in Africa, guidato da Ho Chi Minh, un rivoluzionario vietnamita disposto a mettere sul tavolo la vita di decine di migliaia di connazionali pur di cacciare i francesi. Sarebbe sbagliato però, pensare ai ribelli vietnamiti come ad una massa di contadini incapaci di fare la guerra, visto che furono armati ed equipaggiati di tutto punto dai cinesi e dai sovietici.
A Dien Bien Phu, i vietnamiti potevano contare più o meno su 64.500 unità.
Come se la passavano invece i francesi?
Come anticipato, oltre ai comuni soldati francesi ed alle truppe reclutate sul territorio indocinese, furono spediti anche vari battaglioni della Legione Straniera, in particolar modo i battaglioni paracadutisti. E’ interessante, a tal proposito, notare come molti dei soldati della legione fossero soldati tedeschi o di altri Paesi dell’Asse che, già sconfitti una volta, adesso erano pronti a tutto pur di non perdere un’altra guerra. Per un totale di 14.000 uomini all’inizio della Battaglia, che sarebbero arrivati a 20.000 in totale con il lancio di paracadutisti. 

Marzo 1954, uomini del 6° Battaglione Paracadutisti Coloniali poco prima del lancio da un aereo C47

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Marzo 1954, uomini del 6° Battaglione Paracadutisti Coloniali poco prima del lancio da un aereo C47

Lo svolgimento della battaglia
A novembre 1953, iniziò l’operazione “Castore” cioè l’occupazione di Dien Bien Phu, paesino situato tra una serie di colline. Tale mossa si rivelò il più grande errore di Christian de Castries, il generale a comando della guarnigione, perché consentì così ai soldati indocinesi di posizionare vari pezzi di artiglieria su quelle stesse colline.
Dopo qualche mese, il 13 marzo del 1954, il generale Giap, a capo dell’esercito del Vietminh, scatenò una tempesta di fuoco sulle posizioni francesi, colte totalmente di sorpresa. Le prime orde di soldati indocinesi allora cominciarono ad attaccare una delle più esposte posizioni francesi, Beatrice (curiosamente, tutte le posizioni francesi recavano nomi di ragazze, date dal Comandante dai nomi delle sue amanti) che, nonostante l’eroica resistenza dei legionari, alla fine della giornata fu conquistata dai vietminh, che lasciarono sul campo 2000 morti.
Fu in quel momento che il governo francese si rese conto che continuare a resistere era inutile, e lasciò i propri uomini in balia di un nemico molto più numeroso. 
Ma ecco che i soldati della Legione Straniera si coprirono di gloria, non volendone sapere di arrendersi: quello era il momento di difendere il reparto, di sostenere il camerata al proprio fianco, e di preferire la morte alla resa, oltre ogni calcolo o strategia.
Resistettero per quasi due mesi, fino ad essere abbandonati anche dai propri superiori. Singolare il caso del Comandante De Castries, che alzò bandiera bianca, prestamente abbassata dai soldati lì da presso. In ogni caso, dei 4 battaglioni parà della legione, tutti i comandanti morirono in combattimento. Il valore non fu però sufficiente a determinare la vittoria della battaglia ed il 7 Maggio, l’ultima posizione francese, Isabelle, fu conquistata dai vietminh dopo un furioso combattimento.
Finiva così la guerra d’Indocina, ma per gli uomini della Legione era solo l’inizio: sarebbe presto scoppiata la guerra d’Algeria…
L’esempio: combattere per l’onore
Non ci interessa qui riaprire vecchi (quanto sterili) dibattiti sulla giustizia o meno della scelta di arruolarsi nella Legione Straniera.
Quello che di positivo prendiamo dalla storia di Dien Bien Phu è valido al di là delle casacche, delle patrie e, soprattutto, ancora attuale. Perché onore e coraggio non muoiono mai.
Il messaggio che ci giunge dai ragazzi partiti da tutta Europa e mai tornati dall’Indocina è la capacità di prendere una scelta coraggiosa, assumendosene le conseguenze più dure, senza aspettare che arrivi qualcuno a tirarci fuori dai guai; un certo amore per la trincea e disprezzo per il salotto; non ultima, la forza di combattere anche quando tutto sembra perduto.