QUESTA È SPARTA – 24

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«Sono anche troppi uomini considerata l’impresa che ci aspetta».
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Agli efori che gli fanno notare che ha con sé un numero esiguo di soldati, Leonida risponde con queste parole, prima di partire con i suoi uomini per le Termopili. 
Il re di Sparta è consapevole di non fare ritorno da quel viaggio. Serse dispone, infatti, di un esercito sproporzionatamente superiore per numero a quello di Leonida. Gli spartani hanno quindi il destino segnato: alle Termopili perderanno la vita ma non l’onore!
I 300 uomini migliori di tutta la Grecia. Per questo sono comunque molti visto che vanno verso una morte certa. Il loro sacrificio è anche la consacrazione della loro superiorità non in numero bensì in coraggio.
Leonida dimostra di essere un re coraggioso, saggio e caritatevole anche nelle sue ultime ore di vita. Infatti, mentre si avvicina Serse con il suo poderoso esercito, il re di Sparta, con il chiaro intento di evitare loro la battaglia e salvare loro la vita, diede ordine ai più giovani e ai più anziani di consegnare ciascuno una missiva agli efori. I giovani, che mai avrebbero accettato un palese trattamento di favore, obbediscono al re e si allontanano dal fronte. Gli anziani, comprendendo subito le intenzioni di Leonida, non accettano quel compito per non abbandonare la battaglia e per servire Sparta con il sangue.
Come alle Termopili il sole era oscurato tanto erano fitte le frecce dei nemici, così oggi i tempi sono bui sotto gli attacchi sferzati dalle sovversioni moderniste. Come gli spartani seppero combattere nell’ombra, oggi il militante del fronte della Tradizione deve affinare le proprie abilitàtemprare la propria audacia, per continuare a lottare.