Cuib femminile RAIDO | Crossdressing: quando il carnevale dura tutto l’anno

380
A cura del Cuib Femminile RAIDO

Cosmopolitan

Roba da donne

Oggi parliamo di un fenomeno molto singolare e ancora sconosciuto ai più che ha preso il nome, anche questa volta anglosassone, di “crossdressing”.
Nel primo link che vi riportiamo, la rivista on line Cosmopolitan si sforza di descrivere il fenomeno in termini semplici e avvicinandolo a fenomeni che tutti conosciamo, come il travestitismo e così via. Tuttavia, non è sufficiente a confondere le acque, per quanto torbide già siano.
Ciò che è singolare e ci colpisce molto vivamente non è il fatto in sé di indossare gli abiti che generalmente vengono indossati dall’altro sesso. In molti sanno già che Coco Chanel cucì i primi pantaloni da donna per ragioni di comodità dettate dal cambiamento delle attività femminili a causa della guerra, e tutti conosciamo i musicisti del cult “A qualcuno piace caldo” che si travestivano da donna per passare inosservati all’epoca del proibizionismo statunitense.
Conosciamo i transessuali, le drag queen e tanti altri motivi per indossare gli abiti dell’altro sesso, fra cui il Carnevale. Scherzi a parte, il crossdressing colpisce perché la ragione, almeno apparentemente, non c’è.
Si tratta generalmente di uomini eterosessuali, spesso sposati e con figli, che sentono la necessità di indossare abiti da donna. Nel secondo link, la storia di un crossdresser italiano, ospite della Bignardi un anno fa, che racconta che il suo, a dire dello psicologo, non è un problema psicologico e che, anzi, con la psicoterapia ha capito quanto la società lo stesse addirittura aspettando.
Ora… La società in cui viviamo è letteralmente un disastro. Siamo nel caos più assoluto da ogni punto di vista, dalla politica alla famiglia, passando per la sanità, la politica internazionale, l’ambiente e arrivando alla religione. Insomma, non c’è davvero nulla che funzioni a dovere. Eppure un psicologo ritiene che avremmo addirittura bisogno del signor Ferri. 
Ma per fare cosa esattamente? 
In nome di una presunta necessità di fluidità e di abbattimento degli stereotipi di genere.
Ma come può essere giusto costringere un’intera società a ritenere normale ogni forma di assoluta bizzarria? Purtroppo non si ha più la libertà di pensare che ci sia come minimo qualcosa di strano, per non voler dire malato, in un’esigenza come il crossdressing. Ad oggi dobbiamo essere costretti a vedere a tutti i costi normalità laddove palesemente non c’è e, soprattutto, chi dice NO viene accusato e ghettizzato. L’osannato diritto di esprimere le proprie opinioni svanisce quando si tratta di opinioni conservatrici e la dittatura del pensiero progressista si impone con tutta la sua aggressività.