Il vaccino è un passaporto

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Un virus di cui ancora non si è capito molto. Una pandemia di cui non si conosce l’effettiva portata per via di numeri e statistiche del tutto arbitrarie e tendenziose. Una restrizione violenta delle libertà civili applicate con l’accetta e senza scrupoli.
E ora un vaccino – anzi tanti vaccini – di cui non si conoscono bene l’origine, l’efficacia, la portata, il dosaggio, gli effetti benefici e quelli collaterali negativi. 
Ma senza il vaccino, non andrai da nessuna parte e non farai più nulla.
Carlo Gambescia riassume brevemente il paradosso e lo schema dietro questa vaccinazione.

(tratto da cargambesciametapolitics.altervista.org) – Passaporto vaccinale europeo: sempre peggio…

Molti non sanno che passaporti e carte di identità sono un portato dei nazionalismi della prima metà del XX secolo. Infatti, con la Prima Guerra Mondiale, e subito dopo, cambiarono molte cose, tra le quali, innanzitutto, la libertà di movimento delle persone tra nazioni europee. Detto altrimenti: da allora non solo frontiere e dogane, ma anche obbligo di dimostrare di non appartenere a un paese nemico o non amico. La logica del Warfare, una logica di pura potenza, prevalse sull’idea di libertà, complice il tacito consenso della gente comune, imbevuta di nazionalismo.

Sotto questo aspetto la ritrovata libertà di movimento, all’interno dell’Unione Europea, che comunque prevede l’uso di documenti di identità, ha rappresentato un piccolo passo in avanti rispetto all’età della guerra civile europea.

Ferma restando, anche nell’UE, come da logica del Welfare (sottoprodotto di quella Warfare), la necessità, in caso di cure nelle strutture pubbliche di altri paesi europei, dell’iscrizione ai rispettivi sistemi sanitari nazionali. Da comprovare con la tessera sanitaria.

L’avvento del Virusfare, che ha inevitabilmente ereditato la logica oppressiva del Warfare e del Welfare State (*), ha aperto un nuovo “fronte”. Ora si parla di introdurre i “pass verdi Covid” tra paesi europei per “salvare l’estate”. Si legga, qui di seguito, il lancio ANSA.

«“Con il certificato vaccinale puntiamo ad aiutare gli Stati membri a ritornare” a mobilità in sicurezza e coordinata. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa per la presentazione di un nuovo pacchetto di misure per revocare le limitazioni ai viaggi. I cittadini europei potranno tornare a viaggiare quest’estate fornendo la prova di essersi sottoposti alla vaccinazione, oppure di essere risultati negativi a un test o di essere guariti dal Covid-19 ed avere sviluppato gli anticorpi. Sono i contenuti chiave del nuovo pass Covid. Il certificato, che dovrebbe essere disponibile da giugno in formato digitale o cartaceo, sarà interoperabile e legalmente vincolante per gli Stati membri e ammetterà tutti i vaccini disponibili sul mercato, ha spiegato il commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders» (**).

Si noti l’applicazione della purissima logica welfarista, dell’introdurre limitazioni per limitare altre limitazioni. Il passo indietro – perché chi privo di “pass” non potrà uscire dal suo paese – viene presentato, al solito, come una conquista, un progresso, mentre in realtà è un regresso, una sconfitta rispetto al processo di apertura delle frontiere interne dell’Unione Europea in atto da più di sessant’anni.

Si dice che il passaporto sanitario – perché di questo si tratta, altro che il “pass” della neolingua – sia necessario per far ripartire il turismo europeo, nonostante l’epidemia in corso, pardon “pandemia”. Pertanto la limitazione, come si ripete, sarebbe a fin di bene: in primis per l’economia, in secundis per il cittadino europeo, che, una volta vaccinato e schedato, potrà tornare a viaggiare.

Si faccia attenzione, il principio è lo stesso del Warfare (limitare i movimenti per difendersi dal nemico) e del Welfare (limitare per limitare altre limitazioni, e così via).

Certo, si può sostenere che davanti al pericolo – nel caso quello epidemico – non si deve badare ai principi, si deve essere pragmatici: prima la salute, poi la libertà.

Però il punto è che un pericolo può essere inventato, sopravvalutato, usato politicamente, perché – mai dimenticarlo – la paura è un classico strumento di governo. E cosa peggiore, lo si può utilizzare – il pericolo –  nel contesto di una logica propria al meccanismo Warfare-Welfare-Virusfare. Che rimanda al principio del virtuismo giacobino di costringere gli uomini a essere liberi, secondo una logica che è l’esatto contrario di ogni idea di libertà. Infatti, come dovrebbe essere ovvio, la libertà, proprio perché tale, non può consistere nell’introduzione progressiva e devastante di limitazioni alla libertà stessa.

Ed è ciò che purtroppo sta accadendo.

(*) Sulla classificazione Warfare, Welfare, Virusfare rinviamo al nostro Metapolitica del Coronavirus. Un diario pubblico, postfazioni di Alessandro Litta Modignani e Carlo Pompei, Edizioni Il Foglio 2013, pp. 112-114.

(**) Qui: https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2021/03/17/ue-presenta-la-proposta-per-i-pass-verdi-covid_dc4b8d03-160f-4321-81c5-c924f900e6b0.html. Il grassetto è nel testo.