QUESTA È SPARTA – 25

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«Amici, che bello poter dimostrare con i fatti come è in realtà la ricchezza, ossia cieca!».
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Licurgo commenta così l’applicazione delle sue politiche volte a educare gli spartani contro il desiderio di ricchezza.
Per Licurgo è l’avidità la causa principale di ingiustizie e soprusi. Proprio per questo ha introdotto a Sparta una politica di ridistribuzione dei terreni e successiva assegnazione di un’uguale porzione a ciascun cittadino. Ulteriore provvedimento atto a eliminare ogni forma di disuguaglianza legata ai possedimenti è quello di annullare i debiti e di dividere in parti uguali i beni privati, fissando un tetto ai patrimoni personali.
La soluzione più incisiva trovata da Licurgo per eliminare le disparità è la confisca e la messa al bando delle monete d’oro e d’argento. Lasciate in circolazione solo le monete di ferro, con poco potere di acquisto ma molto pesanti (oltre mezzo chilo per una singola moneta), diventa così materialmente impossibile accumulare, nascondere, scambiare o trasportare molti denari.
Sparta è dunque un mercato chiuso in cui sono banditi gli articoli di lusso e tutto ciò che non sia indispensabile.
Infine, Licurgo istituisce i sissizi, i pasti comuni a cui i cittadini devono partecipare in piccoli gruppi così da imparare a consumare lo stesso pasto e le stesse porzioni, senza distinzione di trattamento.
Una volta eliminata la possibilità di accumulare beni – o almeno di poterne fare mostra – ogni ragione di morbosità di ricchezza viene a mancare e la società è libera dai furti, dalle corruzioni e dalle truffe. A Sparta possedere beni non è un simbolo sociale ed è persino sconveniente.
Al giorno d’oggi non è possibile tradurre nella società moderna dei simili provvedimenti. Pur tuttavia è triste constatare come l’epoca attuale sia priva di alcun pudore verso l’ostentazione di ricchezza, tanto da fingere di possedere più di quanto si possa realmente permettersi. Oggi l’unico metro di misura del valore di una persona è legato a ciò che egli possiede e non si apprezza nulla se non ciò da cui derivi guadagno o di cui si abbia utilità materiale
Opporsi a questa deriva sempre più opprimente è possibile. Basterebbe riprendere l’esempio di Sparta che sconfisse il mito della ricchezza e si liberò dal peso del superfluo, per innalzarsi verso vette più alte e orizzonti più ampi.
Sebbene a uno sguardo superficiale si possa apparire qualcosa che non si è, mai si può essere altro da ciò per cui si è nati.