Un popolo che muore è un popolo che ha smesso di lottare

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L’Italia sta morendo. Il suo popolo è vecchio e stanco; non si fanno più figli e di anno in anno le morti eccedono di gran lunga le nascite. Il saldo è estremamente negativo, come ben spiegano i dati forniti dall’Istat: 746.146 mila decessi nel 2020 per 404.104 mila nascite nello stesso anno. Non pensate che il 2020, l’anno della pandemia, sia un anno particolare e un unicum: questa tendenza va ormai avanti da decenni. Tralasciando il boom del dopoguerra e le politiche di natalità del Ventennio, il nostro Paese ha sempre vissuto nella stagnazione delle nascite, oggi più che mai.
La soluzione che un certo tipo di persone propone a questo terribile problema è semplice: “non nascono bambini italiani? Bene, accogliamo quanti più immigrati possibile”. Poco importa se siano qualificati o meno, se abbiano dei precedenti per spaccio o altri crimini nei loro paesi d’origine, poco importa se arrivati qui illegalmente o no. L’importante è che si forzino le barriere della cittadinanza e dell’identità, non ci devono essere limiti o confini: tutti devono essere Italiani e nessuno deve, in fondo, esserlo davvero. La cittadinanza deve diventare una sorta di tessera a punti, come la carta fedeltà al Supermarket di fiducia. Non è un caso che le stesse persone a sostegno dell’immigrazione incontrollata, e che sotto sotto festeggiano i dati di denatalità, propongano da anni lo Ius Soli, vendendolo -erroneamente- come una “battaglia per la civiltà”.
Non stiamo parlando di un complotto oscuro, ma di dati di fatto e dichiarazioni. I partiti che propongono lo Ius Soli sono, da sempre, nemici delle politiche di natalità e feroci sostenitori della sanguinaria pratica dell’aborto. E, se la logica non è un’opinione, allora è evidente che c’è un disegno dietro tutto ciò, magari inconsapevole, magari raffazzonato; ma un disegno c’è: l’allogeno deve sostituire l’Italiano annacquando le sue tradizioni, i suoi riti, le sue usanze e i suoi valori con i valori e le tradizioni di paesi lontani.
Le cause di questi numeri assurdi di nascite e morti non sono d’altra parte unicamente colpa di politiche sbagliate. No, le cause sono da ritrovare in certi meccanismi e nelle offerte che il nostro Paese ha per i giovani. Se l’Italia è un paese anziano, infatti, lo si deve a molteplici fattori. Innanzitutto c’è poco posto per i giovani nel mondo del lavoro: le offerte per chi si affaccia in questo mondo sono spesso tirocini o “stagesottopagati, dove si è sfruttati e si arriva a lavorare otto e più ore al giorno per un compenso minimo.
Altro che “minimo salariale”. Senza un lavoro, un’entrata stabile, come è possibile pensare di creare una famiglia? Soprattutto se, ancora a trent’anni, i giovani sono costretti a vivere con i genitori o a ricevere da loro un sostegno economico. Questo è uno dei motivi per cui, se importiamo manodopera a basso costo non qualificata, esportiamo tra i più preparati e istruiti: è la cosiddetta “fuga dei cervelli”. L’export italiano è di rinomata e incontestabile qualità, mentre l’import è spesso di qualità inferiore.
Ma la verità è che, in fondo in fondo, siamo noi stessi la causa di questi numeri terribili sulla denatalità. È il Popolo Italiano che ha smesso di lottare e di credere in qualcosa. E questo sarà vero fintantoché esisteranno leggi sanguinarie come quelle sull’aborto, e le persone che lo sostengono. Credere nell’aborto vuole dire credere che la Vita non sia un dono, ma un incidente.
Credere nell’aborto significa rifiutare di mettere sé stessi da parte per l’amore di un terzo, significa rinunciare a sacrificarsi per qualcosa di più grande solo per perseguire i propri stupidi egoismi. Ed ecco perché, come scrivevamo, è il Popolo Italiano che ha smesso di credere. Questo perché il lavoro in Italia c’è, così come le possibilità per creare una famiglia e fare dei figli: il fatto è che tutti mettono davanti sé stessi, i propri egoismi, il proprio Io.
Le statistiche Istat potranno essere invertite soltanto quando metteremo da parte i nostri desideri e i nostri egoismi per qualcosa di più grande. Quando i giovani Italiani accetteranno di sacrificarsi, come hanno fatto i loro genitori, i loro nonni e i loro bisnonni prima di loro, per qualcosa di più grande. Qualcosa per cui vale la pena lottare. I numeri delle nascite inizieranno a salire quando capiremo che non è vero che siamo condannati alla miseria e alla decadenza, ma possiamo – e dobbiamo – aspirare al meglio: per noi e per i nostri figli. Dobbiamo tornare a vedere la vita come un Dono, ma anche come un Sacrificio e una possibilità. Solo così potremo inserirci in quella linea atavica che, di padre in figlio, tramanda le tradizioni di un Popolo, il Nostro Popolo, mantenendo accesa la fiamma e non facendola mai morire. È questa la vera prova d’Amore, l’unico modo per evitare l’oblio.

(tratto da ansa.it) – Covid: Istat, minimo storico nascite dall’Unità d’Italia

“La dinamica demografica durante la pandemia covid-19-anno 2020”

Nel 2020 si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, e un massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra. -3,8% la diminuzione delle nascite: quasi 16 mila in meno rispetto al 2019.

Nel 2020 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 404.104 bambini. +17,6% l’aumento dei decessi: quasi 112 mila in più rispetto al 2019.

Nel 2020 sono state cancellate dall’anagrafe per decesso 746.146 persone. Lo rileva l’Istat nel report “La dinamica demografica durante la pandemia covid-19-anno 2020” diffuso oggi.

Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente è inferiore di quasi 384 mila unità rispetto all’inizio dell’anno, come se fosse sparita una città grande quanto Firenze. Gli effetti negativi prodotti dall’epidemia Covid-19 hanno amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015.