QUESTA È SPARTA – 26

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«Coloro che sono cresciuti e sono stati educati secondo una giusta disciplina capiscono benissimo quello che si deve fare in ogni circostanza».
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Licurgo risponde in questo modo a chi gli domanda come mai non avesse introdotto a Sparta leggi scritte.
La costituzione spartana, chiamata Grande Rhetra, è fissata non da leggi scritte ma da norme consuetudinarie (rhetai) che regolano l’ordinamento dello stato nelle sue istituzioni politiche, sociali, economiche e militari.
Tale legislazione è stata dettata a Licurgo dalla Pizia, sacerdotessa di Apollo a Delfi, con l’obbligo di mantenerla immutata nei secoli a venire. Licurgo, dopo aver obbligato i suoi concittadini a giurare di osservare le leggi, parte per un lungo viaggio dal quale non farà più ritorno.
Il legislatore spartano, esempio di saggezza e clemenza, ritiene che sia l’educazione, più delle leggi, a formare un cittadino di Sparta. Lo stile di vita lacedemone rispecchia una visione del mondo che nella sfera privata/familiare e in quella collettiva non è mai in contrasto.
A differenza di Atene, il mantenimento della struttura sociale e politica di Sparta non si basa sulla retorica o sull’insegnamento letterario ma sulla trasmissione di valori eroici che ispirano con l’esempio ogni cittadino spartano.
In un’epoca di enormi deresponsabilizzazioni, il militante affermi con il proprio agire la legge non scritta ma splendidamente manifesta secondo la quale va fatto ciò che deve essere fatto. Discrimine elementare che regola ogni azione e orienta tutte le scelte: tra ciò che è facile e ciò che è utile il militante sceglie ciò che è giusto