Una talpa spiffera: i due motivi per cui il lockdown non finirà

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(Tratto da Nicolaporro.it) di Alessandro Rico


Questo articolo lo potete interpretare in tre modi diversi.
Primo: come topos letterario. Quelle che seguono sono solo le opinioni dell’autore, romanzate.
Secondo: come pura verità. C’è una fonte anonima che rivela i pensieri della classe politica.
Terza ipotesi: il resoconto vuole sembrare assurdo, così nessuno si preoccuperà di cercare la gola profonda, convincendosi che non esista.
Scegliete voi l’opzione che preferite. Ma leggete bene.
Liberarci non conviene a nessuno
C’è questo boiardo, molto ben inserito nelle stanze del potere. Una volta, lo si sarebbe definito “organico”. Ebbene, costui ci tiene a far trapelare un umore, un sentimento che circola negli ambienti politici: “Il lockdown, magari intermittente, magari con un’alternanza di maglie più larghe e periodi di controlli più stringenti, durerà ben a più lungo di quanto crediate”. E quanto crediamo, noi? In realtà, gli italiani sono già abbastanza sfiduciati e smaliziati. Ma, forse, confidano in una tregua estiva. Non sarà come l’anno scorso, però cesseranno almeno gli arresti domiciliari.
Qualche ora d’aria. È questa, in fondo, l’ennesima carota che ci stanno sventolando sotto al naso ministri, sottosegretari e virologi. L’ultimo, il capo del MEF, Daniele Franco, che per giustificare la definitiva estinzione dei già risicati aiuti alle imprese, ci ha lasciato odorare il profumo di un allentamento dei divieti dopo Pasqua. Come i carcerati nella clinica dimagrante di Fantozzi, torturati con le fragranze di varie leccornie.
Ma i disegni di chi comanda sono diversi: “Guardateli: con la scusa dell’emergenza e dell’unità nazionale, si sono tutti accomodati al governo. E anche chi non è in maggioranza, s’è ritagliato uno spazio politico che, in termini di consensi virtuali, sta portando dei frutti. Che interesse possono avere, costoro, a tornare alla normalità?”.
In effetti, la crisi pandemica ha inopinatamente allargato il banchetto del potere: aggiungi
un posto a tavola, che c’è un partito in più. Certo, prima o poi l’ammucchiata finirà. E nel 2023, il capo dello Stato di turno non potrà proibirci di votare nel nome della profilassi. Ma di qui al 2023, la strada è lunga.
Gli interessi di Big Pharma
E c’è pure un altro elemento, aggiungiamo noi, che concorre alla congiura del sequestro
di persona: gli introiti di Big Pharma. Fate due conti. I potenziali clienti dell’immunizzante anti Covid sono circa otto miliardi, cioè gli abitanti dell’intero pianeta. E molti di loro, almeno in questa prima fase, dovrebbero ricevere due dosi. Parliamo di un business che, solo quest’anno, può arrivare a 100 miliardi di dollari. Per il 2021, Pfizer ha segnato a bilancio 15 miliardi di ricavi aggiuntivi. Moderna ha messo in cascina contratti per 12 miliardi.
È ragionevole pensare che queste industrie, che fanno affidamento su un’ampia rete di legalissimi lobbisti, non premeranno sui decisori politici, affinché prolunghino lo stato d’allerta, convincendo le persone della necessità di continuare a vaccinarsi anche nei prossimi anni? Perché arriveranno le varianti, o perché, come spiega il documento dell’ISS citato ieri da Max Del Papa, forse i vaccini non bloccano la trasmissione del virus? Qualche sera fa, da Bruno Vespa, lo accennava, nemmeno troppo timidamente, il nuovo ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini.
In fondo il lockdown, come le infrastrutture ai tempi di Mario Draghi, è ecosostenibile.

Per ottenere questo risultato, ovviamente, bisogna che la gente sia mantenuta in una
perenne condizione di angoscia: mai abbassare i toni, mai allentare il terrorismo mediatico.
L’emergenza dovrà proseguire pure a emergenza finita.
Chiudere è il rifugio dei deboli
È evidente che, in Italia, sarà fatale il mix tra gli interessi economici in ballo e la debolezza della classe politica. La quale – lo dimostra il caso tedesco, dove Angela Merkel, perse le elezioni, ha annunciato lockdown ad libitum dopo Pasqua – più è debole, più si aggrappa agli shock esogeni, per puntellare i propri friabili pilastri. Da questo punto di vista, Draghi sarebbe non il deus ex machina che sblocca l’impasse, bensì il paravento per l’autoconservazione degli incapaci.