I CHING – IL MORSO CHE SPEZZA – esagramma n. 2

243
L’I Ching è un antichissimo testo sapienziale cinese, composto di 64 esagramma, simboli costituiti di linee yang (intere) e yin (spezzate), capaci di raffigurare tutti gli stati e i mutamenti dell’universo. Chi ne apprende il linguaggio è in grado di accordare la propria vita all’armonia della Natura (il Tao), ottenendo così la vera Nobiltà dello Spirito.
Lo approfondiamo in questa rubrica curata da Alessandro Zanconato, autore del libro “Il morso che spezza” (ed. Passaggio al Bosco).

SUNN LA MINORAZIONE

sopra Kenn, l’Arresto, il Monte sotto Sui, il Sereno, il Lago

C’uên (Terra) è l’esagramma speculare al precedente C’iên, essendo composto di sei linee spezzate yin, che denotano femminilità, arrendevolezza, cedevolezza, oscurità, contrapposte alle qualità maschili di Cielo. La Terra, nella cosmologia cinese, è il principio ricettivo e passivo, che si lascia fecondare dal Cielo e produce tutti gli esseri. Il suo simbolo è una giumenta (p’in), che è citata nella sentenza come la “cavalla” docile, esemplare femminile di un animale che rappresenta le forze oscure, sotterranee e gestatrici dell’inconscio, necessario complemento alla luce della coscienza, così come la giumenta è l’animale speculare al drago del primo esagramma. Nel Tao Te Ching si allude a questa cavalla, chiamandola “femmina oscura”, la cui porta – la capacità generativa – è addirittura “radice del Cielo e della Terra”. La cultura cinese, pur essendo patriarcale, rispettava profondamente la femminilità, poiché amava la Vita che da essa si genera; esaltava le virtù della docilità, della cedevole flessibilità e della intelligente sottomissione alla Legge dell’universo (Tao), attribuendole anche al Saggio.

Una donna che sappia accettare la propria natura essenzialmente passiva e remissiva, ma non perciò priva di una dolce forza interiore – capace di influenzare il maschile e di completarlo fecondamente – era l’ideale delle società agrario-tradizionali. Ma, nella civiltà post-illuministica moderna, queste virtù sono quasi del tutto scomparse e la stessa figura femminile si è “mascolinizzata”, assumendo attitudini arroganti, aggressive e prevaricatrici. Alain de Benoist sostiene lucidamente che, con la scomparsa della figura tradizionale del Padre e Marito, si è eclissata anche quella della Madre e Sposa, confondendo i ruoli genitoriali ed alterando la formazione della personalità dei figli: se il Padre, infatti, simboleggiava la “Legge”, ossia il limite posto ai desideri sfrenati dell’inconscio infantile, la Madre esprimeva “il mondo degli affetti e dei bisogni”, a cui essa provvedeva. In una società nella quale il Padre si eclissa e le qualità femminili divengono onnipresenti, al bambino è consentito sfogare narcisisticamente ogni impulso, senza incorrere nei limiti imposti dalle proibizioni e dai veti paterni. Al tempo stesso, la madre non riesce più a gestire la corrente incontrollata dei desideri filiali alimentata dalla pubblicità consumista, perché il suo tempo domestico è stato drasticamente ridotto, dal momento in cui il capitalismo – per abbassare i salari e dissolvere la cellula familiare – l’ha inserita massicciamente nel ciclo produttivo, seducendola con il mito della “donna emancipata e in carriera”. Il vuoto morale e spirituale delle giovani generazioni nasce essenzialmente dalla duplice carenza delle figure maschili e femminili di riferimento.