Cristo è risorto! Grazie a Ponzio Pilato

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Abbiamo già precedentemente parlato della figura di Ponzio Pilato, ingiustamente passato alla storia come il responsabile diretto della morte del Cristo. Eppure il vicario di Roma in Palestina ha avuto una responsabilità forse anche maggiore, riconoscendo la Giustizia e non combattendo per essa, nel nome di Roma
Pur tuttavia riconoscendo nel revisionismo storico un’arma fondamentale contro le menzogne dei diktat della narrativa storiografica “ufficiale” (da sempre asserviti al compimento di trame ideologiche lontane da Verità e Giustizia), dobbiamo saper riconoscere nelle vicende storiche i segni della Divina Provvidenza.
Condividiamo oggi, le riflessioni di un nostro lettore scaturite dalla meditazione intorno ad un nostro vecchio articolo  – in parte discordanti dalle conclusioni cui giunse Rutilio Sermonti nel brano tratto dal libro di CinabroEdizioni  ma che comunque ne condividono il ruolo provvidenziale di questa figura. Nel bene e nel male.

Se Pilato non fosse stato un pusillanime, una volta riconosciuta l’innocenza di Nostro Signore Gesù Cristo dalle accuse mossegli e avvertendo che la sua vita era in pericolo, avrebbe dovuto porre la Sua Persona sotto la protezione di Roma. Così avrebbe fatto Giulio Cesare.
La funzione dell’ Impero è di esercitare la Giustizia ovvero garantire che l’agire umano sia conforme alla legge divina e sanzionarne le eventuali infrazioni. Altrimenti l’Impero non è! Roma nel corso della sua storia è sempre intervenuta in sostegno dei deboli minacciati che a lei facevano appello, anche se si trovavano al di fuori della sua diretta giurisdizione.
Una volta che Gesù fosse stato trascinato dai suoi nemici davanti ad un magistrato romano perché fosse giudicato, il suo destino passava nelle mani della giustizia romana; assolto Gesù da ogni accusa chiunque avesse osato attentare alla sua vita sarebbe stato punito. Qualora i caporioni del sinedrio, non accettando tale verdetto, avessero eccitato il popolo alla rivolta antiromana, la relativa tranquillità delle frontiere imperiali in tale periodo avrebbe consentito una tale concentrazione di forze da stroncare definitivamente ogni loro velleità ribellistica per i secoli dei secoli a venire.
Gesù, salvato in tal modo dai suoi nemici, non sarebbe stato crocifisso, ed in assenza del suo sacrificio, il cristianesimo non si sarebbe diffuso: non sarebbe stata quindi necessaria una nuova tradizione che subentrasse a quella greco-romana incarnata dall’Impero, perché quest’ultima avrebbe dimostrato la propria vitalità e la propria autocoscienza attraverso l’agire illuminato e lungimirante di una persona posta provvidenzialmente al governo della Giudea: ma così non è stato, avendo il Fato deciso altrimenti.
Dimostrando inettitudine all’esercizio della Giustizia e viltà di cuore, Pilato dapprima fa flagellare Gesù pur ammettendone l’innocenza nel vano tentativo di ammansire la plebaglia assetata di sangue e poi addirittura, del tutto succube della folla aizzata all’odio da abili mestatori, Lo fa condannare a morte. L’esorcizzante sceneggiata della lavata delle mani non può certo sottrarlo alla responsabilità di aver consapevolmente acconsentito all’assassinio di un Giusto investito di una missione divina.
Secondo l’ineluttabile “legge delle azioni e delle reazioni concordanti” che il suo scellerato operare mette in moto, la morte di Gesù non solo esige per compensazione quella dello stesso Pilato che infatti morirà suicida (come Giuda), ma come una maledizione si abbatte sulla stessa autorità imperiale da cui proveniva il potere che Pilato esercitava: a partire da Tiberio, tutti gli imperatori della famiglia Giulio-Claudia muoiono assassinati. Vien da pensare quanta lungimiranza dimostrasse Ottaviano nel volere impedire ad ogni costo che Tiberio gli succedesse sul trono imperiale… Tiberio che ciecamente avrebbe scelto proprio l’inadeguato Pilato per reggere le sorti della fatale Giudea.

Sergio