SCRIPTA MANENT – 20

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YSHU HNOTSRI WMLK HYHUDIM
IESUS NAZARENUS REX IUDAEORUM
Ἰησοῦς ὁ Ναζωραῖος ὁ βασιλεὺς τῶν Ἰουδαίων
Questa targa è conosciuta con il nome di Titulus Crucis e, secondo la tradizione, fu trovata da Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino, a Gerusalemme. «Una reliquia importantissima, senza dubbio, della quale ne resta solo una parte, e della quale è molto difficile provare la sua autenticità». Si trova a Roma, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Nel V o VI secolo fu probabilmente nascosta per proteggerla dalle invasioni barbariche e fu definitivamente portata alla luce nel febbraio del 1492 durante i lavori di riparazione della basilica.
Nella parte superiore dell’arco trionfale, sotto uno strato di intonaco, gli operai trovarono una mattonella con l’iscrizione
Titulus Crucis. Il luogo del ritrovamento è ancora visibile. Questa mattonella chiudeva una nicchia in cui era nascosta una cassetta di piombo nella quale era custodita una tavoletta. Anche se la parte destra e quella superiore sono molto deteriorate si può leggere chiaramente la parte iniziale delle iscrizioni in greco e latino mentre dell’iscrizione superiore, in ebraico, più logora, solo tre lettere sono leggibili. Le parole sono scritte da destra verso sinistra, secondo la tradizione semitica, e le lettere sono rovesciate, come se fossero viste in uno specchio [De Mattheis 2018].
Probabilmente si tratta di una copia, prodotta tra il X e il XII secolo, dell’iscrizione originale posta da Pilato sulla testa della Croce, di cui ci fornisce una dettagliata testimonianza il Vangelo di Giovanni (Gv. 19,19-22): «Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: ‘Il re dei Giudei’, ma: ‘Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei’”. Rispose Pilato: “Quel che ho scritto, ho scritto”».
L’iscrizione di cui parla San Giovanni è la famosa sigla INRI, in greco INBI, in ebraico YHWH. L’acronimo, che sta per il latino Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, significa appunto «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Il testo greco tramandato da San Giovanni recita
ησος Ναζωραος βασιλες τν ουδαίων, il cui acronimo INBI si rinviene sui crocifissi delle chiese ortodosse. Con le lettere ebraiche otteniamo ישוע הנוצרי ומלך היהודים che, come detto, si legge da destra verso sinistra. Queste lettere equivalgono alle nostre Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim che, vocalizzate, diventano Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim. Quindi, come per il latino si ottiene l’acronimo INRI e per il greco INBI, per l’ebraico si ottiene יהוה, YHWH.
Nel momento in cui i Giudei videro l’uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il Tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa, andarono su tutte le furie. Non poteva andar bene ai Giudei che YHWH fosse scritto lì, visibile a tutti, e provarono a convincere Pilato a cambiare l’incisione. «Ecco che la frase del procuratore romano “Quel che ho scritto, ho scritto” acquista un senso molto più profondo» [Di Luciano 2016]. San Giovanni ci mostra ancora una volta che Pilato è un romano e come tutti i Romani «sta alla sua parola» [Schulz 1934(1946)].
Sant’Agostino nelle
Omelie al Vangelo di Giovanni, 117 scriveva che Pilatus quod scripsit scripsit quia Dominus quod dixit dixit, «Pilato quello che scrisse scrisse perché Dio quel che disse disse» [Tosi 2017]. Attraverso la scrittura del fedele Pilato parla dunque Dio contro cui si scagliano invece i Giudei infedeli: «“Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha una colpa più grande”» (Gv. 19,11).
Fonti
  • Schulz, I principii del diritto romano, Monaco 1934, trad. it. a cura di V. Arangio-Ruiz, Firenze 1946.
  • Di Luciano, Sopra la croce di Gesù non era scritto solo INRI. Ecco il vero significato dell’iscrizione ebraica, in Il Timone 5 febbraio 2016.
  • Tosi, Dizionario delle sentenze latine e greche, Milano 2017.
  • De Mattheis, Il titulus crucis, in Reliquiosamente 13 maggio 2018.