Britannia nera!

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Che il simbolismo tradizionale partecipi attivamente al processo di trasmissione e affermazione dell’eternità e dell’immutabilità dei princìpi, è qualcosa di assodato. Tuttavia, è innegabile che oramai viviamo una società totalmente aliena a quella che poteva ancora considerarsi tradizionale, e questa alterità diviene sensibile e prorompente già sul finire del Medioevo; l’avvento di quel periodo osannato notoriamente come Rinascimento ne è una delle espressioni più lampanti. E a proposito di simbolismo, è facile notare come proprio nel periodo della “Rinascenza” si andò ad affermare pesantemente l’utilizzo delle allegorie in avvicendamento a quello dei simboli.
Comunque sia, oggi prendiamo spunto da queste riflessioni iniziali per accennare ad una notizia che ci ha fatto amaramente sorridere, cioè il lancio da parte della Royal Mint, la zecca britannica, di una serie limitata di sterline commemorative con la rappresentazione allegorica della “Britannia” come donna dai tratti somatici africani. In realtà la notizia in se poco ci interessa e ancora meno ci tange, ma è interessante andare a leggere le motivazioni rilasciate per questo evento, emblematico monito alla confusione oramai imperante e per certi versi irrecuperabile.
Leggiamo infatti che il direttore della divisione commemorativa della Royal Mint, Clare Maclennan, ha spiegato come ormai fosse giunto il momento di aggiornare l’immagine della Britannia, sottolineando come quest’ultima “è un simbolo duraturo del popolo, e man mano che la nazione si evolve è giusto che anche la sua immagine evolva”, e che la Royal Mint “continuerà a esplorare la diversità e rifletterà una Gran Bretagna che continua a innovarsi ed evolversi”. Interessante anche il commento dell’artista che ha progettato la nuova moneta, PJ Lynch, il quale ha affermato di voler raffigurare Britannia con un aspetto “forte, risoluto e attraente”.
Insomma, un “simbolo” che viene considerato duraturo ma che però deve evolversi, mutare, con lo stesso ritmo e con lo scopo di riflettere la società che muta e si “evolve”. Capite da voi che è un po’ un corto circuito in termini, anche perché se questo fosse il paradigma universale e originario in merito al simbolismo, non sarebbe nient’altro che il riflesso e la proiezione dell’Ego e delle dinamiche più spicciole e terrene dell’umanità. Il simbolo vero, tradizionale, come abbiamo già detto in apertura, veicola e afferma, incarna, le verità e i principi universali più alti e trascendenti, immutabili e divini.
Forse più giusto parlare di allegoria quindi? Non lo crediamo, anche se sul piano teorico l’immagine della Britannia può essere considerata una allegoria, ma è anche vero che ancora nel medioevo, άλλεγορία e σύμβολον erano considerati termini sinonimi. Va comunque detto che il cosiddetto “allegorismo”, ad un certo punto diviene completamente arbitrario e soggettivo, infatti, dal Rinascimento in poi (generalizzando) bisogna purtroppo saper fare una grande opera di discernimento, in quanto il margine concesso all’interpretazione individuale si amplia così tanto da vanificare spesso la rappresentazione stessa, le arti figurative ne sono un esempio lampante.
In generale si deve riconoscere che i simboli, e in parte anche le allegorie quando andavano di pari passo, sono una forma espressiva dal valore universale, sia perché il loro senso profondo è in qualche modo incorporato sin dall’origine nella loro stessa struttura, sia perché i simboli più importanti sono effettivamente comuni a tutte le forme tradizionali. Dumézil scriveva: «Un giorno bisognerà pure ricollocare al giusto posto nella storia delle religioni la nozione oggi così svalutata, e tuttavia capitale, di simbolo», che poi a fondamento di ogni simbolismo sta la dottrina metafisica, dottrina universale «essendo per essenza al di là di ogni forma e di ogni contingenza », lo ricorda Guénon.
Non ci addentriamo oltre nel merito di questa notizia, che lascia secondo chi scrive molti spunti di riflessione, alcuni anche facilmente contestualizzabili per quelle che sono le situazioni “calde” socio politiche attuali; tuttavia, per quanto non siamo certo gente affezionata alla perfida sterlina inglese, un po’ dispiace vedere come anche questa piccola eredità di Roma (la rappresentazione classica della Britannia sulle monete, già dai tempi di Carlo II se non prima, deriva da quella presente per la prima volta sulle coniazioni imperiali di Adriano) sia stata così tristemente alterata.

(Tratto da Ilgiornale.it) – La Zecca reale ha lanciato una nuova moneta che raffigura la Britannia, la donna guerriera che simboleggia la Gran Bretagna, come una donna di colore.

Accade nel Regno Unito dove, per la prima volta, la Zecca Reale britannica (Royal Mint) ha reso nota la nuova raffigurazione di una moneta coniata in edizione limitata che rappresenta l’icona nazionale Britannia come una donna di colore. Come riporta il Sun, le monete sono ora disponibili per l’acquisto sul sito web della Royal Mint nella sua gamma “Premium Exclusive”. I prezzi partono da 62,50 sterline per una moneta d’argento, fino alla cifra record di 70.275 sterline per una moneta d’oro da un chilo con un valore nominale di 1.000 sterline. Poiché sono monete da collezione, la Royal Mint non le metterà in circolazione. Britannia è stata raffigurata nel corso dei secoli su molte monete, già in epoca romana, oltre 2.000 anni fa. La sua figura fu abbandonata quando i romani lasciarono la Gran Bretagna, ma apparve di nuovo durante il regno della regina Elisabetta I, nel XVII secolo. Più recentemente è apparsa sulla moneta da 50 pence nel 1971, quando il Regno Unito è passato alla coniazione decimale, e compare anche sull’attuale moneta da 2 sterline.

La nuova Britannia nera simbolo della “diversità”

Perché tale decisione? Ovviamente nel nome del “progresso” e della modernità, sempre più multiculturale e meticcia. Il direttore della divisione della moneta commemorativa della Royal Mint, Clare Maclennan, ha infatti spiegato che era giunto il momento di aggiornare l’immagine della Britannia, sottolineando che quest’ultima “è un simbolo duraturo del popolo, e man mano che la nazione si evolve è giusto che anche la sua immagine evolva”. Ha aggiunto che la Royal Mint “continuerà a esplorare la diversità e rifletterà una Gran Bretagna che continua a innovarsi ed evolversi”. L’artista che ha progettato la nuova moneta, PJ Lynch, ha affermato di voler raffigurare Britannia con un aspetto “forte, risoluto e attraente”, auspicando che i suoi lineamenti “riflettessero qualcosa della diversità del popolo britannico nel 21° secolo”. La decisione di raffigurare Britannia come una donna di colore non nasce per caso. L’anno scorso, infatti, la Royal Mint ha annunciato un impegno a garantire di rappresentare una “maggiore diversità” (etnica e culturale) sulle monete britanniche, lanciando un nuovo pezzo da 50 centesimi con le parole “Diversity built Britain” e con circa 2,5 milioni di monete messe in circolazione.

L’immagine di Britannia apparve per la prima volta sulle monete romane coniate al tempo dell’imperatore Adriano, nel II secolo dopo Cristo, raffiguranti una donna che portava una lancia e uno scudo. Nella Gran Bretagna del 2021, sempre più multiculturale, diventa una donna di colore. Non sia mai che anche le monete vengano tacciate di razzismo.