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L’ecologismo idiota uccide il Ciclismo

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Il ciclismo è uno sport altamente educativo: fatica, sacrificio, impersonalità tra freddo pungente, caldo atroce e distanze interminabili.
Il ciclismo è anche uno sport umano: corre tra le strade delle città e dei paesi, nelle vie di tutti i giorni e soprattutto nei centri abitati meno conosciuti, facendo – appunto – conoscere luoghi straordinari e bellissime prospettive.
Poi, il ciclismo è un album di quadri meravigliosi: scene di fatica, sguardi di grinta e furore, pennellate di solidarietà e amicizia.
Tra queste immagini, un rito bellissimo è quello del ‘lancio della borraccia’: i campioni che sfilano per le strade piene di gente regalano le borracce ai tifosi che li incitano, come un cimelio, un segno da ricordare. Le lanciano dalla strada, con la bici in corsa, e i tifosi ‘lottano’ per averne una.
Ma tutto questo, grazie all’ecologismo idiota dei nostri giorni – quello di Greta Thunberg e del suo seguito di lobotomizzati, dagli studenti sinistroidi ai politici dell’ipocrisia -, rischia di sparire: il ‘rito’ della borraccia è stato messo fuorilegge. Eh sì: troppa plastica, rischio di inquinamento e maleducazione ambientale. Così pare… Meglio conservare le borracce e smaltirle negli appositi contenitori, secondo lorsignori. La pena è esemplare: si arriva fino alla squalifica! Che stupidaggine! Come tutti i veri ciclisti e i campioni del ciclismo confermano: il ‘rito’ della borraccia è l’anima del rapporto tra il ciclista e il suo pubblico
Così, con una norma stupida e che capisce solo chi l’ha pensata e chi l’ha ideata, si sottraggono agli appassionati le gioie e le emozioni di prendere una borraccia al volo. Ma così, almeno, i tecnocrati legiferanti accontentano i nuovi signori dell”ecologicamente corretto’, che con la loro energia elettrica ‘tanto buona’ affamano l’Africa in cerca delle materie prime per le batterie.
Sarà che forse questa gente in bici non ci sa andare e non ha ancora tolto le rotelline di sostegno alla bici?

(tratto da repubblica.it) – Ciclismo, vietato lanciare borracce ai tifosi. Ma i corridori insorgono: “E’ un rito in gara”. Lo vieta l’Uci dal primo aprile. Ma la misura per alzare la soglia della responsabilità ambientale delle due ruote non è per nulla condivisa dagli atleti. Davide Cassani: “Non è giusto squalificare un corridore, si tratta di un gesto per far felice qualcuno”. Chris Froome: “Ridicolo”. Claudio Chiappucci: “Eccessiva, è un cimelio”

Fausto Coppi la passava a Gino Bartali (o viceversa, mai si è capito come sia andata) sul Col du Telégraphe al Tour de France del 1952. Nello scatto storico la protagonista insospettabile era una borraccia, un oggetto di culto che tanti campioni in sella hanno lanciato ai tifosi come souvenir. Non accadrà più. Piuttosto, bisognerà smaltirle nelle green zone, oppure consegnarle agli assistenti di squadra sul ciglio della strada nei punti di rifornimento della gara. La norma, in vigore dal 1 aprile, varata dall’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) che impedisce ai corridori di lanciare le borracce (e qualsiasi tipo di oggetto o rifiuto) ai tifosi sulla strada durante le competizioni, ha provocato una mobilitazione nel mondo del ciclismo, colpito nella sua simbologia.

La misura voluta dall’Uci per alzare la soglia della responsabilità ambientale delle due ruote non è per nulla condivisa dagli atleti. Il caso scatenante è stata la squalifica al Giro delle Fiandre dello svizzero dell’AG2R Michael Schar per aver lanciato a terra (invece che nella zona di competenza) la sua borraccia, affinché fosse raccolta da un gruppetto di tifosi. La questione è ancora sul tavolo, anche se l’Uci ha deciso di rivedere le sanzioni: per le gare di un giorno, la prima infrazione porterà a una multa e riduzione punti nella classifica Uci e solo la seconda infrazione produrrà una squalifica. Per le corse a tappe, multa alla prima infrazione con deduzione di punti Uci, penalità di tempo (un minuto) per la seconda infrazione, alla terza ecco la squalifica. Dunque, un primo passo in avanti, che ha tenuto conto della  posizione del sindacato del ciclisti che chiedeva una soluzione, tenendo conto anche dell’abitudine dei corridori a lanciare la borraccia mentre sono in gara.

Lo stesso Schar, dopo la squalifica ricevuta, ha scritto una lettera aperta all’Uci, spiegando che dal lancio di una borraccia da parte di un corridore, nel Tour de France del 1997, ha avuto inizio il sogno di diventare un ciclista professionista. Il corridore elvetico ha anche proposto un piccolo adattamento alla regola, consentendo ai corridori di lanciare le borracce solo nelle zone dove sono presenti gli spettatori. “Sono contro anche all’ammenda ai corridori, tante volte si è visto, anche in tv, che i ciclisti lanciano la borraccia ai tifosi affinché diventasse per loro un ricordo, un cimelio da portarsi a casa – spiega il commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo, Davide Cassani -, non era giusto squalificare un corridore per la borraccia ai tifosi, piuttosto è un gesto per far felice qualcuno”.

Oltre al ct della nazionale, in appoggio a Schar si sono schierati diversi ciclisti, tra cui Chris Froome, quattro volte vincitore al Tour de France,  che su Twitter ha definito “ridicolo” il divieto imposto dall’Uci, rilanciando un filmato in cui si nota il suo lancio della borraccia a un tifoso durante una gara in Spagna di fine marzo. Insomma, condivisione del ciclismo sport ecosostenibile, ma applicazione del buonsenso, piuttosto che norme punitive.

La misura anti-borracce al pubblico non è piaciuta neppure a Claudio Chiappucci, più volte sul podio nella classifica finale al Giro d’Italia e al Tour de France negli anni Novanta, idolo sulle strade, soprattutto nelle tappe in salita: “E’ eccessiva, comprendo benissimo l’esigenza di lanciare segnali e azioni concrete per la tutela dell’ambiente ma la borraccia è un pezzo importantissimo della storia del ciclismo, è un simbolo. Già i tifosi sono in fuga dal ciclismo, perché sport non molto legato all’evoluzione tecnologica, ora ai tifosi togliamo anche le borracce? Assicuro inoltre che le borracce lanciate dai corridori non restano in terra, anzi sono preda dei fan che vogliono cimeli da portarsi a casa”. Per Chiappucci la soluzione potrebbe essere “la borraccia biodegradabile, una buona idea per il ciclismo che tiene conto delle esigenze ambientaliste e per i tifosi, che non perderanno un pezzo di storia delle due ruote”.