Don Chisciotte: “Ho in dispregio la ricchezza; ma l’onore no”

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Presso la corte dei duchi che hanno invitato Don Chisciotte per ridere della sua ‘pazzia’ è presente un prelato, poco incline al rispetto. Ha appena rivolto ingiurie e deriso Don Chisciotte, chiamandolo ‘citrullo’, stigmatizzando la sua presunta incapacità di comprendere la realtà, vivendo in un mondo immaginario. Ecco la risposta del nostro eroe, lui sì capace di ‘vedere il mondo’, stanco di quel piattume razionale e desideroso di incarnare Coraggio e Amore:
“E’ egli forse vano assunto o è tempo male impiegato quello che si spende in vagare per il mondo, non già a cercare i diletti ma i travagli, attraverso i quali i buoni ascendono al soglio dell’immortalità? Se mi avessero ritenuto un babbeo i cavalieri, i magnifici signori, i nobili, le persone di alti natali, lo avrei reputato oltraggio irreparabile; ma che mi ritenga per scimunito gente letterata, che non ha mai preso né battute le vie della cavalleria, non me ne importa un picciolo: cavaliere sono e cavaliere morrò, se piace all’Altissimo. Vanno taluni per i larghi piani dell’ambizione superba; altri per le comode vie dell’adulazione bassa e servile, altri per quelle dell’ipocrisia ingannatrice, e alcuni per quelle della vera religione; io invece, condotto dalla mia stella, vado per lo stretto sentiero della cavalleria errante, e per seguirne la professione ho in dispregio la ricchezza; ma l’onore no. Io ho riparato offese, raddrizzato torti, punito arroganze, vinto giganti e sterminato mostri. Io sono innamorato, ma non per altro ma perché bisogna che i cavalieri erranti siano innamorati; e pur essendo tale, non sono già di quelli sensuali, bensì di quelli platonici e casti. Sempre rivolgo le mie intenzioni a degni scopi, cioè di far bene a tutti e male a nessuno. Se colui che questo si propone, se colui che questo fa, se colui che di questo ha fatto la sua missione, merita esser chiamato citrullo, lo dicono le Vostre Altezze, duca e duchessa colendissimi.”