USA in fuga dall’Afghanistan

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Il suolo ed il popolo afghano hanno reclamato ancora una volta il loro tributo di sangue: un altro impero è in fuga, sconfitto dalla resistenza di questo fiero popolo. Il presidente americano Joe Biden ha infatti annunciato il ritiro di tutti i soldati americani dal suolo afghano. Dopo la guerra del Vietnam ecco che, ancora una volta, un esercito materialmente e militarmente inferiore ha sconfitto l’esercito più forte del mondo. Con 74 miliardi di dollari spesi dall’inizio della guerra e ben 2.178 morti (senza contare le perdite degli alleati, di cui pure l’Italia ha pagato un tributo di sangue di 53 uomini caduti sul campo) e 19.650 feriti, l’occupazione dell’Afghanistan non si può che definire come una sconfitta su tutti i fronti.
L’Afghanistan venne invaso dall’esercito americano subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle e prima dell’invasione dell’Iraq. Era il mese di novembre del 2001, ed ora, ben 20 anni dopo, l’esercito più potente del globo terrestre ha deciso di fuggire sventolando bandiera bianca. Non lo ammetteranno mai, ma di questo si tratta: una fuga travestita da “ritirata strategica”. Gli obiettivi americani erano molteplici: scovare Bin Laden, distruggere Al Qaeda e i Talebani (ex-alleati contro i comunisti), instaurare la democrazia – la loro democrazia- e magari controllare il proficuo traffico di oppio di cui l’Afghanistan è uno dei massimi esportatori. In prospettiva solo due di questi obiettivi sono stati raggiunti, la morte di Bin Laden, che poi si trovava in Pakistan e nemmeno in Afghanistan, insieme alla distruzione di Al Qaeda.
Cosa accadrà ora? Con la fuga di America e alleati – comprese le nostre truppe – il governo afghano farà fatica a stare in piedi. La corruzione dilaga e il popolo è da sempre a fianco dei Talebani. Infatti americani ed europei sono sempre stati visti come forze d’invasione e mai come “liberatori”, come è stato propagandato a lungo da certa stampa occidentale.
Da qui a non molto osserveremo il ritorno al potere dei Talebani, che hanno combattuto e combattono da sempre gli invasori che credono di poter dominare senza problemi la loro terra, conosciuta dagli storici come “Graveyard of Empires”, “cimitero degli Imperi”.
Ed un’altra grande potenza si aggiunge al novero di chi è stato sconfitto sulle vette dell’Hindu Kush.

(tratto da internazionale.it) – Gli Stati Uniti vogliono sfuggire alle loro responsabilità in Afghanistan

Gli Stati Uniti sostengono di voler salvaguardare i progressi fatti negli ultimi vent’anni in Afghanistan, ma vogliono anche sfuggire ogni responsabilità nei confronti del paese, come dimostrano le ultime osservazioni del presidente Joe Biden e la sua decisione di ritirare le truppe dal paese.

Biden ha dichiarato che la ragione per cui gli Stati Uniti e i loro alleati sono entrati in Afghanistan non serve più a giustificare la loro presenza nel paese. Il presidente ha ignorato il fatto che gli Stati Uniti hanno scelto di presentare l’intervento come una missione di liberazione.

Quindi, in un momento storico così critico, è lecito chiedersi: sono stati davvero fatti dei progressi negli ultimi vent’anni? E l’Afghanistan sarà in grado di gestire questi progressi dopo che gli Stati Uniti se ne saranno andati? Era fondamentale mostrare al popolo afgano ciò che la democrazia poteva offrirgli e quale sarebbe stato il suo peso all’interno del nuovo ordine. Ma questo non ha frenato lo storico accumulo di ricchezza e di potere nelle mani delle élite, che anzi ne sono uscite rafforzate.

Il problema reale

Gli Stati Uniti hanno sempre mantenuto il governo dell’Afghanistan sull’orlo del collasso e in stato di assoluta dipendenza, perché non dimenticasse chi comandava davvero. La strategia di Washington di buttare soldi nelle vicende politiche interne al paese ignorando le questioni fondamentali ha ulteriormente esacerbato l’opposizione al governo espressa dalla popolazione delle aree rurali.

Ne sono esempi lampanti i tentativi di ricucire compiuti dagli inviati statunitensi dopo le ultime due elezioni presidenziali. Laddove le nuove democrazie, con il tempo, evolvono e i loro processi elettorali diventano più fluidi, la nostra continua a diventare sempre più vergognosa e corrotta. Ma anche i governi che imbrogliano per salire al potere non fanno un lavoro migliore.

I taliban non sono nati nel vuoto, e sono stati accolti a braccia aperte dal popolo afgano

I taliban non hanno avuto bisogno di dimostrarsi migliori del governo. Gli è bastato sabotare qualsiasi parvenza di stato che stava tentando di mettersi in piedi. La corruzione dilagante ha confermato la loro descrizione del governo, definito uno stato senza dio. Qualsiasi futuro accordo politico coinvolgerebbe le stesse élite che hanno contribuito al fallimento del sistema attuale. Che speranza d’integrazione sociale potrebbe esserci, se gestita da individui così corrotti quando i bilanci e i programmi non raggiungono i loro obiettivi?

L’insurrezione e la violenza erano solo sintomi del problema reale. I taliban non sono nati nel vuoto. In passato sono stati accolti a braccia aperte dal popolo afgano, e nulla è stato fatto per cambiare questa mentalità. L’ideologia strutturale che ha permesso la nascita dei taliban è ancora presente. La mentalità della folla che si è riunita per vedere una donna frustata per adulterio a Herat qualche giorno fa, due decenni dopo l’intervento americano, è la prova di come il progresso sbandierato sia arrivato solo all’interno di sacche ristrette delle grandi città, e non sia mai riuscito a diffondersi.