Il Valzer degli spioni

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Eh si, perché in questi giorni un “Twitt” del famoso attore Alessandro Gassmann ha toccato un nervo scoperto, anzi scopertissimo di questo nostro tempo: la delazione.
“Sai quelle cose di condominio quando senti in casa del tuo vicino, inequivocabilmente il frastuono di un party con decine di ragazzi? hai due possibilità: chiamare la polizia e rovinarti i rapporti con il vicino, ignorare e sopportare, scendere e suonare”. Questo è il dubbio che Gassmann ha esternato apertamente, forse seguito anche da una qualche “telefonata anonima” alla centrale? Non ci è dato sapere e non ci interessa, fatto sta che ci sembra veramente utile ribadire brevemente alcuni concetti già espressi in passato su queste pagine, soprattutto perché altri hanno preso la palla al balzo per supportare, accettare o rendere più giusta la posizione di chi fa lo “spioni-covid”.
Ci riferiamo soprattutto alla testata Wired.it , che nel loro articolo “Non date a Gassmann della spia della Stasi: è tutto il resto che non funziona” si comportano proprio da bravi e obbedienti pedine del sistema. Wired ha molto seguito, sono degli Influencer diremmo, soprattutto fra gli studenti universitari e in generale i ragazzi di 20/30 anni, e promuove una visione del mondo agli antipodi di quella che noi generalmente definiamo “Tradizionale”.
Riportiamo e commentiamo alcuni stralci del suddetto articolo:
«Quello che le persone non possono sopportare è infatti il cortocircuito quotidiano. Sentirsi dire in tv da Roberto Speranza, Massimo Galli e Gianni Rezza una cosa, e vedere che nella loro città, nelle loro piazze, nel loro condominio le cose funzionano pacificamente in un modo (troppo) diverso. Questo condurrà un numero sempre maggiore di italiani a non aderire alle misure, spingendole a rosicchiare spazi di sicurezza – perfino in buona fede, non siamo tutti virologi – alle diverse attività. E a creare buchi in quella “teoria del formaggio svizzero” dove passerà il contagio. Ma, dall’altro lato, mortificherà chi invece quelle norme, magari considerandole in gran parte inutili o esagerate, continua tuttavia a seguirle in modo stringente.
La realtà è che molti, a proprio rischio s’intende ma anche a rischio altrui, stanno facendo quasi la propria vita di prima: le palestre invitano i clienti a iscriversi in massa ai gruppi agonistici per potersi comunque allenare, le persone organizzano pranzi e cene in casa, nei giardini, dove preferiscono, la socialità torna violentemente ad ammaliarci; le eccezioni sono talmente tante che ciascuno ne ha più d’una a disposizione, e chissà chi controllerà mai quelle centinaia di milioni di autocertificazioni.
Insomma, è troppo facile dare del delatore a qualcuno che non riesce ad accettare – per sé ma anche per un senso di dignità e sicurezza generale – violazioni enormi, palesi e spudorate come pare fosse quella che coinvolgeva Gassmann. Spioni no, ovviamente, e neanche paranoici quando si tratta di sciocchezze. Ma neppure fessi agli occhi degli altri e dello Stato. Non siamo la Cina, insomma, ma neanche la Tanzania, dove il Covid non esiste per volontà governativa.»
Avete capito quindi quale è il vero problema? Toni melliflui e fintamente concilianti, ragionevoli, ma alla fine il problema siete voi che volete la vostra vita normale! No,” New Normality”, dovete abituarvi e accettarlo, ecco il vero pensiero di costoro. “Chissà chi controllerà mai quelle autocertificazioni…noi le facciamo e nessuno le controlla”, è proprio un mondo ingiusto per chi rispetta le regole rinunciando al proprio pensiero critico. Ma bisogna dirle certe cose, sia mai che l’uomo si risvegli dal torpore e “la socialità tornì violentemente ad ammaliarci”.
Non aggiungiamo altro, credo che si commenti da solo, però riportiamo ancora qualcosa che ci ha fatto sorridere:
«Gliene hanno dette e scritte di tutti i colori, all’attore e regista romano, dandogli soprattutto del delatore. Non ha resistito neanche Enrico Ruggeri, che gli ha scritto il seguente tweet: “Grande attore e regista… con un po’ di nostalgia per i tempi andati della Germania Est…”. Il cantante si è difeso spiegando che si trattava di una battuta che gli avrebbe fatto a cena, di persona, e di cui su Twitter si perde ogni misura (vero). Se mi avessero dato dell’ufficiale della Stasi io, però, un po’ mi sarei arrabbiato. E non so se ci andrei più a cena, con chi l’ha fatto nel pieno di uno shitstorm
Beh, concludiamo solo dicendo che a Noi, Enrico Ruggeri è sempre piaciuto.
PS: Ecco dei passaggi, alcuni di questi già pubblicati in modo simile su d’un nostro articolo precedente, i quali danno alcuni riferimenti interessanti e ben si inseriscono nel nostro discorso.