Utili miliardari e niente tasse: volano le Big Tech

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Con ricavi miliardari, quotazioni in borsa in ascesa, niente tasse da pagare e miliardi di utenti da soddisfare, le cosiddette “Big Tech” non arrestano la loro ascesa economica. Note nel mondo anglofono col nome di “Grandi Quattro” (Big Four) o “Grandi Cinque” (Big FIve), in Italia a volte sono indicate con l’acronimo GAFAM; stiamo parlando di Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft, i grandi colossi di Internet. Sono aziende private che, volenti o nolenti, hanno il potere tecnologico ed il peso politico di cambiare il corso dell’economia e zittire il Presidente degli Stati Uniti stess (vedesi il caso Trump). Queste diverse multinazionali, sebbene concorrano fra di loro in numerosi settori, si spartiscono in verità il dominio di Internet. Le Big Tech sono aziende colossali, a cui è ormai impossibile fuggire a meno che non si tenti di creare piattaforme rivali.
Fra queste a tirare il carro è ormai da anni Amazon di Jeff Bezos che è inarrestabile e, pandemia o meno, proprio quest’anno realizza il miglior trimestre della sua storia con ricavi da 108,5 miliardi di dollari. Stiamo parlando di un’azienda colossale, che ha interessi in qualsiasi tipo di commercio virtuale o fisico in tutto il globo. Grazie ai confinamenti e alle quarantene, Amazon, facendo leva sul suo ruolo di “corriere” ha continuato a lavorare in piena pandemia, superando di conseguenza, mese dopo mese, ogni record precedente. Non è dunque un caso che il suo creatore, Jeff Bezos, sia l’uomo più ricco della terra.
I motivi per cui questi colossi di internet sono diventati fra le multinazionali più potenti della terra sono diversi e complessi. La continua innovazione, l’uso sapiente di internet, l’aver creato piattaforme multifunzionali insieme a nuovi tipi di mercati globali sono fra i punti di forza delle Big Five, unito, sicuramente, al fatto che pagano pochissime tasse, di cui la maggior parte negli USA. Quando si parla di questo tipo di colossi si tende d’altra parte a dimenticare gli effetti sull’economia reale, sulle persone, sulle piccole e medie imprese.
Amazon infatti distrugge il commercio. Amazon distrugge i piccoli negozi, le piccole boutique, gli artigiani ed il commercio al dettaglio. Così come l’idea del grande Ipermercato, o Supermercato, ha distrutto il commercio del quartiere, sostituendosi ai fornai, ai macellai, ai pescivendoli i fruttivendoli e le drogherie; così Amazon si sta lentamente sostituendo alle librerie, i negozi di informatica e di prodotti non alimentari. Amazon, e quelle piattaforme che offrono un servizio simile, stanno praticamente distruggendo il tessuto commerciale dei quartieri, delle piccole, medie e grandi città. Perché l’uomo moderno dovrebbe alzarsi dal divano per cambiarsi, uscire di casa, andare in libreria e comprare dei libri quando può comodamente ordinarli dal suo divano e riceverli a casa il giorno dopo? Perché vivere davvero quando si può fare tutto in maniera “smart”, interconnessi con il mondo digitale?
Come sempre qui non si vuole fare la ramanzina; ma piuttosto alimentare, riaccendere e nutrire una riflessione più profonda. Che Amazon ci sia o meno questo è ormai inevitabile, ciò che deve cambiare è l’uso che l’Uomo o la Donna possano fare di esso, del rapporto che possono instaurare con questi colossi di Internet. Ciò che è vitale è vivere e far vivere la propria città, il proprio quartiere, la propria via. Acquistare prodotti dai negozi sotto casa vuole dire nutrire diverse famiglie, vuol dire far parte di un commercio reale. Un commercio che non arricchisce miliardari statunitensi dalle pance piene, ma famiglie intere che, come noi, lavorano per pagare le bollette, per crescere delle famiglie, per vivere degnamente e dare un futuro ai propri figli.

(Tratto da ansa.it) – Riaperture e fine lockdown non pesano, Amazon record
Il miglior trimestre della sua storia. Amazon archivia i primi tre mesi del 2021, quelli dell’allentamento delle restrizioni per il Covid, con ricavi in crescita del 44% a 108,5 miliardi di dollari.
L’utile netto è più che triplicato a 8,1 miliardi di dollari, o 15,79 dollari per azione. Risultati che fanno impallidire le previsioni degli analisti che scommettevano su un fatturato di 104,5 miliardi e un utile di 9,69 dollari.
I conti mostrano come nonostante le riaperture Amazon continua a macinare utili e ricavi, così come continuano a farlo gli altri colossi di Big Tech. Da Apple a Google, da Microsoft a Facebook tutti hanno riportato risultati decisamente sopra le attese.
Non convince invece Twitter: la società che cinguetta batte di misura le previsioni del mercato ma non convince e a Wall Street perde il 10% nelle contrattazioni che seguono la chiusura del mercato. A deludere sono le stime per il secondo trimestre, che si rivelano sotto le attese. Twitter prevede infatti ricavi fra i 980 milioni e l’1,08 miliardi. Amazon invece non delude neanche sulle previsioni per il trimestre in corso, per il quale stima ricavi fra i 110,0 e 116,0 miliardi, oltre le attese.
Se si concretizzeranno si tratterà del terzo trimestre consecutivo con un fatturato sopra i 100 miliardi. “Due delle nostre creature hanno ora 10 e 15 anni e stanno crescendo”, afferma Jeff Bezos, l’amministratore delegato di Amazon riferendosi ai primi dieci anni di Prime Video e ai 15 di AWS, che ormai è al centro della crescita del colosso nonostante il rallentamento recente di fronte all’ascesa del cloud di Google e Microsoft.
La pandemia ha consacrato il successo di Amazon, il cui dominio nelle vendite online si è rafforzato. Il successo ha però acceso anche il faro delle autorità sulla società, sempre più nel mirino anche perché di proprietà dell’uomo più ricco del mondo, Bezos, uno di quei paperoni chiamato da Joe Biden a fare la sua parte e pagare più tasse.