La Miccia, BASTA FIFA SCENDIAMO IN CAMPO!

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Siamo sopravvissuti a questo lungo anno di “chiusura totale”. Non ci siamo fatti distruggere dalle paure o dalla depressione che i media e le dichiarazioni di politici e medici in TV avrebbero voluto infonderci. Siamo rimasti vivi anche quando le nostre giornate si erano drasticamente ridimensionate alle quattro mura della camera da letto e ai pixel luminosi che ci bruciavano gli occhi. Abbiamo fatto il possibile per rimanere integri: come musicisti in preda ad una crisi creativa, abbiamo continuato ad allenarci e accordare i nostri strumenti, mantenendo le corde sempre tese e pronte a suonare, pronte a quell’idea fulminante, pronte a tornare a far vibrare i cuori e le anime con armonie nuove ed evocative.
 

 

Il sistema ha trovato la strategia per impedire alla gioventù di prendere coscienza degli attacchi che sta subendo e così, dopo averla afflitta con DAD e chiusura totale (detta lockdown per indorare la pillola), offre la ‘zona gialla’ come una valvola di sfogo esistenziale.

Ma non abbiamo abboccato all’amo.

Per noi questo “colore” è solo il visto per tornare a gridare nelle orecchie dei nostri coetanei addormentati che, tra un aperitivo, una cenetta all’aperto e un’uscita con gli amici, si illudono di riempire il vuoto di un anno di privazioni e “sacrifici” per la pandemia.

Esattamente come un prigioniero che si paralizza di fronte alle sue colpe e invece di riscattarsi e migliorarsi, di affrontare sé stesso per superare i suoi limiti, colma i suoi rimorsi con l’accettazione passiva della sua prigionia senza produrre niente di buono, per se stesso e il mondo che lo circonderà.

Lo slogan del torneo, “ci avete fatto DUE PALLE COSÍ”, non è stato scelto a caso. Ci siamo rotti davvero le palle di essere schiavi delle paure, dei dpcm, dei colori da semaforo, del coprifuoco senza senso e dei lockdown a singhiozzo che attraverso i paroloni di quei cinici controllori di dati e di euro istruiti da Bruxelles ci vengono imposti.

 
 
È così che è nata l’idea di tornare a sudare all’aperto, a sbucciarsi le ginocchia, a gioire di una palla messa in rete. Ma non come qualsiasi altro gruppetto di amici, spinti dalla noia o dal bisogno di riempire le proprie giornate: ma con lo spirito di tornare a guardare in faccia nuove persone, creando amicizie attraverso un pomeriggio di serenità, per tornare a capire che la vita non è solo un meccanismo di impegni lavorativi o scolastici, seguiti da costose ferie programmate o aperitivi chic per apparire in una storia Instagram.
 

L’unica prerogativa per migliorare la propria vita è la RICERCA di nuovi confronti, di nuove anime, di nuove situazioni che ci mettono alla prova. E’ il superare le sfide con consapevolezza, e coltivare qualcosa che non sia basato solo su l’economia o sul proprio piccolo profitto.

È questo lo spirito che ha mosso il torneo di calcetto contro il lockdown. Dall’ideazione alla diffusione nelle strade e nelle proprie vite, fino al campo di gioco. Tre ore di vita e di gioia in cui sono state messe da parte paure e timidezze. In fondo…cos’era?! Solo un calcetto!

Probabilmente, altri ragazzi erano a pochi metri da noi a fare attività fisica nello stesso modo; ma non con lo stesso spirito.

Noi saremo ancora in strada, fra la gente, a dimostrare che ribellarsi, in realtà, è un gioco da ragazzi. È una risata, un’idea libera, una volontà di ferro a VIVERE e non conservarsi come mummie.