Rigenerazione Evola | L’opera di Guénon commentata da Corrado Rocco (seconda parte)

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A cura della redazione di RigenerAzionEvola


Torniamo ancora al nostro Speciale 2021 dedicato a René Guénon, con la seconda parte dell’introduzione a firma di Corrado Rocco alla prima storica edizione italiana di “Considerazioni sulla Via Iniziatica” del 1949, dal medesimo autore tradotta per le Edizioni Fratelli Bocca di Milano. Come abbiamo ricordato in occasione della pubblicazione della prima parte di questo saggio, in cui viene sinteticamente ma efficacemente ripercorsa l’opera di Guénon – fino, ricordiamolo, al 1947, anno di redazione di questo scritto, quando il metafisico di Blois era ancora presente fisicamente in questo mondo – Rocco fu un acuto studioso di esoterismo della prima metà del Novecento, in contatto con lo stesso Guénon, del quale tradusse altre opere. Puntuale, essenziale, in grado di tratteggiare con acume e con un linguaggio molto efficace l’opera di Guénon, nonchè di fornire al lettore dei preziosi chiarimenti dottrinari, in questa seconda parte Corrado Rocco colpisce, tra le altre cose, per l’interpretazione dell’opera Il Re del Mondo, di cui viene sottolineata l’attualità, in relazione alla presente fase cosmica, ed in cui l’autore nota, più che in qualunque altra opera guénoniana, quanto vengano posti in evidenza, in particolare, simboli della Tradizione cristiana proprio in rapporto alle leggi cicliche, al «centro del mondo» ed al suo Re, a conferma del ruolo decisivo che tale Tradizione dovrebbe avere con rifierimento agli avvenimenti concernenti la fine del Kali-Yuga. Ma, sottolinea l’autore, “qui bisogna pensare non alla Tradizione Cattolica come è conosciuta dai moderni o come è interpretata da certi pretesi esoteristi, ma a qualche cosa che di fatto non si è manifestata mai completamente in Occidente, nemmeno nel Medio Evo”. Considerando lo stato in cui verte la Chiesa Cattolica attualmente, incuriosisce quest’affermazione, che riporta la mente al possibile ruolo delle Chiese ortodosse orientali in questa delicatissima fase, anche come bacino in grado di ridonare linfa vitale al fronte occidentale, ed alle profezie di Oswald Spengler, di cui tanto stiamo parlando in questo periodo, quando scriveva di quel misterioso “Cristianesimo di Dostoevskij“, cui apparterrebbe “il millennio che viene“, e su cui torneremo.

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L’opera di René Guénon – Prefazione alla prima edizione de “Considerazioni sulla Via iniziatica” (Fratelli Bocca Editori, 1949)

di Corrado Rocco

segue dalla prima parte

È nell’Homme et son devenir selon le Vêdânta che sono esposti particolarmente i principii metafisici secondo le dottrine indù sulla base della Mândûkya Upanishad. I primi capitoli si riferiscono alle generalità sul Vêdânta ed alla distinzione fondamentale tra il «Sè» e l’«io». Il linguaggio usato dall’Autore è perfetto, quasi matematico; non vi è nulla nell’espressione che sia vago e nebuloso, come avviene nella detestabile terminologia filosofica che sembra fatta apposta per lasciar svanire in un miraggio certe idee caduche e inconsistenti presentate con sfoggio presuntuoso di parole.

Già la comprensione dell’Infinito è posta nei primi capitoli ed ampiamente sviluppata nei successivi in riferimento ai quattro stati d’Atmâ. Essi simboleggiano tutta la Possibilità Universale, poiché i primi due stati, rappresentati nell’essere umano dallo stato di veglia e di sogno, corrispondono alla manifestazione corporea e sottile, cui appartiene l’individualità come tale. Il terzo stato corrisponde al «sonno profondo», al «non-manifestato», al «non-essere» e aggiungiamo al «silenzio», ed è forse proprio quest’ultimo termine che può evitare qualche equivoco in proposito, dando l’esempio di una possibilità di «non-manifestazione»; e diciamo ciò perché con i varii idealismi, gnoseologico, hegeliano e spiritualistico, per non parlare della psicologia dell’inconscio, né dei varii spiritualismi contemporanei, certe espressioni, ad esempio quella di «non-essere», sono diventate oggetto di cattivi giochi di parole, non significano quasi nulla e in tal modo sono atte a confondere anche gli uomini di «buona volontà».

Nel «non-manifestato», l’essere raggiunge già il suo proprio «Sè», principio trascendente ed immutabile che, pur prestandosi indifferentemente ad ogni individuazione, resta sempre da esse indipendente. Ma l’Infinito non è raggiunto che nel quarto stato, chiamato appunto semplicemente il Quarto, poiché differentemente innominabile, che è in pari tempo «essere e non-essere», «manifestato e non-manifestato», e per riportarci al termine precedentemente messo in maggior evidenza, «suono e silenzio», stato che implica in tal modo tutta intera la Possibilità Universale e dove in vero si realizza l’«Identità Suprema» o la «Liberazione».

Si potrebbe più ampiamente sviluppare quel che precede per ricavarne l’idea della essenziale dipendenza di tutto in riguardo all’Infinito, tutto essendone un aspetto, il che vuol dire, specie in rapporto all’universalizzazione delle possibilità dell’essere, come l’individuo non sia un «sistema chiuso» in se stesso, parte esclusa dal tutto ed anzi parte opposta al tutto, come lo vorrebbero i moderni; ma se certe constatazioni avessero il potere di prevalere sopra la cecità della  nostra epoca, ci si accorgerebbe che l’essere umano, specie in questi ultimi tempi, con la pseudo-iniziazione, la psicanalisi, le varie ricerche psichiche e le teorie diveniriste, non è un «sistema chiuso», ma invece ben aperto ed anzi sempre più aperto, non allo spirituale, ma a certe influenze perniciose ed inferiori.

Alcuni individui che abbiano seguito tutte le opere del Guénon, ottenendone una adeguata comprensione, potrebbero supporre di trovarsi soli ed abbandonati a se stessi, in un mondo senza luce, dopo essere stati portati ad una certa conoscenza dottrinale, privi della possibilità di poterla effettivamente realizzare. E se parliamo di ciò, è perché infatti abbiamo dovuto constatarne il caso. Abbiamo risposto a chi ci aveva posto la questione che l’opera di René Guénon, lo ripetiamo, è provvidenziale nel senso che viene a ricordarci la necessità di vivere secondo il dharma e se il dharma dell’uomo è la Conoscenza non è detto che tutti possano protendere, mediante la loro sola volontà, ad una Conoscienza attiva, mentre è invece di obbligo per l’uomo sottomettersi alla Volontà divina: è ciò che la religione chiama «fare la propria salvezza».

Il dharmacakra in cima al Tempio Jokang a Lhasa, in Tibet

Considerazioni sulla Via Iniziatica rispondono alle esigenze di coloro che hanno preso coscienza più o meno del loro orizzonte intellettuale, libro (3) che per tale ragione, e per il suo carattere pratico, doveva porsi in fine, e non a conclusione ben’inteso, di tutta l’opera del Guénon e precisamente dopo i suoi lavori propriamente espositivi della metafisica. Dopo la lettura dell’opera alcuni potrebbero chiedersi: nelle condizioni dell’epoca attuale come si possono giudicare le proprie qualificazioni senza cadere nelle peggiori illusioni, e trovare un’organizzazione iniziatica autentica cui potersi collegare per avere aperta una via alla Conoscenza? Le due questioni del resto si tengono e basterà rispondere alla seconda. In un ciclo di manifestazione tutto inevitabilmente si tiene, e sarebbe per lo meno molto strano che esista attualmente in Occidente un insegnamento tradizionale perfetto e completo, in assenza della sua parte diremmo integrativa e coessenziale, vale a dire la possibilità di ottenere una iniziazione ed un metodo per realizzarla. Questa considerazione dovrebbe far pensare coloro che sentono una «vocazione» spirituale.

Comunque, è da supporsi: o che delle forme iniziatiche, molto probabilmente ancora esistenti nel nostro emisfero, debbano manifestarsi in modo meno ristretto e più adatto alle condizioni attuali degli uomini moderni, o che una èlite riesca a riportare nel dominio «operativo» delle forme iniziatiche decadute al livello «speculativo» e quindi praticamente inutilizzabili per uno scopo di Conoscenza effettiva. Ma in ogni caso, riteniamo che nessuna restaurazione o riadattamento, o l’una e l’altra insieme, possa sperarsi, di tutta una forma tradizionale o soltanto di certe organizzazioni iniziatiche anche occidentali, a prescindere dall’influenza determinante dell’opera del Guénon o di una élite occidentale che vi si ispiri, specie quando le organizzazioni che potrebbero essere in causa non corrispondono più in se stesse alle possibilità cicliche. Ed è chiaro come questa élite debba attivamente collaborare a tali fini e rappresentare il primo nucleo in cui possa intervenire l’elemento vivificante di una forma iniziatica.

Quasi contemporaneamente alle Considerazioni sulla Via Iniziatica, sono stati pubblicati in Francia altri lavori del Guénon. A parte La Grande Triade e Les Principes du Calcul Infinitesimal, atto a restituire alla matematica il valore di conoscenza, teniamo a segnalare l’ammirabile opera Le Règne de la Quantitè et le Signes des Temps che, pur trattando della crisi del mondo moderno, è l’applicazione della metafisica pura e delle dottrine tradizionali alle particolari condizioni dell’Occidente.

“Il nome Melchisedec, o più esattamente ‘Melki-Tsedeq’, di fatto non è che il nome con cui la funzione stessa del ‘Re del Mondo’ si trova espressamente designata nella tradizione giudeocristiana” (René Guénon)

Se ne La Crise du Monde Moderne erano stati considerati i due principali aspetti del pensiero moderno, il razionalismo e il sentimentalismo, nel volume in questione sono trattate due tendenze, anche antinomiche in apparenza, inerenti alle leggi stesse del ciclo attuale, vale a dire la «solidificazione» e la «dissoluzione» del manifestato come tale. È in questo modo considerata la fine stessa del ciclo della presente umanità, e un tal libro non poteva apparire che in questi ultimi anni quando cioè l’accentuazione delle varie correnti pseudo-spirituali si manifesta come un segno precursore della «dissoluzione» finale.

A questo proposito, vi è un libro del Guénon che finora abbiamo lasciato intenzionalmente da parte, e che in effetti pareva senza alcun rapporto con gli altri, almeno fino a poco tempo fa; purtuttavia, sebbene si distacchi nel tempo dall’ultimo citato, si avvicina ad esso sotto più rapporti e specialmente per le conclusioni. È Le Roi du Monde, che tratta del «centro spirituale supremo», detentore della conoscenza tradizionale primordiale, e che, nell’epoca oscura in cui viviamo, è invisibile ed inaccessibile. Tutto ciò non sembra avere una relazione con la fine del ciclo; epperò nella relazione fatta da Ferdinando Ossendowski delle sue peripezie attraverso l’Asia centrale, il che dette occasione al Guénon di sviluppare le questioni simboliche relative al Re del Mondo, secondo l’unanimità delle dottrine tradizionali, si contengono i racconti che circolano in questi tempi in Oriente sulla «ricomparsa» visibile di questo Centro sulla Terra, «ricomparsa» in palese connessione con la fine stessa del ciclo attuale della presente umanità. Tal fatto, messo in relazione con una recensione apparsa nella rivista Etudes Traditionelles, dove si è voluto avvicinare a Le Roi du Monde anche Considerazioni sulla Via Iniziatica, non senza evidentemente delle ragioni profonde, mette in attualità l’opera in questione.

I motivi non dovrebbero essere difficili a comprendersi nella fase accentuata di «dissolvimento» della nostra epoca, ma forse essi potrebbero adombrare delle ragioni ancora più profonde, e di cui una è probabilmente la seguente: è che in questo libro si pongono in evidenza, più che negli altri, e molto più che nella stessa Crise du Monde Moderne, dove si contengono riferimenti esteriori sullo stato attuale del Cattolicesimo e su alcune delle sue possibilità, i simboli della Tradizione cristiana proprio in rapporto alle leggi cicliche ed al «centro del mondo», l’Agarttha, ed al suo capo, il Brahmâtmâ. È evidente come la Tradizione cristiana debba avere una parte in riguardo agli avvenimenti concernenti la fine del Kali-Yuga. Quando si osservi poi che Considerazioni sulla Via Iniziatica trattano l’iniziazione stessa in generale, e non riferita soltanto ad una forma particolare tradizionale, bisogna convenire come quest’opera non possa essere senza alcuna importanza per l’«iniziazione cristica». E qui bisogna pensare non alla Tradizione Cattolica come è conosciuta dai moderni o come è interpretata da certi pretesi esoteristi, ma a qualche cosa che di fatto non si è manifestata mai completamente in Occidente, nemmeno nel Medio Evo. Ma non abbiamo la capacità né la Conoscenza per rischiare d’addentrarci, con le nostre semplici risorse individuali, in questioni complesse che richiederebbero sviluppi molto ampii; siamo portati però a supporre che in questo senso si svolgeranno i  «tentativi» di una autentica élite occidentale.

René Guènon con Frithjof Schuon

In riguardo all’iniziazione, possiamo mettere vicino a le Considerazioni sulla Via Iniziatica un altro libro del Guénon, L’Esoterisme de Dante, dove il mondo della manifestazione corporea, di quella sottile dei principii del non-manifestato, che debbono considerarsi come stati dell’essere, vengono riferiti ai gradi dell’iniziazione.

Qualsiasi osservatore che abbia compresa l’opera del Guénon non potrà non considerare che essa può dirsi ormai svolta nelle sue linee essenziali, il che è molto significativo in relazione all’epoca in cui viviamo. Intanto, il Maestro, insieme con Frithjof Schuon, personalità eccezionalissima, le cui opere avranno una influenza non meno determinante per il prossimo avvenire dell’Occidente (4), e con un gruppo di collaboratori eminenti, fra cui poniamo in primo piano A. K. Coomaraswamy, Titus Burckhardt, André Prèau, René Allar, continua la pubblicazione di ammirabili articoli di chiarificazione e di esposizione nella rivista Etudes Traditionelles (5). In Italia, da oltre un anno, René Guénon e Frithjof Schuon collaborano alla Rivista di Studii Iniziatici (6), che si ripromette di svolgere le questioni esoteriche in uno spirito strettamente tradizionale.

L’opera provvidenziale del Guénon ha varcato già i confini della Francia estendendo la sua benefica influenza su tutto l’Occidente. Ad essa non si rivolgono vecchi studiosi e pedanti persone «colte», ma la parte migliore della gioventù dell’Occidente, stanca di un’arte senza luce, che ha perduto lo splendore del vero, di una politica di parte che è come nido d’interessi inconfessati e contrastanti, di un’arida filosofia e di una scienza ridotta a servire le più pericolose illusioni del mondo moderno.

Un solo augurio facciamo per concludere: possa l’opera del Guénon essere presto meglio conosciuta anche in Italia, a vantaggio di coloro che sono suscettibili di avvicinare quella che è stata chiamata la Conoscenza sintetica integrale.

Napoli, 10 ottobre 1947.