Gli insetti sostituiranno la carbonara: così vuole la sinistra

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Già nel lontano 2016, all’indomani del termine dell’expo di Milano avevamo presagito gli esiti di una politica anti gastronomica che si riduce a niente se non un’altra battaglia per demolire l’identità nazionale. Oggi come allora non siamo per nulla soddisfatti di aver presagito l’ennesimo colpo all’identità delle nostre tradizioni, che nessuno sembra più voler difendere

(Tratto da electomagazine.it) di Augusto Grandi

Anni 20, la perdibile trasmissione su Rai 2, ha finalmente battuto un colpo. Non un clamoroso scoop ma un semplice e sacrosanto servizio contro il cibo immondizia che gli euro cialtroni vorrebbero farci ingurgitare, dai vermi sino al vino annacquato. Non se ne sono accorti in molti, poiché Anni 20 non raggiunge neppure il 2% di ascolti. Eppure si è scatenata una polemica politica incredibile, con protagonisti tutti i partiti di una sinistra sempre più nemica degli italiani.

Dal minipartito di Renzi all’altro inesistente schieramento di +Europa per poi proseguire sino al fondo degli immigrazionisti passando attraverso ogni corrente del PD. L’aspetto inquietante non è che lorsignori si entusiasmino per un piatto di cavallette fritte (anche perché loro non le mangiano ed il cibo spazzatura lo rifilano ai sudditi), ma è che la loro censura sia attiva ventiquattro ore al giorno per sette giorni settimanali. Non si potrà più dire che non fanno nulla: lavorano come matti come psicopolizia per castigare chiunque provi a pensare ad un futuro di libertà.

Per il resto non stupisce che i partiti anti-italiani difendano i vermi dell’Unione Europea e la sciacquatura di piatti spacciata per vino. Quando si è i portavoce di interessi opposti a quelli italiani, lo stipendio bisogna meritarselo. Sono stati eletti per far la guerra agli italiani e la guerra passa anche attraverso l’eliminazione delle tradizioni alimentari. Il cibo è cultura e dunque non basta abbattere i monumenti ma bisogna eliminare tortellini e prosciutti, agnolotti e carne salada, cacciucco e gricia, orecchiette e peperoni cruschi, pasta alla norma e seadas.

Così come bisogna eliminare i vini tipici. È la tipicità che infastidisce. E che rappresenta un ostacolo a trasformare la Coca Cola o la Pepsi nella bevanda obbligatoria per ogni pasto.

Forse non stupisce neppure la banalissima difesa messa in campo dalle destre. Una difesa imbarazzante più che imbarazzata. Al limite dell’insussistenza. “No alla censura” e poco più. Totale incapacità di entrare nel merito del problema. Gli anti-italiani censurano a tempo pieno; quelli che si autodefiniscono patrioti hanno altro di cui occuparsi. Una costante a cui bisogna rassegnarsi.

Non ci si può invece rassegnare al silenzio delle associazioni di categoria. Coldiretti e Confagricoltura sono pagate per difendere coltivatori ed allevatori, non per tutelare la Coca Cola e gli spacciatori di vermi e scarafaggi. La CIA (terza associazione di categoria, nulla a che fare con il crimine americano) è giustificata perché nasce con la logica del sindacato cinghia di trasmissione della sinistra e dunque si trova in una situazione imbarazzante. Così come non stupisce il silenzio di Slow Food che tutela i piccoli produttori a patto che la gauche caviar lo permetta. Ma le due principali organizzazioni non hanno giustificazioni se non quella della paura di ritorsioni da parte di una sinistra vendicativa ed intollerante.

La paura, però, è quella che determina la crisi di un settore sotto attacco delle multinazionali che vogliono anche i campi italiani per eliminare le tipicità ed imporre il modello unico di consumi globali. Cibo spazzatura uguale in ogni parte del mondo per sudditi indifferenziati. Però con campagne di stampa a favore della salvaguardia della biodiversità delle mosche.