Fascismo… Verde!

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«Se il Verbo è Pensiero all’interno e Parola all’esterno, e se il mondo è effetto della Parola divina proferita all’origine dei tempi, la natura stessa può esser presa come simbolo della realtà soprannaturale» (René Guénon, Simboli della Scienza sacra)
Con questa citazione aprivamo il Dispaccio – Rivolta contro l’ambientalismo moderno (che vi invitiamo a leggere qual’ora non lo aveste ancora fatto), e anche oggi ci sembra adatta per riportare un articolo segnalatoci da un lettore riguardante “Le leggi fascistissime per l’ambiente”, pubblicato sui social di un gruppo di orientamento Ambientalista Democratico(sic!).
Pur non condividendo l’ideologia di fondo di chi ha scritto questo breve articolo (da cui a nostra volta prendiamo le distanze in via di principio), riteniamo che sia uno scritto comunque interessante sotto il profilo storico e piuttosto “onesto” intellettualmente, come loro stessi riportano a fine scritto “Diamo a Cesare quel che è di Cesare” riferendosi alla positiva attività legislativa attuata dal Fascismo in materia di tutela ambientale. Con buona pace di chi in tutti i modi e ad ogni costo, cerca di smontare, denigrare, negare o sminuire quanto fatto, pur con tutti i limiti e le critiche del caso, in quegli anni da chi si vuole sempre considerare come il male assoluto.

Tratto dalla pagina Facebook di Ambientalismo. il 18/05/2021 ore 18:07:
Le leggi fascistissime per l’ambiente: quando i fascisti dimostrarono amore per l’ambiente.
In Italia vi sono 25 parchi nazionali che difendono altrettante porzioni del territorio. Di questi 25 parchi, 4 furono istituiti dal regime fascista di Mussolini. Dopo la caduta del regime l’Italia smise per i successivi 25 anni di aprirne di nuovi.
I quattro parchi sono: quello del Gran Paradiso (1922), il Parco Nazionale dell’Abruzzo, Lazio e Molise (1923), Il Parco Nazionale del Circeo (1934) e il Parco Nazionale dello Stelvio (1935). Nel 1968 fu aperto il Parco Nazionale della Calabria.
Erminio Sipari (1879 – 1968), deputato radicale tra il 1913 e il 1926, fu l’artefice della creazione del Parco d’Abruzzo e ne fu il primo gestore grazie alle Milizie Forestali, corpo di volontari istituito nel 1926 dal regime e definitivamente sciolto solo nel 1948.
Le milizie andavano a sostituire il precedente Corpo Reale delle Foreste, nato nel 1822 per tutelare i boschi del Regno di Sardegna.
La vicinanza e la similitudine tra ambientalismo e destra sociale viene da lontano, in particolare fin dai primordi della reazione tedesca all’illuminismo francese, il romanticismo.
Se l’illuminismo tendeva a privilegiare l’uomo come essere razionale capace di emanciparsi dal dolore e dalla fatica dello stato di natura, i romantici iniziarono ad esaltare la vita contadina semplice e l’amore per il territorio.
Ecco che Ernst Moritz Arndt (1769 – 1860), oltre ad essere un forte nazionalista, era anche un precursore dell’ambientalismo. Nel 1815 egli pubblicò “Sulla cura e la conservazione delle foreste” per scongiurare che l’avanzata dell’industria nel continente potesse mettere in pericolo le aree verdi tedesche.
In questo estratto, per molti versi, sembra sentir parlare un ambientalista democratico odierno:
«Quando si vede la natura in una necessaria correlazione e interconnesione, allora tutte le cose sono egualmente importanti – cespugli, vermi, piante, esseri umani, pietre, niente primo o ultimo, ma tutto una sola singola unità»
L’amore per la nazione divenne poi la base dell’ideologia fascista, che lo traduceva in slogan come “Sangue e Onore”, dove la parola “sangue” non si riferiva solo al liquido ematico, ma anche alla terra e alle origini. Impossibile negare a quel sangue, a quella terra, il dovuto rispetto.
Ecco che la visione nazista si allontana nettamente dal positivismo del tardo XIX secolo:
«Le visioni antropocentriche in generale dovevano essere respinte. Sarebbero valide solo “se si presumesse che la natura è stata creata per l’uomo. Noi respingiamo decisamente questo atteggiamento. Secondo la nostra concezione della natura, l’uomo è un legame nella catena vivente della natura solo come qualsiasi altro organismo”»
Robert Pois, “National Socialism and the Religion of Nature”, Londra, 1985, p. 42.
La citazione interna alla citazione è di George Mosse, “Nazi Culture”, New York, 1965, p. 87.
In Italia questo amore per l’ambiente si tradusse l’11 giugno 1922 nella legge n° 778, che tutelava i paesaggi e gli ecosistemi (diremmo oggi) dall’avanzata dell’industria. La Natura veniva qui vista come “bella” e quindi da tutelare come opera d’arte al pari di tutte quelle opere rilevanti per la Storia della nazione italiana. In questo senso la Natura e le bellezze naturali venivano controllate dal ministero dell’istruzione pubblica: la Natura come oggetto che insegna la bellezza e la Storia.
Erano leggi nuove? No: tutte queste leggi andavano a sostituire corpi legislativi precedenti, varati nel corso del XIX secolo dal Regno di Sardegna (legge 20 giugno 1877, n. 3917, legge 2 giugno 1910, n.277). Quello che cambiava completamente era l’impostazione: invece di leggi che organizzavano delle risorse razionalmente utili per il regno, le nuove leggi tutelavano ciò che era bello per insegnare alla nazione, portando l’irrazionalismo nel pieno dell’arena politica.
Ecco il testo del primo articolo e del primo comma del secondo articolo:
«Art. 1.
Sono dichiarate soggette a speciale protezione le cose immobili la cui conservazione presenta un notevole interesse pubblico a causa della loro bellezza naturale o della loro particolare relazione con la storia civile e letteraria. Sono protette altresì dalla presente legge le bellezze panoramiche.
Art. 2.
Le cose contemplate nella prima parte del precedente articolo non possono essere distrutte né alterate senza il consenso del ministero dell’istruzione pubblica. […]»
Questo significa che l’Ambientalismo Democratico è figlio del fascismo o del nazismo?
Assolutamente no: il nazismo e il fascismo non erano molto attenti alla democrazia, intensa in senso contemporaneo. D’altra parte, però, il positivismo del XIX secolo era profondamente basato sullo specismo.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Con questo articola non stiamo dimostrando in alcun modo di essere vicini al fascismo. Al contrario, noi di Ambientalismo. ce ne allontaniamo decisamente. Abbiamo solo riportato un fatto storico, narrando di come siano nati alcuni grandi parchi naturali italiani, e la nostra intenzione era semplicemente quella di puntare l’attenzione su di essi.