In viaggio. Un racconto militante attraverso giorni di Militia – di Coscienza e Dovere

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(a cura della Comunità Militante Coscienza e Dovere – TNT Studenti & Dinamite)

È nel viaggiare che l’Eroe si confronta con sé stesso, combatte i pericoli che si celano lungo il suo cammino, cresce e migliora. Volendo fare l’esempio della montagna, l’escursionista arriverà alla meta solamente con molti sacrifici e, nella maggior parte delle volte, dopo aver sofferto le intemperie e i problemi che si possono incontrare lungo la scalata. L’escursionista però, presto o tardi, arriverà; infatti è solo partendo che si potrà arrivare alla destinazione desiderata.  

Dopo il banco di nebbia dei mesi passati in casa, siamo stati “liberati” dagli arresti domiciliari. Il nostro Sole, la nostra forza di volontà di continuare la nostra scalata non si sono mai spenti. La liberazione, arrivata attraverso un misero decreto, con la gioia di molti, non è altro che un‘illusione; sappiamo bene che un foglio di carta, o le chiacchiere dei politicanti, non potranno mai renderci davvero liberi. E a volerla dire tutta, molta gente, già prima del covid, era in catene da anni.

La libertà è come il viaggio dell’Eroe, qualcosa di sentito nel profondo e per il quale egli sarà disposto a correre i più grandi rischi e sacrifici, pur di raggiungere la meta desiderata e guadagnata dopo un periglioso cammino; solo allora sarà davvero libero.

Adesso però non c’è tempo per riflettere troppo perchè per fare programmi e pensare alle azioni da fare è bastato il tempo di privazioni in casa. 

Adesso è il momento di accelerare il passo! Ci sono persone da rivedere, strade da percorrere, azioni da coordinare e svolgere individualmente o insieme ai propri camerati tra scomodità, sacrifici, nuovi spazi da conquistare e molti chilometri da fare. 

Tra ore passate in treno, spostamenti in auto, percorsi da dover fare a piedi per evitare le pattuglie dopo il coprifuoco, una settimana di militanza sembra essere diventata una specie di latitanza e ogni minuto deve essere riempito al meglio affinchè tutti gli impegni e incontri si incastrino nel migliore dei modi… E lo sarà solo se fatto nel giusto modo, vivendo ogni momento a pieno nel solco dell’Azione Tradizionale.

I giorni passano e gli spostamenti aumentano. Adesso c’è anche la nuova rivista da diffondere, il nuovo numero del bollettino d’azione da far conoscere, i manifesti e le riunioni da preparare. 

Arrivati a tarda sera si rientra a casa e c’è bisogno di riposarsi. Non nella propria casa con i propri comfort, ma si è ospiti da un camerata e della sua famiglia, perché si è in giro da giorni e tutti hanno messo a disposizione le loro case a seconda degli impegni sul territorio. Una riunione là, un pasto veloce di quà e un tetto per dormire da un’altra parte ancora; tutto questo, fatto per più di una settimana di fila perchè si sa, “la militanza costa” in ogni senso e gli alberghi sono fuori dalla portata economica di ogni ragazzo.

Niccolò Giani ci insegna che “il dovere è la legge della vita, perché la vita è missione, missione di grandi come di piccole cose, missione di combattere e morire per l’Idea come di crearsi una famiglia, missione di produrre come di aiutare, missione di assolvere sempre il proprio compito di gregario come di gerarca”. 

Ed è proprio nel momento in cui, tornato nella tua casa, nel silenzio della tua cameretta, dopo sette giorni e più di incontri ed azioni, riunioni ed imprevisti, che ti rendi conto di cos’è davvero una Comunità: un luogo dove si viene accolti senza volere nulla in cambio, perché tutti sono sulla stessa prima linea e devono donarsi al fuoco dell’Azione, della militanza per qualcosa di più grande com’è la Tradizione, che unisce gli affini di spirito ed allontana gli empi e i pavidi, mostrando a tutti il proprio percorso e facendo scoprire ad ognuno la sua  vera natura. 

Oggi siamo lontani – per quanto ancora, non è facile stabilirlo – da quel “Ci bruceran le case, ma che importanza ha? In casa dei fratelli un posto ci sarà”, strofa degli Amici del Vento che, tutti, da quando è venuta alla luce, hanno cantato e ancora oggi cantano ma che in pochi hanno veramente onorato e capito il suo profondo significato. Perché, anche se la casa di un nostro militante non è stata bruciata veramente, nulla toglie che, se ci dovesse essere la necessità, un posto ci sarà e in queste settimane di azione un posto è stato comunque trovato. Superando le differenze di età e di ruolo, le difficoltà economiche e le paure di uscire dal proprio spazio sicuro e conosciuto per aggirarsi in un oceano, di persone e situazioni sempre nuove ma anche peggiori a causa dell’”abbruttimento da pandemia”. 

Tutto questo è stato possibile perché ancora una volta della vita ne è stata fatta Militia Super Terram.