La freccia di Arjuna – insegnamenti dalla Bhagavadgītā – 7

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Nuovo appuntamento della rubrica dedicata alla Bhagavadgītā e ai suoi insegnamenti.
Abbiamo spesso ribadito quanto sia importante questo testo di sapienza tradizionale, per poter conformare la propria azione ai principi della Tradizione.
E, mentre ricordiamo lo splendido e fondamentale testo “L’etica del guerriero” di Mario Polia, edito da Cinabro Edizioni, proponiamo questi estratti con i puntuali approfondimenti e gli opportuni chiarimenti di Alessandro Zanconato.

BHAGAVADGITA V – LA FOGLIA DI LOTO
10 Colui che, trasceso l’attaccamento, agisce dedicando la sua azione all’Assoluto, rimane puro dall’errore, come una foglia di loto in mezzo all’acqua.
Questo semplice ma profondissimo versetto della Bhagavadgita ci insegna quanto i grandi Uomini della Tradizione hanno sempre espresso: colui che si è liberato dai vincoli dell’ego è in grado di vivere nel mondo senza lasciarsi contaminare dall’illusione, dall’ignoranza e dalla malvagità che vi abbondano. Egli è il vero Liberato, in quanto in lui lo Spirito è giunto al dominio delle influenze animiche che generano le passioni. Da Buddha a Platone, dall’anonimo autore della Bhagavadgita al grande maestro cinese Lao Tze, per giungere ai grandi maestri di Sapienza tradizionale come Guénon e Evola, il messaggio fondamentale per il Guerriero di ieri e di oggi è l’invito a rimanere incontaminato dall’egoismo pur vivendo e agendo nel mondo. La ricerca della purezza non si risolve in una sterile attività o nel quietismo, ma in un’Azione sacra, dedita all’Assoluto che compia il proprio dovere senza lasciarsi intimorire dalla perversione del Kali Yuga.
In fondo, il migliore commento al senso di questo versetto si trova in una celebre frase di Evola: “Fare che ciò su cui non si può nulla, nulla possa su di noi”