QUESTA È SPARTA – 34

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«Gli spartani rischiano la vita in guerra con tanto coraggio perché hanno imparato ad avere rispetto per i loro comandanti, non ad averne paura» 10
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Polidoro, re di Sparta tra l’VIII e il VII secolo a.C., esalta così il coraggio dei soldati lacedemoni in battaglia.
L’esercito spartano non combatte per conquistare nuove terre né per accaparrare ricchezze; esso guida sempre la sua azione a difesa di Sparta. Insieme all’allenamento costante e alla disciplina, quello che lo caratterizza sono l’etica ed il coraggio dei suoi uomini. Chi all’interno dell’esercito ha il compito di comandare deve distinguersi per rigore morale ed essere, con il suo stile, d’esempio per tutti.
È sul rispetto per un Capo che si fonda la Gerarchia. A Sparta essa non è imposta con un atto di forza ma si manifesta spontaneamente; non è una prevalenza fisica bensì una prevalenza morale che non implica la sottomissione dei governati ma la loro naturale adesioneL’essenza della Gerarchia è simile alla forza esercitata da un magnete.  
Non è il superiore che ha bisogno dell’inferiore ma l’inferiore che ha bisogno del superiore. Infatti, chi svolge il ruolo di Capo incarna quella nobiltà d’animo che negli altri sopravvive solo come aspirazione. Per questo si crea una fatale attrazione di chi sta in basso verso chi sta in alto. Qui si cela il segreto del coraggio dei soldati di Sparta, della loro prontezza al sacrificio, del loro eroismo e della loro virile dedizione al comandante che gode di un’autorità e di una calma potenza che nemmeno imprimendo la paura più grande potrebbe mai assicurarsi.  
Al contrario, il gerarchismo si basa proprio sulla paura. Quando i ruoli non sono ordinati secondo una qualificazione morale ma sulla base di “scatti di anzianità” o di macchinazioni burocratiche allora la struttura dell’organizzazione – sia essa una comunità militante o un esercito – non sarà autentica. Essa interpreterà una finzione che non porta alcun vantaggio né a chi sta sopra, perché non sarà una guida trainante, né a chi sta sotto, perché mancherà di quel fuoco che solo un vero Capo può alimentare.
Chi oggi, cresciuto in una società anti-gerarchica e pseudo-democratica, vuole trovare il proprio posto all’interno di un ordine gerarchico deve imparare innanzitutto a obbedire prima di comandare.
Chi sa vivificare l’aristocrazia dello spirito, chi rinuncia a inutili insubordinazioni e organigrammi, chi esercita l’attitudine all’obbedienza e al comando, può ambire a essere Capo.