I CHING – IL MORSO CHE SPEZZA – esagramma n. 61

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L’I Ching è un antichissimo testo sapienziale cinese, composto di 64 esagramma, simboli costituiti di linee yang (intere) e yin (spezzate), capaci di raffigurare tutti gli stati e i mutamenti dell’universo. Chi ne apprende il linguaggio è in grado di accordare la propria vita all’armonia della Natura (il Tao), ottenendo così la vera Nobiltà dello Spirito.
Lo approfondiamo in questa rubrica curata da Alessandro Zanconato, autore del libro “Il morso che spezza” (ed. Passaggio al Bosco).

TC’IONG FU LEALTÀ PROFONDA

Tempo di lealtà; felici come porcellini e pesci guizzanti; è utile attraversare un largo corso d’acqua,
vantaggiosa la rettitudine.

Tradotto anche come “sincerità interiore”, Tc’iong fu (il Vento che passa sopra la Palude e la rende limpida: rispettivamente, trigrammi superiore e inferiore) descrive una persona o una situazione caratterizzata dalla virtù profonda della lealtà, della verità intrinseca: è una condizione di fortuna e prosperità, simboleggiata da animali di buon augurio in Oriente (il porcellino e il pesce) e coronata, alla seconda riga, dall’immagine dell’uccello Ho (la gru), che è emblema di longevità, di purezza e di forza yang (era considerata la cavalcatura celeste degli Immortali). Tuttavia, il rischio che cela questa situazione altamente positiva è di confidare troppo in essa, trascurando di pensare ai possibili ostacoli (Chên, il Monte, presente nella struttura interna) presenti in nuce anche nelle circostanze più favorevoli.

La virtù della lealtà è oggi, di fatto, ritenuta desueta: si preferiscono i sotterfugi, gli “accordi al ribasso” che puntualmente vengono disattesi da una parte, la diffidenza a priori nei riguardi del prossimo. Lo si vede già nei bambini in età scolare: individualisti, non riescono ad accordarsi per più di qualche minuto neppure sui giochi, che già scoppiano liti tra loro; a maggior ragione, lo si nota tra gli adulti, che tuttavia riescono a mascherarlo meglio in virtù di decenni di esperta dissimulazione. Il sistema di potere attuale conta molto sull’assuefazione individuale all’egoismo, che impedisce anche alle menti più acute (maggiormente consapevoli, rispetto alla massa, della miseria della vita nella civiltà turbo-capitalista) di simpatizzare con i compagni di sventura e di unirsi a loro nella lotta. I vari guru della “contestazione globale”, autoproclamatisi capi di un esercito di ribelli che ancora non esiste e che dovrebbe essere costituito sulla base dei valori della solidarietà e della condivisione di intenti, peccano assai spesso di arroganza e di egocentrismo: manca in loro quell’attitudine alla generosità, virtù taoista e confuciana per eccellenza, splendidamente illustrata dall’espressione poetica della seconda linea mutante: “La mia è una coppa di vino buono e ce la divideremo”. I sedicenti leaders di oggi sono lontani dal Saggio dell’I Ching, il quale sa “discutere i processi e prorogare le pene di morte”, ossia è l’unico in grado di dirigere gli altri, dirimendo le controversie e  facendo uso accorto di saggia benevolenza, quando si tratta di giudicare i fallimenti altrui senza troppa severità (la “proroga” alle sentenze capitali indicata dal testo). Nessun cambiamento sarà possibile, se non iniziando dall’interiorità delle coscienze individuali e – prima di tutto – dal cuore-mente delle aspiranti guide della rivolta contro la civiltà moderna e i suoi vizi: chi è ancora da essi contaminato deve divenirne consapevole, mediante l’acquisizione di una profonda sincerità interiore (l’altro significato di Tc’iong fu), che consiste nella coscienza delle proprie qualità, ma anche dei propri limiti, ossia di ciò che in se stessi impedisce il progresso verso la Saggezza dell’“uomo superiore” – modello di nuova umanità, liberata e liberatrice – lodato dal Libro dei Mutamenti.