A Beatrice Lorenzin e a Gianni Riotta – i due sacrestani del mainstream epidemiologico – L’Inquisizione fa un baffo

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Tratto da facebook.com di Adriano Segatori

Che Beatrice Lorenzin sia una saccentina presuntuosa ed etimologicamente ignorante è un fatto assodato: difende la scienza con il suo diploma di liceo classico – evidentemente non tutti i maturati escono bene.
Quello che è particolarmente spassoso è Gianni Riotta, altro laureato in filosofia che ha tradito la sua formazione – per statuto l’esercizio dialettico che mette in discussione l’ovvio, l’opinione assodata, le certezze preconcette, le sicurezze predominanti.
Per parafrasare l’Aristotele della Politica: “Chi non ha mai dubbi o è un cretino o un dio”. So per certo che lui non è un dio.
In una intervista televisiva per Agorà afferma che chiedere le opinioni di ricercatori diversi sul problema dei vaccini è un “malinteso senso della par condicio”, una forma di “disinformazione” da rifiutare.
A supporto, l’umoristica Lorenzin, oltre che accennare al “sentiment politico” (?), stigmatizza taluni interventi “come se la scienza fosse piegata alla politica”.
“La medicina è un’arte, che si avvale di strumenti tecnici reperiti dalla scienza, e che agisce in un mondo di valori” – definizione da tenere sempre presente, e questo periodo sarà ricordato come il predominio dell’ideologia e della manipolazione sulla tecnica e sulla ricerca.
Mi ricorda la vicenda dell’agronomo bolscevico Trofim Denisovič Lysenko che, con la sua insensata teoria sulla modalità delle semine, fu l’artefice di quelle carestie che procurarono la morte di milioni di persone, determinando una micidiale mancanza di cibo. Pratica proseguita dai maoisti, così che in quattro anni morirono per fame oltre quindici milioni di cinesi. C’erano pure scienziati non allineati a questa follia, che Lysenko perseguitò con metodo: alcuni dissidenti finirono nei gulag, altri licenziati morirono indigenti.
I tromboni del pensiero unico, i prestigiatori dell’opinione pubblica, gli imbonitori del sentimento pauroso sono post-moderni sono meno feroci, e forse più vili: niente strepiti persecutori, ma morbido e affabile silenziamento.