QUESTA È SPARTA – 36

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«Se non fossi in collera, ti avrei ammazzato» 
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Il re di Sparta Carillo, contemporaneo di Licurgo che sembrerebbe ne sia stato tutore, si rivolge con queste parole a uno degli Iloti che gli aveva mancato di rispetto.
A fondamento di questa esternazione di Carillo vi è la consapevolezza antica che quando si è in collera è meglio rinunciare all’azione. È sconveniente per un uomo lasciarsi prendere dall’emotività e reagire prima di aver riflettuto ed essere tornato lucido. I torti e le ingiustizie subiti posso scatenare un’ira la cui manifestazione non può che essere negativa e controproducente. Non si può agire con lucidità se si ha la mente annebbiata.
I giudizi guidati dall’emotività e dalle pulsioni sentimentali sono sempre giudizi sommari che avvicinano l’uomo più a un animale rabbioso che a un essere dotato di senno. Quando è un re ad agire d’impulso la sua ferocia può condannare un innocente. Se al posto di un re è la folla a essere guidata dalla “pancia” (o aizzata in quella direzione) il sentimentalismo può viceversa trasformarsi in eccesso di tenerezza. In questo caso si può parlare di “moralismo”, nel cui nome sono sempre state compiute ingiustizie altrettanto feroci.
Al giorno d’oggi, l’uomo moderno riconduce ogni cosa a preoccupazioni di ordine morale e pone tutto ciò che è di dominio dell’intelligenza a sgabello dei sentimenti. Il moralismo è la causa più dannosa che condanna il mondo moderno alla rovina.
Persino nelle nuove piazze digitali di tutti i giorni, i social network, vige l’impulsività a discapito della pacata ragionevolezza e del distacco necessario per un’analisi lucida. Domina la violenza del linguaggio, una tempesta di minacce e insulti che di persona non sarebbero pronunciati.
Chi vuole opporsi a tutto ciò, deve riscoprirsi spartano nell’animo. Bisogna affermare un modo di essere differente per confermare quotidianamente la visione del mondo tradizionale. Senza cedere, come animali, allo sfogo del momento ma, come soldati di guardia, tenersi sempre pronti alla lotta contro un nemico che innanzitutto sta dentro di sé. Con l’impegno militante costante, con il confronto e la fratellanza si potrà indirizzare l’azione agire senza essere agiti.