Ddl Zan, Chiesa, Fedez: facciamo chiarezza su laicità, pedofilia e tasse evase (nel silenzio di Bergoglio)

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In questi giorni è esploso il dibattito dopo che una indiscrezione (fatta uscire volutamente da chi?) ha confermato che la Chiesa avrebbe interpellato ufficialmente lo Stato italiano perché l’approvazione del Ddl Zan contrasterebbe col Concordato Stato-Chiesa. Apriti cielo (è il caso di dirlo).
Tra influencer, politici (anche Mario Draghi), musicisti e chi più ne ha più ne metta, si è aperta la bagarre per alzare di più la voce e annichilire l’uscita (scomposta, comunicativamente debole e forse anche un poco fuori tempo massimo) della Chiesa. Fra tutti, a spiccare, è stato sicuramente il commento di Fedez su tasse, laicità e pedofilia, forte com’è dei suoi milioni di follower e già schieratissimo sul tema pro-Ddl Zan. Chi ha risposto al rapper milanese? Pochi, pochissimi: il vescovo amministratore del patrimonio della Santa Sede, Jacopo Coghe (odiatissimo dal rapper) e Gianluca Marletta. Ecco, dunque, tutte le risposte alle domande di Fedez alle quali sembrava impossibile rispondere!
La Chiesa non paga le tasse (Fedez): è davvero così?
Fedez attacca a testa bassa la Chiesa su un campo dove i prelati sono spesso scivolati: la gestione del danaro e il pagamento delle tasse. La storia recente della Chiesa è funestata di scandali grandi e piccoli che mal depongono in favore della Chiesa, verso la quale si nutre – legittimamente – una presunzione di colpa. Per non parlare poi dei business milionari che gravitano intorno a enti come il mondo Caritas e dintorni. Ma ciò detto Fedez cita dei numeri (enormi) senza alcuna evidenza.
Ai 5 miliardi di Euro dovuti sbandierati da Federico Lucia (in arte Fedez) risponde senza peli sulla lingua proprio il vescovo amministratore del patrimonio della Santa Sede: «Mi piacerebbe sapere dal signor Fedez chi ha messo in giro queste cifre e da dove l’ha ricavate: in base a quale legge, su quali immobili. Circolano numeri strampalati che alimentano la leggenda di un immenso patrimonio del Vaticano. Non è così […] per fermarci al 2020, l’Apsa (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica) ha versato 5.950.000 euro di Imu e 2.880.000 euro di IRES, solo il patrimonio della Santa sede. Ma ci sono altre realtà ecclesiali. E tutte pagano». Fedez cosa risponde numeri alla mano?
E che dire dei risparmi indiretti che la presenza e l’attività (gratuita) della Chiesa produce nei confronti dello Stato italiano? Se di numeri si deve parlare perché non considerare, come fa Jacopo Coghe su Facebook, che «è il Concordato che tiene in piedi i rapporti tra Stato e Chiesa, e che a fronte di qualche ridicolo sgravio fiscale lo Stato guadagna il centuplo dalle attività di coesione sociale e culturale capillari che la Chiesa Cattolica mette in campo ogni santo giorno con sudore su tutto il territorio nazionale (italiano)». Parliamo di centinaia di migliaia di persone assistite ogni anno per un pasto, una coperta, un tetto o per programmi educativi, dopo scuola: tutti gratis e tutti a carico della Chiesa.
E Coghe snocciola dei numeri che farebbero ammutolire Fedez: «Le scuole paritarie cattoliche tengono su praticamente senza fondi pubblici quasi 30.000 classi dagli asili ai licei in cui si educano e formano 570.000 minori. Per ogni alunno che sceglie la scuola paritaria lo Stato italiano risparmia 7.000 Euro. Significa 4 miliardi di euro risparmiati dallo Stato. Per intenderci, se domattina sparissero per magia tutte le scuole paritarie cattoliche, lo Stato non sarebbe in grado di garantire l’istruzione pubblica a mezzo milione di alunni e studenti».
Domandina finale per Fedez: uno dei tuoi datori di lavoro (Amazon) non paga le tasse in Italia. Farai una battaglia anche per questo e/o rinuncerai al cachet che ti deriva dal tuo essere testimonial per dissociarti da questa pratica scorretta?
Chiesa amica sì, ma solo quando fa comodo
Le parole di Fedez, a cui si sono legate come in una valanga quella di influencer, cantanti (come Elodie, che per tutta risposta ha ringraziato i genitori di non averla battezzata… benché si sia tatuata una croce enorme sul braccio!) e politici, non fanno i conti con il ruolo fondamentale che volente o nolente le curie svolgono nelle periferie d’Italia e nelle aree più depresse. C’è poco da riflettere sul fatto che molto spesso, dove lo Stato non c’è, siano solo il terzo settore e la Chiesa a costituire dei presidi di socialità (e di umanità).
Rileva, infatti, Coghe: «Quando la Chiesa Cattolica sfama, assiste, educa, cura e aiuta milioni di indigenti (italiani) tramite le Caritas, le Parrocchie, le Diocesi, le associazioni, le organizzazioni di volontariato e non profit, colmando lacune abissali dei servizi sociali pubblici in molte parti del Paese e arrivando in quartieri (italiani) in cui lo Stato ha il terrore di mettere piede, in tutti questi casi i comunisti col rolex non gridano scandalizzati all’ingerenza della Chiesa Cattolica negli affari dello Stato laico, e non invocano l’abolizione del Concordato di cui fino a ieri ignoravano l’esistenza».
Che dire poi dei tantissimi prelati uccisi per affermare la legalità in zone del Paese dove la malavita si sostituisce allo Stato? Quanti influencer e cantanti, per esempio, sono morti nel denunciare la mafia siciliano la n’drangheta? Zero. Sono esempi, forti e paradigmatici ma che danno il polso del livello infimo della polemica in atto.
Domanda, anche qui, per Fedez e soci: ma siete gli stessi che esaltate Bergoglio per le sue aperture sui gay o su temi che ‘pagano’ come il clima e l’ecologia, senza parlare di indebita ingerenza in quei casi?
Il silenzio (assordante) del Pontefice
A tutte queste analisi, però, ne va aggiunta una. Dov’è Bergoglio? Sempre in prima linea quando si tratta di migranti, ecologia, foto con i potenti del mondo (l’altro giorno si è fatto fotografare niente meno che con… Spiderman!) ora, nel momento di massima ‘crisi’ recente tra Vaticano e Stato italiano, il papa fa lo struzzo? Veramente, è possibile pensare che la mossa della Curia e della Segreteria di Stato vaticana fosse ignota a Bergoglio? Delle due l’una: o Bergoglio non sapeva che monsignor Gallagher (Segretario di Stato Vaticano) avrebbe fatto presso l’ambasciatore italiano (e ci pare impossibile) e ora tace per non compromettersi rispetto ad una linea che non è la sua, oppure, Bergoglio sapeva e sta tacendo per valide ragioni.
Ragioni ‘tattiche’ – qualora condivida la mossa fatta – e cioè per non alzare troppo il livello dello scontro in questa fase, ma anche possibili ragioni ‘strategiche’ – Bergoglio (personalmente) non condivide affatto la mossa, ma ha lasciato che fosse realizzata perché la Chiesa venisse ancora una volta minata nella sua autorevolezza e fosse dato un altro sostegno proprio al Ddl Zan. Fantascienza? Forse, ma il silenzio in molte occasioni ‘parla’: quello di Bergoglio è lampante. Nel punto che segue, con le parole di Gianluca Marletta, proveremo a capirne di più.
La Chiesa non sa (o non vuole?) comunicare efficacemente su certi argomenti
Questa vicenda mostra che la Chiesa – oltre ad una atavica difficoltà a relazionarsi ‘col mondo’ (profano) nell’epoca contemporanea – ha palesato una enorme difficoltà a tenere testa a livello comunicativo e mediatico con la nuova pletora dei media e degli attori informali (es. influencer) che partecipano a dibattiti come quello sul Ddl Zan e dintorni.
Caustico il commento su Facebook di Gianluca Marletta: «è sorprendente che un organismo come il Vaticano NON abbia capito che il vero potere sulle menti NON si esercita facendo proclami dal balcone! Un potere che parla in prima persona fa ridere: i veri poteri, che sanno come lavorare sugli “stati di spirito” collettivi, mandano avanti i pupazzetti (tipo Fedez) e ti manipolano come vogliono […] Ma devo insegnargliele io ‘ste cose ai Prelati? Non avete un’equipe di psicologi, di sociologi? Che bisogno c’era di fare il proclama dal pulpito: bastava indirizzare lo stesso messaggio a chi di dovere, in privato, sottovoce…E POI: volevi davvero ostacolare l’ideologia gender quando per anni te ne sei fregato? FAI COME LORO: impara dall’avversario! Compra o corrompi un centinaio di influencer, cantanti, calciatori, fa che tutto sembri spontaneo, che parta dal basso… Fai scrivere libri, paga giornalisti, circuisci comici e saltimbanchi. Si chiama SOFT POWER».
La domanda è: siamo davvero sicuri che in Vaticano non si sappia comunicare? Sono duemila anni che l’istituzione vaticana fa questo, ed è davvero difficile pensare non abbiano esperti e strategie a supporto. Dunque, anche qui avanziamo uno scenario alternativo e cioè che la maldestra incapacità comunicativa della Chiesa – soprattutto se comparata alle grandi doti mediatiche di Bergoglio su alcuni temi ‘mainstream’ – possa essere voluta o, quantomeno, non sia stata evitata in questa occasione.
Pedofilia: il grande cavallo di Troia
Che il tema della pedofilia sia uno dei più scivolosi nella Chiesa non serviva certo questo articolo per dirlo. Un tema così spinoso che non si può liquidare in poche righe e rispetto a cui vale la pena ricordare che tanto la Chiesa, così come qualunque istituzione, organizzazione o altra entità sociale e collettiva sono funestati da un fenomeno che ha la sua genesi nell’uomo – chiunque esso sia: prete, magistrato, infermiere, pensionato o maestro di scuola – e non, aprioristicamente, in una categoria (i preti, appunto). Fedez ha sollevato questo tema: i preti pedofili vanno processati e condannati in Italia. Bene, benissimo. Ma la proposta di Fedez fa il gioco della guerra occulta, quella cioè che confonde l’uomo col principio, tale per cui la responsabilità (personale) del singolo prete-pedofilo sia in realtà, in senso estensivo, di tutta la Chiesa. Corroborando così l’equazione lineare ‘prete = pedofilo’ che i media non mancano mai di alimentare.
Il che sarebbe come dire che se un pedofilo fa di mestiere il politico, allora tutti i parlamentari sono pedofili oppure, analogamente, tutti i postini o tutti gli edicolanti? Sanato questo riflesso pavloviano su cui Fedez gioca astutamente, vale la risposta della Chiesa che con il vescovo amministratore del patrimonio della Santa Sede ha replicato al rapper: «I casi accertati di pedofilia consumati sul territorio italiano sono giudicati dai tribunali italiani. Ma questo riguarda anche l’estero. Sapete bene che Cardinal Pell, assolto dalle infamanti accuse, dopo 2 anni di carcere è stato giudicato da un tribunale australiano». Questo non significa che nella Chiesa, come in tutte le ‘corporazioni’, esistano omertà e zone d’ombra, correità e levate di scudi, ma perché la logica (selettiva e individualizzante) delle singole ‘mele marce’ vale quando si parla di corruzione tra i politici, malasanità o di abusi in divisa e non quando si parla di tonache? Pensiamoci e forse avremmo già trovato metà della risposta.
Fonti: