Rigenerazione Evola | Cristianità “ascetica”: l’esicasmo (prima parte)

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A cura della redazione di RigenerAzionEvola

Dopo l’articolo sul movimento germanico del Neugeist, proponiamo, come promesso, il secondo articolo di Julius Evola in materia di cristianesimo in forma “ascetico-attiva”, con un breve commento del barone sulla pratica meditativo-realizzativa dell’Esicasmo, pubblicato sul “Roma” nel novembre 1955 (intitolato “Esicasmo Yoga cristiano”), che traeva spunto dalla lettura del volumetto L’Esicasmo Yoga cristiano – i centri “sottili” dell’essere umano e la Preghiera “segreta” nella tradizione del Monte Athos, saggio opera dello Ieromonaco (cioè, nelle Chiese ortodosse, il monaco che è stato ordinato sacerdote) Anthony Bloom, contenuto nel simposio Lo Yoga, scienza dell’uomo integrale, pubblicato in quell’anno dall’editore Giuseppe Rocco di Napoli. Di questo testo proporremo anche un estratto significativo.

Una delle tavole a colori contenute nella Theosophia Practica di Gichtel (1696), che illustra i sette centri energetici segreti del corpo umano, equivalenti ai chakra della dottrina induista

L’esicasmo, uno dei principali esempi di preghiera ascetica in forma litanica in ambito cristiano, diffusa soprattutto tra i monaci dell’oriente cristiano, è incentrata sulla ripetizione incessante del nome di Gesù, in particolare nella formula della cd. Iesou eukè, “preghiera di Gesù”, diffusissima in tutto l’ambito cristiano, che consiste nella ripetizione continua del Nome di Gesù, da solo o inserito in una formule del tipo “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia”, formula che, più in breve, è il ben noto “Kyrie eleison”.
Nell’Esicasmo la ripetizione è finalizzata alla ricerca dell’hesychía (dalla quale prende il nome), cioè di uno stato interiore annullamento della volontà ordinaria e dei riverberi psichici, onde favorire l’azione di forze spirituali in grado di ricondurre a forme più o meno profonde di ascesi e di ampliamento superindividuale della coscienza. La pronuncia incessante del Nome Divino può anche essere vocale, ma soprattutto deve essere “localizzata” in alcuni centri “sottili” dell’essere umano, in particolare nel Cuore, per facilitare il conseguimento di dati stati mistici. Spesso l’invocazione è abbinata ad altre pratiche, come ad esempio l’uso di determinate posture, il controllo del respiro, nonché tecniche particolari di preghiera vocale e collettiva previste dalle regole monastiche. E’ appena da accennare il fatto che l’esicasmo presenta sia una natura devozionale e salvifica, affine a tutte le forme di preghiera fondate sulla ripetizione e l’invocazione continua di nomi ed epiteti sacri, sia una natura esoterico-iniziatica, confermata peraltro nell’ambiente tradizionalista rumeno e dallo stesso René Guénon, come vedremo.
Il commento di Evola riflette le sue note posizioni di base sul Cristianesimo, per cui ogni parallelo con lo Yoga induista (correttamente inteso, cioè quale darshana il cui fine è pervenire alla realizzazione in senso metafisico e quindi sovra-individuale dell’essere umano, tramite l’unione di questo con l’universale) gli appare concettualmente inesatto. Tuttavia non è inopportuno notare, come ricordavamo poc’anzi, che nell’esicasmo stesso, come in tutte le forme di approccio spirituale, ci siano vari gradi di profondità, e che comunque l’oggettività quasi “scientifica”, “numinica” della causalità spirituale quale percepita da Evola che, per sua “equazione personale”, era centrato sulla dimensione conoscitivo-esoterica, “autorealizzativa” dell’individuo, è solo “coperta” nel Cristianesimo dal dualismo creatore-creatura, dal concetto di “peccato” e di “redenzione”, dall’intervento della Grazia nella preghiera o nelle pratiche ascetiche, ecc.., che sono tutti adattamenti essoterici di realtà metafisiche. Torneremo sul tema.
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di Julius Evola

tratto dal “Roma”, 24 novembre 1955

Da noi, dello Yoga ormai sa anche il pubblico non specializzato, anche se le sue idee riguardo a questa speciale disciplina indiana sono assai vaghe e fantasiose. Cosi alcuni metteranno più o meno insieme i fakiri e i cultori dello Yoga; altri penseranno essenzialmente a pratiche volte all’acquisto di speciali facoltà extranormali; altri ancora, per via di certe divulgazioni americaneggianti, si riferiranno a certi esercizi fisici comprendenti posizioni varie del corpo e un controllo del respiro e aventi finalità igienistiche, o giù di lì.

Molti sono i libri usciti sullo Yoga, in margine all’occultismo e al neo-spiritualismo contemporaneo: pochi sono però quelli che possono dare una nozione esatta e autentica di ciò di cui si tratta. Comunque l’interesse per lo Yoga in Occidente è un fatto reale. Cosi vi è chi si è domandato se lo Yoga è una disciplina priva di riscontro nelle nostre tradizioni, facente dunque parte di una spiritualità a noi estranea. Chi a tali materie si interessa. non può perciò non essere attratto dal titolo di un libro recentemente uscito: L’Esicasmo – Yoga cristiano (ed. Rocco, Napoli, 1955). Esisterebbe nel cristianesimo, un equivalente dello Yoga? Sarebbe possibile trovare gli stessi metodi e perseguire le stesse finalità di questo ramo della sapienza indù senza uscire dal dominio della religione venuta a predominare in Occidente?

Anzitutto, che cosa è l’Esicasmo? È una corrente ascetica appartenente, si, al cristianesimo, ma a quello greco-ortodosso, e avente per centro principale il famoso convento del Monte Athos. Come si sa, la Chiesa di Oriente, staccatasi da quella cattolica d’Occidente intorno al 1000, con questa ha in comune le idee fondamentali del cristianesimo, ma dà particolare risalto alla patristica greca, poco considerata dal cristianesimo latino ma spesso più ricca di riferimenti interessanti, non privi di relazione con le dottrine degli antichi Misteri. Il termine «esicasmo» viene dalla parola greca «esikìa» che vuol dire pace, riposo: e la corrente si chiama cosi perché indica nella pace interiore la condizione prima per ogni realizzazione nel campo della vita spirituale.

L’attenzione sull’Esicasmo è stata recentemente attirata soprattutto da scrittori rifacentisi alle idee di René Guénon, appunto con l’intento di ritrovare, nei quadri del cristianesimo, una specie di dottrina segreta e di pratica dell’alta contemplazione. Tuttavia, quanto a punti di contatto con lo Yoga indù, essi sono scarsi e d’ordine assai subordinato.

Il simbolo tradizionale del Cuore, sedes sapientiae, nella versione cristiana del Sacro Cuore di Gesù, che promana fuoco e luce

Scorrendo il libro in quistione, interessante sotto più di un punto di vista, si vede che, a tale riguardo, il tutto si riduce al fatto che, come nello Yoga, nell’Esicasmo si incontrano discipline spirituali che si applicano anche al corpo, nel senso che determinati punti del corpo sono indicati come i luoghi ove la mente deve concentrarsi per facilitare il conseguimento di dati stati mistici. Si tratta soprattutto di un centro situato nel cuore; concentrandosi in esso, sospendendo a lungo il respiro ed invocando mentalmente senza interruzione il nome di Gesù i monaci esicasti dicono di conseguire un miracoloso ampliamento della coscienza, l’illuminazione, l’estasi.

Lo Yoga conosce effettivamente pratiche analoghe, centri segreti del corpo, uso del respiro, ripetizione di formule magiche o sacre. Ma anche a prescindere dal fatto, che nello Yoga tutto ciò ha uno sviluppo ben più vasto, esatto e sistematico, resta una differenza fondamentale, quanto al senso e al fine di procedimenti del genere: differenza dovuta alla profonda eterogeneità esistente fra tutto ciò che è cristianesimo e lo sfondo metafisico proprio alle forme più tipiche di Yoga. Naturalmente, qui dobbiamo limitarci ad un semplice accenno, intorno a due punti.

Il primo, è che nel cristianesimo l’intervento della divinità, sotto forma di grazia, è la condizione per ogni realizzazione mistica. Tutto ciò che l’uomo può fare, le sue discipline, i suoi esercizi, le sue mortificazioni ascetiche, servono solo come preparazione. Anzi. secondo alcuni teologi, perfino questa opera di preparazione propiziatrice della grazia presupporrebbe una forma speciale di grazia.

Invece le discipline dello Yoga hanno un carattere autonomo e determinante. Prescindono dall’intervento divino. Si può dire che lo Yoga prende sul serio ciò che è detto, tuttavia, negli stessi Vangeli, ossia che si può usare la violenza sulle porte del regno del cieli.

In secondo luogo, il cristianesimo s’incentra nei rapporti fra un creatore e una creatura tarata dal peccato originale. Nulla di ciò si trova nello Yoga. L’idea di un creatore vi è assente, o vi ha una parte del tutto secondaria. La divinità fa tutt’uno con l’essenza più profonda dell’Io, che non è creata, ma è eterna. E non si tratta di redimersi dal peccato; si tratta invece di «svegliarsi», di riprender coscienza di ciò che fondamentalmente si è e di cui ci si è dimenticati per l`intervenire di una forma trascendentale di «ignoranza», detta avidya. Quindi, la «conoscenza» come centro, al posto della devozione, dell’anelito verso la salvazione e la redenzione mediata dal sacrificio del Cristo.

Per via di questi punti essenziali (e molti altri se ne potrebbero aggiungere), ogni analogia fra una qualunque forma di ascesi o di mistica cristiana, e lo Yoga, avrà sempre un carattere esteriore. I due domini corrispondono a vocazioni del tutto diverse. Quanto all’Esicasmo, esso, nel cristianesimo, rappresenta una corrente interessante e poco nota; per cui il libro dianzi segnalato assolve ad un utile ufficio d’informazione. Però parlare di uno «Yoga cristiano» è, secondo noi, una contraddizione in termini.