“Cenerentolo” e altre fiabe

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(Tratto da electomagazine.it) di Andrea Marcigliano


Dunque… leggo – sinceramente non ricordo dove – che in America o in Inghilterra, comunque nel mondo anglosassone, una ineffabile coppia di “scrittori”, dei quali mi rifiuto di ripetere i nomi, si sarebbe messa a… riscrivere le fiabe. Le fiabe tradizionali intendo. Quelle dei Grimm, di Perrault, tanto per citare le due raccolte più famose. Quindi non una riscoperta di tradizioni fiabesche ignorate, come ha fatto Calvino per quelle italiane e, con molto maggior senso del magico, W. B. Yeats per l’Irlanda. E neppure delle fiabe nuove, inventate di sana pianta, come quelle “al telefono” del buon Rodari… che, poi, ad essere sinceri, fiabe non sono, ma solo raccontini. Carini, ma senza alcunché di fiabesco. E infatti, in genere, annoiano. Soprattutto i bambini. Come tutta la, cosiddetta, letteratura loro dedicata. Con rare eccezioni… Vedi Harry Potter…
Comunque i due geniali scribi anglofoni stanno riscrivendo, a loro modo, le fiabe tradizionali. Quindi, non inventano nulla. Ma riadattano ciò che è stato tramandato per secoli. Ovvero, di generazione in generazione… perché questo è il significato vero di “saeculum”. Generazione. Non gruppo, astratto, di cento anni. E, ogni tanto, non è male ricordarlo… Anche questa, per altro, grande novità non sarebbe. Riadattamenti, più o meno riusciti, delle fiabe tradizionali si contano a staja. Dai recenti film gotici come Maleficent e Biancaneve e il cacciatore, ai vecchi fumetti in versione birichina, che venivano consumati, negli anni ’70, da adolescenti brufolosi e militari di bassa forza (come si diceva un tempo) e che uscivano dalla matita di disegnatori non banali come Leone Frollo… Resta, nella memoria, indelebile il titolo Biancaneve sotto i nani.
Niente di che meravigliarsi, quindi. Solo che questa volta le fiabe verrebbero riadattate per renderle… politically correct. Ovvero consonanti con la nuova ideologia gender, o come diavolo si chiama. In sostanza, Cenerentola diventerebbe Cenerentolo. Già, un giovinotto costretto a lavori umilianti. Immagino da un patrigno e da dei fratellastri. E questo ci potrebbe anche stare. Ma mi domando: sarà una principessa o un principe che lo solleverà dalla sua triste condizione? E la scarpetta verrà sostituita da uno scarpone numero 45? E la Fata Madrina? Sarà un “Fato”? Ovvero una fata maschio o, meglio ancora, transgender… E di che sesso saranno i topolini trasformati in valletti? Parlare di “tope” mi sembrerebbe, sinceramente, poco elegante. E inopportuno anche politicamente…
Se poi ci spostassimo su altre fiabe… l’immaginazione comincerebbe a vacillare. Un Biancanevo maschio con sette nani. O sette nane? Manco la buonanima del succitato Leone Frollo avrebbe potuto immaginarlo. Meno problemi, qui, con il principe. Uno che se ne va in giro per i boschi in calzamaglia azzurra… beh, è già bello che pronto per essere arruolato dalla nuova ideologia gender… E Cappuccetto Rosso? Non sarà che la nonna diventa un nonno, preferibilmente transex? E il povero lupo? Non parliamo, poi, di un Bello addormentato nel bosco. Evidentemente cullato dal reddito di cittadinanza… e non riesco a immaginare, per quanti sforzi faccia, l’evoluzione sessuale di Hansel e Gretel. Quanto alla Principessa sul pisello… beh, cosa possa diventare appare scontato. Basta cambiare preposizione…
Ora, mi scuso per le battutacce da caserma di un tempo – probabilmente reminiscenze indotte dal ricordo di certi fumetti che vi giravano a tonnellate… Però, vorrei osservare, a bassa voce, una cosa. In questa smania, priva del senso del ridicolo, di costringere tutto, ma proprio tutto nei nuovi canoni ideologici del gender, mi sembra si celi ben più dell’umana stupidità e furberia di scribacchini in cerca di denaro e notorietà. Vi è qualcosa di più… oscuro.
Perché, vedete, le fiabe rappresentano l’anima profonda, se vogliamo il subconscio, dei popoli e delle culture. E sono antichissime. Tanto che alcuni studiosi fanno risalire storie come quella di Cappuccetto Rosso addirittura ad un archetipo del paleolitico. Ai nostri, remoti, avi cacciatori raccoglitori, che vivevano nelle grotte e, presumibilmente, si raccontavano storie intorno al fuoco. Nelle lunghe, e minacciose, notti invernali. E nelle fiabe I ruoli, anche sessuali, non sono variabili. O intercambiabili.
Le figure femminili, che vi dominano, rappresentano non modelli sociali che subordinano la donna all’uomo, come vorrebbe l’attuale, imperante, cretineria intellettuale. All’opposto, incarnano le potenze magiche della vita. Il suo mistero. La sua bellezza e, talvolta, anche la sua crudeltà. Renderle “fluide”,transgender, significa non solo snaturare un racconto. Implica l’andare a ledere i fondamenti della cultura umana. Distruggere ogni rapporto con le potenze che si celano dietro alla natura. Evertere e alienare la psiche da tali fondamenti. I bambini del futuro che dovessero crescere con Cenerentolo e altre storie (volutamente) distorte, non sarebbero più aperti, privi di pregiudizi, socialmente sensibili e liberi. Sarebbero… altro. Qualcosa di completamente alieno dalla natura umana. Qualcosa di profondamente malato. Oserei dire… corrotto alla radice. Oserei, se questo non fosse scandalosamente politically uncorrected