Armati di KULTUR! Novità dagli scaffali

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IL SENSO DELL’ASSOLUTO

Titolo completo: Il senso dell’Assoluto. Avere un centro.
Autore: Frithjof Schuon
Anno: 2018
Pagine: 166
Il libro: “Talora è più difficile, in maniera paradossale, trovare un titolo che scrivere un libro; si sa sempre quanto si vuol dire, ma non sempre come chiamarlo… Sceglieremo perciò il titolo del primo capitolo: ‘Avere un Centro’, questo introduce a suo modo i capitoli seguenti, che trattano d’antropologia su tutti i piani e anche, più avanti, di metafisica e di vita spirituale. C’è l’ordine dei principi, che è immutabile, e quello dell’informazione – tradizionale o altra – di cui si può dire che è inesauribile: da una parte nel libro non tutto sarà nuovo per i nostri lettori abituali, e dall’altra vi troveranno tuttavia delle precisazioni e illustrazioni che possono avere la loro utilità. Non si hanno mai troppe chiavi per la ‘sola cosa necessaria’, anche se i riferimenti sono indiretti e modesti”. (Dalla prefazione)
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FUOCO ANNO 1 N.2

«HANNO UCCISO L’UOMO MASCHIO»
Torna ‘FUOCO. Informazione che accende’
Dopo il numero di lancio della rivista, FUOCO torna con un nuovo numero altrettanto incandescente e che disturberà il sonno dei tanti soloni del politicamente corretto. Lo Speciale è dedicato ad un’analisi a trecentosessanta gradi sullo stato di salute del ‘maschio’ nella società contemporanea, sempre più odiato, maledetto, rinnegato. Come se la passa l’uomo nella società che ha decretato la mascolinità (‘tossica’) come il nemico del XXI secolo?
E’ la retorica del ‘siamo tornati al medioevo’ come ci racconta Claudio Risè scrittore e psicologo. Proseguiamo il nostro Speciale con Costanza Miriano, autrice del best seller ‘Sposati e sii sottomessa’, che fa il punto sul rapporto uomo-donna e sul valore delle differenze tra i sessi. Proprio i sessi e le loro polarità sono il perno dell’approfondimento di Silvana De Mari. Infine, il contributo di Renzo Giorgetti che analizza il tema dal punto di vista della Tradizione.
Spazio poi a Jacopo Coghe, leader di Pro Vita e Famiglia che sferra una risposta a tutto tondo ai Fedez di turno, replicando così a tutti i finti-buoni che hanno paura della ‘vita’ e fanno della cultura della morte la loro bandiera.
Proseguiamo poi con una rassegna per analizzare i tanti anniversari di questo 2021: l’€uro, il G8 di Genova, la caduta delle Torri Gemelle e la guerra in Afghanistan con Andrea Marcigliano. Parallelamente, Claudio Mutti fotografa la sovranità (limitata) dell’Italia proprio in occasione dell’imminente G20 che vedrà il nostro Paese ospitare gli altri ‘grandi’. Senza dimenticare il fronte dei ‘Paesi canaglia’, periodicamente sotto attacco, in una sferzante analisi di Hanieh Tarkian.
Marco Scatarzi, prova a delineare quelle opzioni di lotta per il ribelle e passare al ‘bosco’ quando il bosco non c’è (più), mentre Fausto Andrea Marconi ci mette in guarda sull’evoluzione dell’homo sapiens che è sempre più homo migrans e culturalmente no-border.
Ampio spazio, poi, agli approfondimenti più inaspettati. Con un’analisi controcorrente sugli 883 di Max Pezzali, la celebre band musicale i cui testi vengono riletti in chiave ‘esoterica’ e metapolitica, e nella caustica radiografia che Gianluca Marletta fa di Harry Potter, opponendo al ‘maghetto’ la ben più solare saga de Il Signore degli Anelli.
Si parla poi di sapienza antica e dottrina Tradizionale con gli scritti di Mario Polia e Alessandro Zanconato.
Senza dimenticare l’attualità. Sia con l’approfondimento a cura di Stefano Conti, esponente sindacale dell’UGL sullo smart working e diritto alla disconnessione, che con una analisi sul poco noto tema della sovranità digitale grazie all’articolo di Riccardo Tennenini. Termina il quadro la lucida analisi di Enrica Perucchietti sul Grande Reset.
Completa il numero una intervista a Pietro Perconte, admin di Sinistra Cazzate e Libertà per dimostrarci che la satira non è (solo) di sinistra, anzi!, e chiudiamo con la celebrazione per i cento anni del Milite Ignoto con Cristina Di Giorgi.
E tanti, tanti altri articoli e Autori nel 2° numero di FUOCO!
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FASCISMO E TRADIZIONE TRA CULTURA E POTERE

Titolo Completo: Fascismo e Tradizione tra cultura e potere. Il contributo di «Diorama filosofico» (1934-1943) 
Autore: Calabrese Antonio
Anno: 2012
Pagine: 232
Il Libro:  Il libro analizza il periodo che va dal 1934, primo anno di vita di “Diorama”, ai primi anni Quaranta, in cui la bufera della guerra andava progressivamente spegnendo ogni interesse degli ambienti tradizionalisti nei confronti del regime e ogni loro residuo di vivacità culturale. Il volume esamina i contributi di autori provenienti da differenti aree culturali: dagli spiritualisti agli esoterici, dai cattolico-tradizionalisti agli scienziati razzisti, fino ad arrivare ad ambienti contigui all’area tradizionalista germanica, brodo di coltura dell’impianto dottrinario del Terzo Reich. Nel secondo capitolo sono trattate le figure di alcuni intellettuali italiani vicini a Julius Evola, curatore della pagina culturale del quotidiano di Farinacci, i quali hanno fornito i primi supporti ideologici a quel razzismo, sia spiritualista che biologico, che ha visto la sua maggiore fortuna nell’Europa degli anni Trenta.
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I CAVALIERI

Titolo completo: I Cavalieri
Autore: Aristofane
Anno: 2020
Questa non è una recensione alla commedia “I Cavalieri” di Aristofane, appena pubblicata dalle Edizioni di Ar, con traduzione, prefazione e annotazioni di Claudio Mutti, per l’ovvia ragione che si tratta di un classico con alle spalle già una bibliografia sterminata. Quindi non parlerò dell’opera ma del perché le Ar l’abbiano proposta adesso. Chiaramente la scelta ha a che fare con la polemica aristofanesca nei confronti dell’Atene democratica dominata da demagoghi alla Cleone. Da qui, chi fosse interessato alla cosa potrebbe leggere I Cavalieri come il completamento di un trittico di opere, tutte riferite alla turbolenta vita politica ateniese e aventi la loro ‘stella polare’ nella critica alla democrazia. Precisamente, non tanto alla democrazia “in sé”, bensì ad un particolare tipo di democrazia che oggi sarebbe, molto probabilmente, bollata come populista, ma che, a mio parere, è un’altra cosa, e non certo banalmente perché parlare di populismo in riferimento all’Atene del V secolo sarebbe esercizio del tutto anacronistico.
Per rispondere alla questione, s’intende, in maniera assai sommaria, bisognerà andare quindi agli altri due testi del trittico, vale a dire Contro la democrazia estrema. La virtù e il buon governo, dell’Anonimo di Giamblico, edito sempre dalle Ar nel 2018, e Il regime politico degli Ateniesi, attribuito allo Pseudosenofonte e pubblicato dalle Edizioni all’insegna del Veltro nello stesso anno, con la curatela di Mutti, autore pure di una pregevole introduzione. Parto proprio dall’opera pseudosenofontea, incentrata sulla critica ad un tipo di democrazia che ben potrebbe essere definita talassocratica, ovvero imperniata sull’espansionismo marittimo. Una democrazia, insomma, inserita in una cornice storica precisa (l’Atene uscita vittoriosa dalle guerre persiane e potenza egemone della Lega delio-attica), con altrettante precise corrispondenze socio-politiche (la mobilitazione dei ceti inferiori del demos ateniese), che solo astrattamente può essere ricondotta a moduli ‘populistici’ (a meno che non si voglia estendere il concetto di populismo a tal punto da adeguarlo ai più svariati contesti, con l’ovvia conseguenza della sua progressiva perdita di concretezza), di solito non derivanti da ragioni principalmente di politica estera come invece nel caso della democrazia talassocratica, con la sua annessa carica di violenza predatoria ai danni delle póleis ‘alleate’.
Pure il testo dell’Anonimo di Giamblico ha come suo bersaglio immediato la democrazia dei demagoghi, andando però contemporaneamente a colpire anche “le trasformazioni istituzionali avviate dalla riforma di Efialte e di Pericle del 462 a.e.v., che della democrazia estrema sono le premesse storico-concrete” (dalla illuminante introduzione di Francesco Ingravalle), nel mentre guarda con favore all’antecedente modello di democrazia oplitica (sempre Ingravalle). Anche qui il populismo sembra entrarci davvero poco, essendo il modello criticato sempre riconducibile alla spinta talassocratica ateniese, mentre la politeía vagheggiata risponde a cambiamenti del tutto interni alla storia greca e poco comparabili con le esperienze populiste, di certo mai nate da esigenze di carattere militare. Resta in ogni caso inoppugnabile, almeno a mio parere, la constatazione che chi voglia capire il funzionamento e soprattutto le degenerazioni della democrazia proprio là dove è stata ‘inventata’, non possa evitare la lettura di questo ‘trittico’ di opere. Così come non credo possano sfuggire al lettore attento alcune ‘similitudini’ con la fase attuale della democrazia ‘italica’, cosa, fra l’altro, già suggerita dall’immagine di copertina dei Cavalieri di Aristofane…
Giovanni Damiano
 
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RIBELLI E BORGHESI

Titolo completo: Ribelli e borghesi. Nazionalbolscevismo e rivoluzione conservatrice (1914-1933)
Autore: Franco Milanesi
Anno: 2011
Pagine: 304
Il libro: La prima guerra mondiale segna la crisi dei fondamenti della modernità europea e apre una fase di sperimentazione sociale, politica e culturale. Nel campo di forze indirizzato al superamento della forma borghese, il nazionalbolscevismo e la rivoluzione conservatrice rappresentano espressioni significative, estranee sia alla democrazia liberale e socialista, sia al fascismo e al comunismo sovietico. Al loro interno emergono figure di militanti e intellettuali come Ju?nger, Niekisch e von Salomon. A partire dagli anni Trenta la repressione e il conformismo contribuiscono all’esaurimento delle innovazioni emerse da questi movimenti antisistema.
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