L’ESTATE CHIAMA… A RACCOLTA! – di Coscienza e Dovere

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(a cura della Comunità Militante Coscienza e Dovere – TNT Studenti & Dinamite)

Estate 2021. Non è la prima volta che ci troviamo ad affrontare e a riflettere su questo periodo e ciclo dell’anno. Afa e sudore, spensieratezza e incoscienza, valvola di sfogo di un anno di alienante lavoro o annullamento da lavoro stagionale.

L’estate, checché se ne dica, può esser tutto e può esser nulla. Dipende da che punto di  vista la si vuol vedere e vivere.

Noi, la vogliamo vedere dal punto di vista simbolico, affinché la riflessione militante che vi poniamo possa aprire le porte ad una maggiore consapevolezza nell’intima quotidianità di questo ciclo diventato, per noi moderni, così caotico e vorace.

Caldo, serenità, colori e frutti della terra, non possono che coronare questo periodo e rendercila sua dimensione positiva e sacra, nel quadro dell’intero ciclo annuale caratterizzato da colori, temperature e ostacoli che, invece, quasi legittimano lo sforzo lavorativo. Una bilancia perfetta, manifestazione dell’organicità della vita. Ma se l’estate è un dono per il suo generoso raccolto, essa oggi ha assunto un potenziale pericolo per chi la concepisce solo come un periodo di distensione e non di (ri)preparazione all’inverno e a tutto l’anno venturo. 

Un contadino saggio, anche se entusiasta della fertilità della sua terra e del pasciuto bestiame, non si farebbe mai inebriare dai frutti ottenuti, fino al punto di non curare più i suoi campi in estate, perchè  finirebbe nel breve arco di tre mesi tutte le provviste faticosamente fatte durante tutto il resto dell’anno. La gioia che lo pervade lo spingerà a rimescolare la sua terra, a renderla ancora più fertile per l’inverno che è alle porte. Di fatto, un detto che salta spesso sulle bocche degli anziani è: “Il contadino ha paura quando splende il sole, non quando piove”, per indicare il dovere di rimanere vigili in ogni istante, di vegliare sui momenti di calma, di sfruttare questi ultimi per migliorarsi, e non per abbandonarsi e lasciarsi andare.

Consideriamo indispensabile riportare questo esempio nella vita del militante che vuole riscoprire e vivificare le virtù sacre della Tradizione. Perchè militanti lo si è sempre, ogni ora e momento, tutto l’anno. L’adesione e la fedeltà a questi valori è misurata anche da come ci si pone nel periodo estivo. È ipocrita infatti quel militante che si affanna durante l’anno e che, arrivata la bella stagione, tira i remi in barca, e, in modo arrogante, reclama le sue “ferie” per l’attività invernale svolta: al contrario del contadino, egli non dimostra di partecipare all’ordine del cosmo equilibrando i momenti e i cicli di tutta la sua vita, bensì egli dimostra di essere agitato dalla smania attivistica, che come risultato ha solo quello di cancellare, distruggere.

Se la nostra scelta è uno stile di vita, non esistono pause né ferie. Come si suol dire, “la militanza non va in vacanza”! Ed è proprio nel fare i conti con noi stessi, nello scontro fra gli interessi personali e i doveri militanti, che comprendiamo ancora di più come doverci comportare e che stile dover adottare, in momenti di crisi e pesantezza verso l’attività militante. La militanza è un impegno che si assume davanti all’Idea e ai propri Camerati.

Essa è il continuum di chi ci ha preceduto. In quest’era non famosa per le guerre di trincea, siamo chiamati a combattere non più con armi vere ma con i nuovi strumenti che questo sistema ha creato, rispondendo a mistificazioni e falsificazioni storiche e spirituali, alle menzogne politiche, alle lotte sociali, allo svilimento delle figure maschili e femminili e alla devianza mortifera della gioventù. 

Sappiamo bene che tutto questo non è facile. E non è la battaglia di un giorno, bensì la guerra di una vita! Anche per questi motivi, il riposo deve far parte delle nostre vite, proprio per ricaricare le batterie che ci serviranno nel nuovo assalto che riprenderà con la riapertura delle scuole, l’inverno, e chissà quale nuova sfida il cosmo vorrà porci.

Però – nell’eccessiva “ricarica” di queste batterie – rischiamo di fare un danno, perdendo tensioni, slanci e tempo prezioso, e lasciando ulteriori possibilità di conquista ad un nemico che è già in forte vantaggio.

Così, l’estate chiama a raccolta: traccia la linea fra lo schieramento di chi, secondo gli stessi ritmi del Sole, assume con consapevolezza e sacrificio la responsabilità di difendere il mondo e la sua Bellezza, e quello di chi, invece, fa il gioco del nemico con la complicità dell’indifferenza e delle giustificazioni.

Per questo motivo l’estate è raccolta: per rinsaldare i cuori, rinvigorirsi e rigenerarsi. Perché se Vita est militia super terram, non si possono sperperare i propri semi ed energie incoscientemente, vivendo un’estate all’insegna di un giustificato disimpegno.

L’estate è raccogliere per già preparare sapientemente la semina, sempre in guardia contro i due peggiori nemici del militante: la degenerazione nell’attivismo e l’imborghesimento di chi, sentendosi arrivato, reclama onori e… ferie!