QUESTA È SPARTA – 40

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«Tutti i Greci sanno quello che è giusto fare ma solo gli Spartani lo fanno»
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Questa espressione è attribuita a un anziano signore che, durante i giochi di Olimpia, si aggira tra le tribune. Cerca inutilmente un posto a sedere finché, entrato nel settore degli spartani, trova davanti a sé giovani e adulti in piedi per cedergli il posto. A questo gesto l’intero stadio, fino a quel momento indifferente, dirompe in un applauso.
Secondo altre fonti, il contesto nel quale viene pronunciata questa frase è da ricostruire ad Atene durante le Panatenee, feste in onore della dea Atena che si celebrano ogni quattro anni. In una di queste occasioni un anziano signore viene schernito da alcuni giovani ateniesi che, con la scusa di volergli cedere il posto, lo fanno girovagare da una parte all’altra. Solo nel settore degli Spartani si degnano di alzarsi per farlo sedere.
Questa famosa citazione mette in risalto la disciplina e il rispetto per gli anziani con cui vengono formati gli uomini di Sparta. Al contrario, gli altri cittadini greci – pur sapendo quale comportamento andrebbe tenuto – rinunciano ad agire di conseguenza.
In questo aneddoto si ritrovano due tipologie umane: una educata all’azione nobile, l’altra in balia dell’individualismo e incapace di rinunciare alle comodità.
Entrambe hanno in comune la consapevolezza di quale sia il comportamento da tenere ma solo gli spartani sono capaci di metterlo in pratica perchè dedicano più attenzione all’esercizio su di sé che allo studio.
Al giorno d’oggi, in un mondo sempre più preda dell’individualismo, l’uomo è alla costante ricerca del soddisfacimento dei bisogni materiali. Per saziare la propria avidità di successo, potere e denaro, l’uomo moderno si pone in competizione costante. Quello che conta è accumulare più degli altri, a discapito di chiunque altro.
Le regole sociali e morali di questa economia del saccheggio sono basate sull’ostentazione e sul possesso. Non conta più chi si è, conta ciò che si ha. Per questo la dignità e l’attitudine al sacrificio sono derise e messe in secondo piano rispetto alla fama e alla ricchezza.
Come ieri il comportamento irrispettoso dei greci nei confronti dell’anziano signore, così oggi l’eliminazione di tutto ciò che non porta profitto, sono atteggiamenti da ricondurre a una causa di natura interiore: si è persa l’etica della responsabilità, il senso del dovere, il coraggio e l’eroismo. Valori sostituiti dal protagonismo, dalla convenienza, dalla ricerca del successo, dal titanismo.
L’antidoto a questa malattia dilagante è determinato da una rigenerazione morale, etica e spirituale dell’uomo. Rigenerazione che può essere perseguita solo attraverso una profonda formazione militante che insegni a essere di esempio. Avere formazione significa essere in grado di dare forma all’azione, mettere ordine nella propria vita. 
Una “grande guerra santa” da combattere dentro se stessi e contro se stessi. Contro cioè quella parte di Ego che va imbrigliata e tenuta a bada. Una volta fatto questo, si potrà vivere in maniera esemplare, coerenti nei fatti con le virtù che si enunciano a parole, in armonia con ciò che è buono, bello e giusto.