Comunità Militante FUROR | Il significato del lavoro nel mondo moderno

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Oggigiorno il lavoro rappresenta per l’uomo moderno l’unico obiettivo da raggiungere. L’uomo vive per lavorare, non lavora per vivere.
Per carità, non vogliamo certo dire che il lavoro sia sbagliato, anzi quest’ultimo rappresenta per l’uomo un’attività nobile, la quale rappresenta una forma di sostentamento. Il problema è che il lavoro viene inteso come l’unico fine della vita, assolutamente distaccato dalla Sfera Spirituale.
Mentre per l’uomo borghese il lavoro rappresenta uno strumento capace di far scalare le classi sociali e di legarsi alla sfera materiale, per l’uomo libero il lavoro è uno strumento, un campo di prova per legarsi ancor di più al Sacro. Oggi lavorare vuol dire sacrificare la propria vita per dedicarsi alla produzione ed al consumo, vuol dire creare un contratto fondato sul profitto, vuol dire diventare individualista e competitivo.
Il lavoratore odierno pensa a soli due fattori: alla produzione ed al guadagno. “Io produco, consumo e guadagno, del resto non mi importa. Se rappresenti un ostacolo per il mio percorso, devi essere eliminato!”. Molto vicina ad Hobbes questa frase vero? Eh sì, questo perché il materialismo ha preso troppo piede ed ora si occupa di colpire tutti i settori propri della vita umana, come il lavoro appunto.
Il lavoratore, mosso dal motto “produci-consuma-muori”, compie la sua (agit)azione in vista dell’utile, ed ecco perché è individualista. Se ben ci ricordiamo, l’individualismo è caratterizzato da altri antivalori, come l’utilitarismo appunto, l’edonismo (se il lavoro diventa un vizio, una passione di cui non possiamo fare a meno, allora diviene a far parte di una sorta di epicureismo marcio), l’egocentrismo (competizione ossessiva) e molti altri. A chi dobbiamo rendere grazie, dunque?
Al capitalismo in primis, poiché vuole contratti vitali fondati sul dare e avere, e poi al marxismo, il quale riduce la vita all’economicismo. La società moderna, che sforna uomini imborghesiti fin dalla nascita, è la vera colpevole, poiché insegna ai suoi figli che per vivere nel mondo antitradizionale “bene” devono lavorare e produrre. Che il lavoratore guadagni o meno non è importante, l’importante è che produca e consumi. A guadagnarci veramente è, alla fine, solo la società. Qui ritorna il motto iniziale “Vivere per lavorare”.
La società guadagna grazie alla produzione ed al consumo, il lavoratore? Beh, il lavoratore capirà di aver buttato la sua vita dietro ad una ossessione che alla fine dei conti non gli ha dato nulla.
Dicono che il lavoro (quello odierno si intende, non quello dell’uomo libero antico) rappresenti la vera libertà. Siamo schiavi della libertà allora!