Con la scusa della pedopornografia i nostri dispositivi saranno sempre più controllati

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La solfa è sempre la stessa: i telegiornali ci bombardano costantemente parlando di quei paesi in cui i “diritti civili” non vengono rispettati… ma poi, noi, i tanto rispettabili Paesi occidentali civilizzati, quanto siamo disposti a barattare la tanto decantata libertà con qualcos’altro?
Troppo poco clamore ha infatti suscitato la recente notizia che con il pretesto di contrastare la diffusione del materiale pedopornografico, tutta la nostra messaggistica, dagli SMS alle mail, sarà vagliata dall’intelligenza artificiale.
Il parlamento europeo ha approvato il Regolamento “Chatcontrol” che pone le basi per controlli automatici e a tappeto sui nostri dispositivi elettronici. 
L’impressione è che dietro la comoda bandiera del sacrosanto contrasto alla pedopornografia, il legislatore europeo persegua non già l’interesse dei cittadini ma quello di soggetti privati quali OTT e Big Tech, che tanto hanno bisogno dei nostri dati personali. 
La certezza è, invece, che l’indirizzo ormai preso dal libero, liberissimo occidente, è quello di un monitoraggio capillare della vita privata dei suoi cittadini, secondo solo al Leviatano cinese e al suo “sistema di credito sociale”.

(tratto da ansa.it) – L’eurocamera approva regole temporanee per lotta a pedopornografia online

BRUXELLES – Il Parlamento europeo ha approvato delle norme temporanee che permettono ai fornitori di servizi web di continuare a contrastare, su base volontaria, la presenza di materiale pedopornografico online. Durante la pandemia si è osservato un preoccupante aumento del volume di materiale pedopornografico su Internet.

Per questo motivo il Parlamento Ue ha approvato, con 537 a favore, 133 contrari e 24 astenuti, una nuova legislazione per tutelare meglio i minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali, quando utilizzano servizi di webmail, chat e messaggistica. L’accordo raggiunto ad aprile scorso prevede una deroga temporanea all’articolo 5, paragrafo 1, e all’articolo 6, paragrafo 1 della direttiva 2002/58/EC, che tutela la riservatezza delle comunicazioni e dei dati relativi al traffico online. Questa legislazione temporanea si applicherà per un massimo di tre anni, o meno se nel frattempo saranno concordate nuove regole permanenti per affrontare l’abuso sessuale dei bambini in rete.

Secondo le nuove norme, i fornitori di servizi di webmail, chat e messaggistica possono decidere di continuare a individuare, rimuovere e denunciare abusi sessuali sui minori online. Potranno anche adottare misure per contrastare il cyber grooming e segnalare i presunti abusi alle autorità di contrasto e giudiziarie o alle organizzazioni che agiscono nell’interesse pubblico contro l’abuso sessuale sui minori. Dovranno però utilizzare tecnologie il più possibile rispettose della privacy.