Rapporto ONU condanna USA sull’assassinio del Generale Soleimani

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Un rapporto del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite intorno all’ucisione del Generale Qassem Soleimani sottolinea ufficialmente che l’episodio intrapreso dagli Stati Uniti rappresentò una violazione palese del diritto internazionale .
Il documento denominato ”Esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie” è il primo che affronta la questione dell’assasinio del Generale Soleimani da un prospettiva squisitamente giuridica. Prima di allora infatti l’episodio è stato frutto di svariate analisi circa le sue implicazioni politiche ma mai alla luce dell’attuale diritto internazionale. Nella prima parte il report descrive il graduale inserimento dei droni nei contesti di guerra internazionali e di come il loro uso indiscriminato, caratterizzato da segrettezza e assenza di controllo, mette a dura prova il fondamento stesso della Carta delle Nazioni Unite.  A tal proposito vengono fatte dappima delle raccomandazioni generali per riportare ordine nel loro utilizzo e quando si invoca l’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite sul diritto all’autodifesa quindi viene passato in rassegna il caso del Generale iraniano Quassem Soleimani.
L’uccisione mirata del generale Soleimani nel gennaio 2020 è il primo incidente noto in cui uno Stato ha invocato l’autodifesa come giustificazione per un attacco contro uno Stato-attore, nel territorio di un altro Stato” viene detto nel Rapporto ONU, mettendo in luce come l’attacco statunitense abbia violato il divieto dell’uso della forza di cui all’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite: <<I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite >>.
Il rapporto descrive l’uccisione come un punto di rottura nel diritto internazionale. L’attacco è stato diverso dai casi precedenti perché è stato lanciato contro un attore non statale.
Inoltre, sulla base della motivazione presentata dagli USA al Consiglio di Sicurezza per giustificare l’intervento contro il Generale Soleimani, il Rapporto ribatte che 
<<Non è stata fornita alcuna prova che il generale Soleimani stesse pianificando un attacco imminente contro gli interessi degli Stati Uniti, in particolare in Iraq, per il quale un’azione immediata era necessaria e sarebbe stata giustificata. Non è stata fornita alcuna prova che un attacco di droni in un paese terzo fosse necessario o che il danno causato a quel paese fosse proporzionato al danno presumibilmente evitato>>,
La conclusione del documento del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite è che << Alla luce delle prove che gli Stati Uniti hanno fornito finora, il bersaglio del generale Soleimani, e la morte di coloro che lo accompagnavano, costituiscono un’uccisione arbitraria per la quale, secondo il diritto internazionale dei diritti umani, gli Stati Uniti sono responsabili“.
Gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta la loro natura arrogante e senza scrupoli pronta ad invocare, in stile orwelliano, diritti all’autodifesa per operazioni offensive contro ufficiali di Stati sovrani coperti da immnuità diplomatica, senza neanche  la correttezza di dichiarare loro guerra.
La condotta degli Stati Uniti ha normalizzato il „diritto del più forte”, dapprima con la guerra in ex-Jugoslavia e l’indipendenza del Kosovo, rappresentando un precedente inedito fino ad  allora nel contesto internazionale di intervento senza mandato del Consiglio di Sicurezza. L’uccisione del Generale Soleimani rappresenta un nuovo e pericoloso precedente che legalizza di fatto interventi terroristici non più nemmeno contro gli Stati, che comporterebbe una qualche fronte ben delimitato ed un intervento diretto, bensì contro singoli soggetti mediante droni con azioni anonime.
Nico di Ferro