Heliodromos | La fine della politica

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In questi momenti epocali il tacere potrebbe sembrare ignavia – ed è questo l’unico motivo per cui scriviamo queste considerazioni – anche se in effetti non ci sarebbe quasi nulla da aggiungere, avendo già ampiamente prefigurato in passato i sinistri sviluppi della situazione attuale. La caduta delle ultime maschere dietro cui si celava il regime tirannico del totalitarismo globale è un evento che non desta sorpresa, in quanto prevedibile, almeno da chi avesse avuto quel minimo di sensibilità e intelletto per discernere le dinamiche del Potere degli ultimi due secoli nel cosiddetto mondo occidentale moderno. Il fatto che tutte le “conquiste” e i “diritti” del passato siano stati eliminati con totale disinvoltura e senza resistenza alcuna può destare soltanto ilarità e pena (soprattutto nei confronti di chi ci ha creduto) non essendo tutto questo apparato di vuote formule altro che scenografia, finzione creata per persuadere i malcapitati di vivere in un mondo libero.
Si trattava infatti solo di prodotti artificiali, spacciati come valori assoluti, ma in realtà miserrime concessioni la cui parvenza di intangibilità era garantita solo dalla parola, cioè da dichiarazioni solenni quanto inconsistenti di individui dalla credibilità dubbia. E infatti tutto quello che è stato dato poi è stato ripreso con gli interessi, lasciando per giunta il danno mentale del plagio settario, dell’incapacità di elaborare pensieri realmente alternativi. È inutile ora lamentarsi e chiedere “più diritti”, “più libertà” o addirittura lamentarsi per “la mancanza di democrazia”: questi schemi sono perdenti. Furono impiantati nella mente della popolazione in tempi in cui le necessità dell’epoca imponevano quel tipo di finzione. Era necessario infatti fare credere di essere stati liberati (non si capisce bene da chi) e, dopo una serie di “lotte” e “conquiste”, essere giunti finalmente al punto massimo dell’evoluzione e del progresso. Ma adesso le cose sono cambiate e nuove finzioni sono necessarie per garantire la continuità del Potere.
Il “Nuovo Regime” (1789-2020) è in fase di ristrutturazione, diventando “Nuovissimo”: l’epoca di transizione che stiamo vivendo si caratterizzerà per il definitivo smantellamento di tutto l’apparato dei diritti e delle garanzie che hanno contraddistinto il precedente vivere civile. Smantellamento cui non seguirà un vuoto, ma nuovi ordinamenti secondo nuove logiche e paradigmi. La distruzione del patto sociale non porterà allo stato di natura (che probabilmente nemmeno è mai esistito) e al rinnegamento di tutte le regole, ma a un “nuovo patto” con nuove regole più o meno volontariamente accettate. La forma di governo dei tempi ultimi non sarà l’anarchia ma l’imperium, un sacrum imperium, egemonia al contempo spirituale (si fa per dire) e temporale, una forma di potere con una sua sacralità tutta particolare, molto diversa dalla laicità del presente.
La polis, intesa come luogo di incontro e risoluzione dialettica e pacifica dei conflitti, si è ormai infranta, disgregata dal lento lavorìo condotto dall’interno delle sue stesse mura, e ogni tipo di discorso politico è pertanto inattuale, irrealistico, irrealizzabile, gioco di prestigio senza più alcun effetto pratico. Ma la disgregazione della polis non riporterà allo stato selvaggio. Il ritorno alle origini sarà di tutt’altro tipo. Alla polis, cioè alla civitas, non si contrappone la silva, ma il fanum, quel territorio consacrato al dio, i cui abitanti devono sottostare alle regole della divinità cui appartengono. Chi è nel fanum vive secondo leggi particolari, secondo un ordine che non è quello del vivere civile, un ordine diverso, non necessariamente negativo. Il cives si relaziona con gli altri su di un livello orizzontale mentre il fanaticus vive la dimensione della verticalità, è posseduto, talvolta nel bene e talvolta nel male (il termine fanatico sarà da intendersi in termini neutrali, la sua anormalità essendo tale solo in un mondo politico); le sue azioni risponderanno a criteri differenti in quanto la presenza dell’invisibile si è ora manifestata, fatta di nuovo tangibile, agente nel mondo in maniera concreta.
Nella misura in cui influenze non più legate alla stretta materialità rientrano nel mondo, allora tutto torna a riavere toni sacri e nulla può più essere pro-fano, nulla può più essere escluso dall’irruzione del numinoso che tutto pervade e trasfigura.
Come “sacro” abbiamo inteso in senso lato ciò che non è confinato nei limiti della materia, e il termine potrà indicare quindi sia ciò che è propriamente sacro (come spiritualità superiore) sia ciò che a questo si oppone come forza blasfema, esecranda, anche se con una sua “santità”.
L’irruzione del trascendente nel mondo laico e materialista (nel mondo profano) porta a un cambiamento epocale, mutando non solo le regole del vivere civile, ma anche i paradigmi stessi su cui si basa l’esistenza. La fine della politica si inserisce in questo contesto e porta il confronto su un altro piano.
Il crollo del mondo politico già lascia percepire tra le macerie il sorgere della potenza estranea del numen, le forze dell’alterità che sconcertano manifestando la potenza del tremendum. Il nuovo saeclum vedrà il manifestarsi di ciò che, invisibile ma esistente, stava dietro l’apparenza di una materialità chiusa e autoreferenziale, di forze assolute che assolutamente opereranno, ignorando le inutili costruzioni convenzionali del pensiero umano. L’epoca ultima vedrà il ritorno degli dèi.
Ma questo, sia detto a conforto di tutti, non avverrà a senso unico. Determinate forze non possono manifestarsi impunemente senza che altre, di segno opposto, scendano a ristabilire l’equilibrio.
La lotta ritornerà a livelli primari, in quanto l’anomia, la hybris ha troppo prevaricato e nel suo tentativo di imporsi, sta rischiando seriamente di bloccare il corso stesso della vita. Infatti, come ci hanno mostrato molteplici miti (al mito ci dobbiamo rivolgere perché la situazione attuale non ha precedenti storici conosciuti) questo stato di cose non è durevole, e sempre porta a interventi di bilanciamento che, contrastando le forze della prevaricazione, elimineranno anche lo squilibrio diventato ormai troppo pericoloso per lo stesso ordine cosmico.
La fine della polis conduce all’impossibilità della risoluzione dei conflitti tramite il compromesso e la mediazione. Tutto ora passa da politico a fanatico perché le forze che si affrontano sono forze antitetiche, assolute, che, proprio come vita e morte o giustizia e ingiustizia non possono coesistere contemporaneamente in uno stesso soggetto.
Discorsi questi forse non troppo comprensibili per chi è stato programmato con i vecchi schemi di pensiero, ma che sarebbe bene incominciare ad assimilare, perché il futuro non farà sconti a chi cercherà di sopravvivere con strumenti ormai obsoleti: insieme alla polis si è infatti infranta anche quell’altra costruzione artificiale chiamata ragione. La nuova era, mostrando l’aspetto più vero della vita, cioè lo scontro tra pure forze, renderà di nuovo protagonista quello che è stato per troppo tempo e ingiustamente chiamato l’irrazionale.
Renzo Giorgetti