Lettera eretica ai vecchi amici

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(Tratto da electomagazine.it) – di Andrea Marcigliano


Cari amici miei, un tempo avremmo usato altro termine, certo… ma di acqua sotto i ponti ne è scorsa… e molta. Acqua termale, per altro. Acqua di Fiuggi. Che sembra aver avuto effetto corrosivo. E non sulle parole soltanto.

Comunque, utilizziamo pure la parola “amici”, ché l’altra – proibita, dannata… – non abbiamo più, forse, neppure il diritto di attribuirla a noi stessi. Perché ci verrebbe un senso della nostra storia (e dignità) che, palesemente, è stato spazzato via. Da quell’acqua e da molti altri… acidi.

E allora perché ci scrivi? mi si potrebbe, con ragione, dire. Perché insisti anche solo a chiamarci amici, visto che fai trasparire chiaro il tuo disprezzo?

  No.

Non è disprezzo. Solo… amarezza. E poi sto invecchiando. E i vecchi parlano da soli. O con i loro fantasmi.

Vedete, io non sono un No Vax, e mi dà quasi fastidio ripeterlo. Senza il quasi. Certo, ho dubbi e perplessità, ma anche il massimo rispetto per chi ha opinioni diverse. E anche, sono sincero, per le vostre paure. Perché tutti abbiamo delle paure. E quella della morte, su tutte. Io non ho, mai, avuto paure e preoccupazioni per questo Covid o come diavolo volete chiamarlo. Ma comprendo che altri ne possano avere. E, quindi, non giudico. Come vorrei, però, non essere giudicato.

Questo per sgombrare il tavolo. Non sto parlando della pandemia e della paura della malattia. Non mi interessa. In questo ognuno ha le sue opinioni. E il diritto di averle.

Però vi è un punto sul quale Noi, con una determinata storia alle spalle, dovremmo convergere. Senza distinguo.

 Perché qui non è questione di vaccino sì o vaccino no. È questione di libertà e di diritti. Non di democrazia. È parola abusata, che, da sempre, preferisco non usare. Se non parlando dell’Atene di Pericle. Ma di diritti dell’uomo sì, accidenti. E di libertà fondamentali.

 

Perché, se non si è ciechi, si vede chiaramente come questa pandemia, vera o presunta, sia servita ad un gruppo di mediocri – servi di interessi oscuri, ma non certo occulti – per operare un vero e proprio colpo di Stato, o meglio di golpe bianco. Instaurando il peggiore dei dispotismi che la storia ricordi. Peggiore perché non solo bieco, protervo, corrotto. Ma anche stupido. Perché solo uno stupido montato e arrogante potrebbe varare decreti in cui si vieta ai non possessori del Green Pass di sedersi dentro un bar. Ma si permette (sic!) la consumazione al banco. Stalin non avrebbe mai fatto una cosa simile. Neppure Pol Pot. Neppure Idi Amin Dada.

Questi, invece sì. E l’elenco potrebbe essere lungo, dai celebri banchi a rotelle sino ai famigerati coprifuoco…

Ma di loro, dei corrotti al servizio di Big Pharma e della Speculazione finanziaria, di quelli che perseguitano gli inermi e liberano capi mafia e camorra, non voglio parlare. Non ha senso.

Ma noi? Quanti di noi si sono piegati, allineati, prostrati a questa indegna parodia di Regime?

Capisco coloro che sono obbligati dal lavoro, dalla famiglia… dalle circostanze insomma. Ma tutti gli altri? Quelli che non solo si sono piegati, ma addirittura genuflessi, e che si sono convinti che fosse giusto, anzi cosa buona e giusta, farlo?

Che non solo non protestano, ma addirittura si uniscono sempre più al coro dei giullari dei nuovi potenti?

 Ma del virus si muore, mi ha detto qualcuno. Dobbiamo tutelare la salute.

Certo, si muore. Anche se molto meno che di cancro, infarto, incidenti eccetera… E anche se fosse la nuova Peste Nera scusatemi… ma non si era quelli che si cantava di andar a cercare la bella morte? Che si inneggiava agli Arditi e all’Arditismo, ai valori eroici ed altro? Quelli degli stornelli: “A noi la morte non ci fa paura / No! / ci si fidanza e ci si fa l’amor…”.

Dove sono finiti? Che cosa siamo diventati? Un gruppo di tremebondi mutuati che temono di non avere ancora qualche mese di vita per andare alla bocciofila?

Le leggi vanno rispettate. Dice qualcun altro. Noi siamo per la legge.

Oh no! Per la legge quale che sia no! Mai stati. Noi eravamo ribelli. O almeno ci vantavamo di esserlo. Gli eredi di una grande rivoluzione. I custodi di una nobile tradizione. Ma qui vedo che, ormai, molti, troppi, hanno scambiato Evola con Barbara D’Urso. Da (aspiranti) Uomini in piedi tra le rovine, a mascherine in ginocchio di fronte a Draghi e Speranza. Mi dispiace non è la mia parte. Non è la mia storia. E non dovrebbe essere neppure la vostra, se aveste memoria. A meno che non abbiate, sin da principio, sbagliato indirizzo…

E veniamo all’ultima obiezione che mi sono sentito fare da un amico che stimo e rispetto.

O si accettano certe regole, o rischiamo l’isolamento sociale.

Vero. Però, scusate, perché dal ’45 in poi i nostri padri prima, noi poi non abbiamo accettato le regole dei vincitori? La vulgata dominante?

Perché non abbiamo sposato la causa dei più, dopo il ’68? Avremmo fatto più carriera. Direttori di giornali. Intellettuali alla moda… Pubblicato per i grandi editori, e non per case semi clandestine… E poi le carriere sui posti di lavoro. Le cattedre universitarie invece di licei di periferia… Avrebbe pagato. E bene.

Ma non lo abbiamo fatto.

E ora? Cosa temiamo? Di non poter andare in vacanza a Ibiza? Di non poter andare a mangiare la pizza con i colleghi?

La ricordate la storia biblica di Esaù e del piatto di lenticchie? Andate a rileggerla. E, poi, provate a guardarvi allo specchio. E a ricordare…

Buona vita.