Al Festival di Venezia vince l’aborto

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Non c’era neanche bisogno di dirlo. Come prevedibile, a vincere al Festival del cinema di Venezia è il film francese sull’aborto di Audrey Diwan. Prevedibile non tanto perché meritasse qualitativamente (un film insignificante, a tratti ridicolo nella sua freddezza e nel suo cinismo, totalmente manchevole nel controcanto tragico che dovrebbe accompagnare la vicenda) ma perché qualcuno come sempre ha deciso che di quel film – che altrimenti nessuno considererebbe – se ne doveva parlare.
Dopo le sfilate in passerella dei virologi, le dediche strappalacrime e tutto il grottesco carrozzone che si portano seco questo genere di eventi (che ormai più che celebrare la settima arte si collocano a pieno titolo tra gli strumenti mainstream della propaganda ideologica progressista e sovversiva) la vittoria del film della giovane universitaria, che è disposta a tutto pur di porre fine alla vita di suo figlio per essere emancipata, non è certo una sorpresa. 
Da anni ormai (o forse da sempre) le premiere ci hanno abituato ad attribuire la vittoria e l’ovazione dei “critici” a quei film totalmente slegati dalla realtà, ma che risaltano ed elogiano tutto quel fantastico e petaloso mondo dei progressisti dove le follie, le stramberie e qualsiasi genere di devianza viene canonizzata e sottesamente imposta come nuova normalità. 
L’arte cinematografica per sua stessa natura tende ad agire sul piano emotivo ed irrazionale delle persone; ed è per questo che film di questo genere vengono premiati e viene dato loro un risalto tale da poter giungere nell’animo della gente comune.
A noi il compito, in questo mondo di menzogna,  di tenere alta la fiaccola della Verità.

 


(tratto da ilfattoquotidiano.it) – Festival di Venezia 2021, i vincitori: leone d’oro al film francese sull’aborto di Davide Turrini

Leone d’oro e Festival di Venezia 2021 profumano di donna. Ha vinto L’Evenement, il film francese che ha scioccato tutti, diretto dalla sceneggiatrice Audrey Diwan, e che vede in ogni sequenza del film la protagonista Anne (Anamaria Vartolomei), studentessa universitaria single nella Francia del 1963, che scopre di essere incinta ed è determinata a tutti costi ad abortire in un clima di terrore totale attorno a lei (chi abortiva fino al 1975 in Francia finiva in galera) per poter realizzare la sua vita lavorativa ed essere libera.

Tratto da un romanzo autobiografico di Anne Ernaux, L’événement è un’immersione totale, fisico corporea nella quotidianità concitata e disperata di Anne durante le settimane che avanzano e che la spingono a compiere una scelta radicale in cui rischia essa stessa la vita. La veterana Jane Campion vince a sorpresa il cosiddetto terzo premio – miglior regia – in maniera piuttosto inattesa (il suo film e la sua regia non ci hanno per nulla convinto) con The Power of the dog, un anti western di inizio novecento che inizia con i soliti mandriani arricchiti e finisce come un thriller psicologico. Un mezzo miracolo anche l’Osella alla miglior sceneggiatura per Maggie Gyllenhaal, regista di The lost daughter tratto da un bel romanzo di Elena Ferrante, ma trasformato in una tragica vacanza in Grecia piena di cliché su come gli americani guardano alle popolazioni europee del Mediterraneo.