Le fiabe tradizionali | Cuib Femminile (La piccola Åse delle oche)

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Proseguiamo la rubrica sulle fiabe tradizionali, con un affascinante racconto che proviene dalla sapienza popolare delle terre norvegesi, scritto da Peter Christen Asbjørnsen (1812-1885) e Jørgen Engebretsen Moe (1813-1882).
La parola che associamo a questa fiaba oggi è: speranza.

C’era una volta un re che aveva molte oche tanto che era costretto tenere una ragazza appositamente per corrergli dietro, il suo nome era Åse, e così la chiamavano Åse delle oche.
C’era poi il figlio di un re d’Inghilterra che doveva andarsene lontano a cercare moglie, Åse gli si parò davanti. “Sei lì, piccola Åse?” chiese il principe. “Sì, sono qui che metto pezza su pezza, seduta per terra e aspetto il figlio del re d’Inghilterra.” rispose la ragazza. “Quello non viene davvero per te” disse il principe. “E invece, se tocca a me lo avrò di sicuro” replicò la piccola Åse.
 
Furono mandati pittori in tutti i paesi del mondo per ritrarre le principesse più belle, fra le quali il principe desiderava poi fare la sua scelta. Una gli piacque tanto che andò a cercarla e voleva averla per moglie, e fu fuori di sé dalla felicità quando potè considerarla la sua innamorata. Ma il principe aveva una pietra che manteneva davanti al suo letto e che sapeva tutto, quando venne la principessa, Åse delle oche la avvertì che se prima aveva avuto qualche altro innamorato, o se c’era qualcosa che non voleva far sapere al principe, non doveva salire sulla pietra che lui teneva davanti il letto.
 
A sentir questo la principessa si fece triste, potete ben immaginarvelo, ma poi le venne in mente di implorare Åse di andare lei a coricarsi con il principe la sera al suo posto, quando poi si fosse addormentato avrebbero fatto il cambio, di modo che lui si trovasse vicino la sua innamorata la mattina, al venire della luce. E così fu fatto.
 
Quando Åse delle oche arrivò e mise i piedi sulla pietra il principe chiese: “Chi è che sale nel mio letto?” “Una fanciulla pura e senza macchia!” rispose la pietra. Così si misero a dormire, ma a notte fatta venne la principessa, e si coricò al posto di Åse.
 
La mattina seguente, al momento d’alzarsi il principe chiese un’altra volta alla pietra: “Chi è che scende dal mio letto?” “Una che ha avuto tre innamorati” rispose la pietra. Nel sentire ciò, il principe non volle più averla, così la rimandò a casa sua e cercò un’altra innamorata. Quando lui andò a farle visita, la piccola Ase delle oche gli appare di nuovo davanti. “Sei lì, piccola?” “Si, sono qui che metto pezza su pezza, seduta per terra, e aspetto il figlio del re d’Inghilterra.” rispose Åse.
 
“Quello non viene davvero per te” dichiarò il principe. “E invece, se tocca a me lo avrò di sicuro.” rispose la piccola Åse. Ma al principe successe in tutto e per tutto come la prima volta, con la sola differenza che quando la principessa si alzò la mattina dopo la pietra dichiarò che d’innamorati n’aveva avuto sei.
 
Allora il principe non volle più nemmeno quella e la cacciò via, ma poi pensò che voleva provare ancora una volta se ne potesse scoprire una pura e senza macchia, e la cercò in lungo e in largo in molti paesi, fino a che ne trovò una che gli piaceva. Ma quando andò a prenderla gli apparve di nuovo davanti Åse delle oche.
 
“Sei lì, piccola?” chiese il principe. “Già, sono qui che metto pezza su pezza, seduta per terra, e aspetto il figlio del re d’Inghilterra” rispose la ragazza. “Quello non viene davvero per te” dichiarò il principe. “Certo, se quello tocca a me lo avrò di sicuro” rispose la piccola Åse.
 
Quando giunse la principessa, Åse le disse come alle altre due, che se avesse avuto qualche innamorato o se c’era qualcos’altro che non voleva far sapere al principe non doveva mettere i piedi sulla pietra che lui teneva davanti il letto.
 
A sentir questo la principessa s’incupì, ma poi ebbe la stessa scaltrezza delle altre due pregò Åse di coricarsi al suo posto, la sera, accanto al principe, quando si fosse addormentato avrebbero fatto il cambio, così che lui si sarebbe trovato vicino la sua innamorata la mattina, al venire della luce. E così fu fatto.
 
Quando arrivò Ase delle oche e mise i piedi sulla pietra il principe chiese: “Chi è che sale nel mio letto?” “Una fanciulla pura e senza macchia.” rispose la pietra, e così si coricarono. Durante la notte il principe mise un anello al dito di Åse, un anello così stretto che lei non riuscì a toglierselo, perché il principe si era accorto che c’era qualcosa che non andava, e voleva avere un segno per individuare quella che andava bene per lui.
 
Quando il principe si fu addormentato arrivò la principessa che cacciò via di nuovo Åse tra le sue oche, e si coricò al suo posto. La mattina seguente, al momento d’alzarsi chiese: “Chi scende dal mio letto?” “Una che ha avuto nove innamorati” rispose la pietra. Nel sentire questo il principe s’infuriò talmente che la cacciò su due piedi.
 
Poi domandò alla pietra come andava quella faccenda delle principesse che c’erano montate sopra, perché lui non ci capiva nulla. La pietra raccontò com’era andata, e come lo avevano imbrogliato mandandogli Åse al loro posto. Il principe volle andare in fondo alla faccenda, andò giù dalla ragazza che se ne stava seduta guardando le sue oche, per vedere se avesse l’anello: ‘ Se l’ha, allora la cosa migliore è farla regina ‘ pensò.
 

Quando arrivò da lei vide subito che si era legata uno straccetto ad un dito, allora le domandò perché lo aveva fatto. “Mi sono tagliata così male” rispose la ragazza. Il principe volle subito vedere il dito, ma la ragazza rifiutò di togliere lo straccetto.

Allora le afferrò il dito, e lui riconobbe il suo anello. La portò con sé alla reggia le diede dei vestiti meravigliosi, poi festeggiarono le nozze, e in questo modo la piccola Åse delle oche ebbe per sé il figlio del re d’Inghilterra, solamente perché toccava a lei.