They/Them, e la Neolingua “inclusiva”

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La prolifica e famosa scrittrice americana Carol Oates si è esposta, recentemente, contro l’uso che fanno le persone transessuali di they/them, in italiano essi/loro. La scrittrice infatti, autrice di almeno 56 romanzi più tante altre novelle e raccolte di poesie, si è scagliata su Twitter contro l’utilizzo linguisticamente errato fatto da coloro che si definiscono trans, binary e tutte le altre deviazioni sessuali e di genere oggi di moda.
In America e anche in Inghilterra si è infatti diffusa la moda di indicare quale sia il pronome con cui rivolgersi alla persona, per non – sia mai! – assumerne il sesso solo dal dato biologico -che barbarie! -. Soprattutto nei college va ormai di moda indicare nelle proprie bio se si preferisce essere chiamati con She/Her (lei, sua), con He/His (lui, suo) o con il plurale They/Them. Vi è però un grande problema: utilizzare il plurale per la propria persona causa non pochi problemi dal punto di vista linguistico e verbale. Certo, anche in Italia siamo abituati ad utilizzare il “Voi” per indicare un singolo, ma è una questione differente, essendo questo un modo per esprimere rispetto verso l’altro.
La scrittrice, in aria di Nobel da anni, è stata immediatamente attaccata sui social da orde di They/Them infuriati, che si sono sentiti offesi da questa sua presa di posizione. Questi, prevalentemente transessuali, non hanno infatti apprezzato il dato di fatto che ha esposto, dicendo che “la lingua cerca di comunicare con chiarezza, non di offuscare”.
E forse sta proprio qui il problema, queste persone sono le più offuscate e poco chiare in assoluto, bugiarde a sé stesse prima che agli altri.

(Tratto da ansa.it) – Joyce Carol Oates contro il ‘they’, è polemica

Critica il pronome singolare ‘non binary’, e sono subito scuse

Joyce Carol Oates nella bufera: la scrittrice americana perennemente in odore di Nobel ha criticato l’uso di ‘they’ e ‘them’ come pronomi singolari usati per identificare persone che rifiutano l’identità di genere binaria. L’autrice di “Acqua Nera”, “Blonde” e di altri 56 romanzi, più novelle, raccolte di racconti e poesie ha usato Twitter per contestare “l’uso generalizzato” del ‘loro’: “non per ragioni politiche”, ha spiegato, ma dal punto di vista linguistico: così facendo si elimina la distinzione tra un soggetto singolare e plurale.

“La lingua cerca di comunicare con chiarezza, non di offuscare.

Questo è lo scopo”, aveva scritto in risposta a un articolo uscito due giorni fa sul “New York Times” in cui il linguista di Columbia John McWorther aveva fatto il punto delle polemiche sull’uso del ‘they’. Adottato da secoli nell’inglese colloquiale per riferirsi a una persona il cui genere non è noto o non è rilevante, nel mondo anglofono il ‘they’ singolare è diventato comune anni fa per definire persone che non si identificano nei generi binari maschile o femminile: in questo contesto ‘they’ e’ stato accettato come Parola dell’Anno nel 2015 dall’American Dialect Society e nel 2019 dal dizionario Merriam-Webster.

Tutte argomentazioni – assieme a quella che ‘you’ (tu/voi) era solo plurale fino al XVII secolo – usate per contestare l’argomentazione della 83enne scrittrice assieme a quella, di più vasta risonanza sociale, che il ‘they/them’ singolare testimonia accettazione nei confronti delle persone trans. Una delle più prolifiche scrittrici americane, la Oates ha accettato il dialogo, a differenza di un’altra famosa collega, J. K. Rowling, che ha usato il sito di microblogging per affermazioni transfobiche. L’autrice di “Blonde” ha continuato infatti a interagire con i fan sull’argomento, dimostrando alla fine di aver imparato qualcosa dallo scambio di opinioni.