Gruppo Escursionistico Orientamenti – Monte Monna

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Monte Monna, 1952mslm, 9 Ottobre 2021
La fredda giornata di ottobre, ben lontana dal ‘mito’ dell’ottobrata romana, ci concede una bella mattina di sole e il ritrovo del gruppo sulla Via Salaria non è fissato per un orario proibitivo: alle 7.15 siamo tutti presenti, tra escursionisti sempre presenti, animatori del gruppo e qualche volto nuovo, che ci fa piacere accogliere, a riprova che – nonostante tutto (e su in questo ‘tutto’ c’è tutto quel che vogliamo tenere lontano almeno per oggi dai nostri pensieri) – la montagna sa ancora richiamare attorno a sé le persone disposte a beneficiare del suo simbolo e delle sue bellezze, anche se la sveglia è presto e l’impegno non sarà banale.
Prima escursione dopo l’estate, occasione per riprendere la forma e l’allenamento con le escursioni, ma anche e soprattutto occasione propizia per ‘entrare’ nella stagione autunnale.Così, divisi nelle auto, ci avviamo verso il punto di partenza dove lasceremo le auto: in meno di due ore siamo dinnanzi alla Certosa di Trisulti (825 metri s. l. m.), nel comune di Collepardo, ubicato alle pendici del Monte Rotonaria, nella provincia frusinate (Lazio). Si tratta di un meraviglioso e imponente monastero fondato nel 996, poi ampliato e oggi gestito dai Cistercensi di Casamari.
Mentre la strada di montagna si snoda sotto di noi, la Certosa solo a vederla da lontano è uno splendore, illuminata dal sole del mattino che ne risalta i colori chiari, la geometria pulita e la calma forte della fede coltivata. Purtroppo, la Certosa è chiusa, non possiamo farne visita né all’arrivo né al momento della ripartenza, ma forse è meglio così: sarà un buon motivo per tornarci e dedicarle il giusto tempo e la giusta concentrazione.
Al parcheggio, un gruppo di cani pastore cuccioli ci osserva silenzioso, accanto a splendide vacche bianche che riposano nei primi alberi del bosco da cui partiamo. E’ fitto e spettacolare il bosco di querce che ci accoglie: siamo contrari all’uso smodato della tecnologia, soprattutto in montagna, ma alcune querce disegnano sfondi di rara bellezza sul nostro percorso e meritano qualche foto a memoria.
I fusti larghi ci ricordano che se le radici vengono curate, se la pianta viene protetta, allora la quercia si conserva nel tempo e manifesta tutta la sua potenza a monito di chi la incontra: dovremmo imparare a far lo stesso dei principi eterni e immutabili che ci guidano. Curarli, proteggerli e manifestarli, come la quercia fa con il suo eloquente silenzio e la sua nobile presenza.
Il percorso nel bosco si distingue per una pendenza costante ma sufficientemente impegnativa, dimodoché il primo fiato è subito rotto e le prime parole scambiate tra i presenti vengono interrotte, rimandando le conversazioni alle poche e brevi pause successive. Di tanto in tanto, poi, il bosco ci concede qualche finestra sulla valle che stiamo lasciando sotto di noi, con la Certosa che presidia la pianura e si presenta in tutta la sua aerea bellezza, sospesa nel verde rigoglioso che annuncia qualche foglia di autunno.
Il cielo è terso, la mattina prosegue come era iniziata e allora addirittura scorgiamo il Monte Circeo, sul litorale laziale, e ancora oltre le Isole Pontine, a maggior dimostrazione della pulizia della veduta.
Qualche parete di roccia ci promette di aspettarci al ritorno per brevi ma divertenti tentativi di approccio, ma per ora ci dobbiamo concentrare sulle vette in programma.
E dopo le querce, è il momento dei faggi, sempre con la stessa pendenza. La faggeta ci porta al Vado di Porca, ennesimo belvedere sulla Certosa di Trisulti, e il percorso – ben segnato, va detto, fino a questo punto – ci invita a sinistra nella Valle di Porca. Da qui affrontiamo la parete che ci fa guadagnare quota, mentre il sentiero non è più tracciato e il terreno non è dei più confortevoli. Intanto, qualche nuvola appare e la temperatura si abbassa, mentre il vento freddo ‘pizzica’, come si dice a Roma.
Intanto, un rapace, probabilmente un grifone, plana sulle vette senza muovere ala, firmando nell’aria il suo benvenuto tra le cime.
Arriviamo così sulla cresta che vediamo di fronte a noi, in cima alla parete che stiamo affrontando. Da lì, si intravede, sulla sinistra e ancora più su, la croce del Monte Monna, ma al momento non dobbiamo dirigerci lì. Tiriamo invece verso destra per salire il Monte Fanfilli (1950 metri s. l. m.), da cui si intravede Campocatino.
Così, ci soffermiamo qualche secondo in vetta per godere del panorama nascosto fino a quel momento, mentre il cielo è ormai una nuvola e noi ci siamo anche dentro: non minaccia pioggia ma la temperatura si abbassa e decidiamo quindi di puntare il Monte Monna.
Incontriamo diversi altri escursionisti, mentre raggiungiamo la vetta (1952 metri s. l. m.). Le nuvole ci consentono poca vista degna di nota, ma ormai è tempo del pranzo e, coperti come si deve, sfoderiamo cibo confortevole che ci riporta energia dopo un bel dislivello percorso. Chiacchierate e piacevoli conversazioni condiscono il pasto ma il freddo punge e in breve siamo già in fase di discesa, percorrendo la stessa via della salita.
Sosta d’obbligo sulla parete di roccia promessa in fase di salita: senza rischiare – perché in montagna sono proprio le piccole disattenzioni a generare i problemi più grandi – ci divertiamo a individuare appoggi e appigli. Poi, riprendiamo la via e in breve, proprio mentre vediamo le nostre auto parcheggiate, arriva la pioggia.
Giunti alle auto, in breve siamo pronti ad avviarci per il ritorno. Sosta caffè in un bar vicino, saluti sinceri e ringraziamenti per la condivisione di questa giornata insieme, sempre con l’immancabile e sincera promessa di ritrovarsi presto con il Gruppo Escursionistico Orientamenti per vivere la montagna ben oltre il lato sportivo e nel pieno animo votato alla Bellezza manifestata.