Coscienza e Dovere | La militanza per l’Azione Tradizionale: una verifica quotidiana

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A cura di Coscienza e Dovere

Se aspiriamo ad essere uomini della Tradizione, non possiamo non confrontarci ogni giorno con le due guerre che spettano all’Uomo che ha ascoltato e raccolto l’appello del suo cuore, che vuole coltivarlo e farlo brillare come un faro, adempiendo così al più grande dovere dei nostri tempi: la Trasmissione dei Princìpi, incarnandoli per essere esempio. Parliamo dunque della Piccola e della Grande Guerra Santa, che potremmo vedere come le due fronti di Giano, per verificare, ancora, la propria scelta e innalzare la propria esistenza presente e futura. 
Come è stato già più volte indicato, a scanso di equivoci, soprattutto da Uomini della Tradizione che hanno saputo fare della propria vita una milizia ben più di noi, per incarnare veramente lo stile di vita tradizionale è necessario confrontarsi nel mondo, esponendosi ai venti e alle tempeste, che tanto possono far scuotere il nostro cuore fino a temprarlo o farlo cedere: essere nel mondo senza essere del mondo sia la parola d’ordine.
È con questo spirito che nella quotidiana opera di testimonianza, per le strade, nelle scuole, nelle piazze e fra la gente, affilando e mettendo in campo le “armi” e le strategie affinché si possano attrarre quante più anime affini sottraendole così alle grinfie del nemico, ci imbattiamo nei nostri più profondi limiti e nelle nostre più subdole paure. Soprattutto oggi, in un clima da Unione Sovietica, in cui consigli di pubblica “sicurezza”, mozioni parlamentari e controlli a tappeto fanno tremare anche la nostra più sana sicurezza nel manifestare la nostra ribellione.
Ma l’era in cui siamo stati chiamati a vivere, in nessun caso dev’essere il freno né la tomba della Tradizione. Anzi, tutto ciò non è un caso. Se siamo nati in questo tempo è perché ci è stato permesso di “provarci” con ancor più vigore ed energia, cioè metterci alla prova e verificare quanto valgono la nostra parola data, le nostre intenzioni, il nostro coraggio, la fedeltà e la lealtà, in onore di quegli Uomini che, senza alcuna scusa o retorica, tutto hanno donato.
Oggi tutto è tornato ad essere ancora più ostile per il militante della Tradizione: neanche più un volantinaggio, presidio pubblico o affissione riesce a spingere un po’ di vento in vela. 
Però, per ogni professore, studente o adulto che prenda come degli affronti le battaglie e gli appelli da noi lanciati contro questo mondo e il sistema da esso generato, si manifesta la correttezza della via intrapresa, estremamente intransigente con gli animi vuoti e molli, impreparati (volontariamente) ai segni e agli avvenimenti della “fine”.
E laddove questo sinistro appiattimento della massa a cui ci rivolgiamo non sia avvertito, la risposta non la si troverà superficialmente nella “fortuna” o in una spiccata capacità di reclutamento: troppo spesso sentiamo e vediamo schieramenti – indifferentemente dal colore politico – vantarsi di aver sfruttato i mezzi del mondo moderno per fare tessere e numeri. Peccato che questa vigliacca furbizia, in realtà, è la prova del fatto che si è conformi al mondo e alle sue leggi, volendolo cambiare e riformare, usando metodi vuoti ma illusivi; metodi ben diversi da chi non vuole cambiare, bensì revolvere questo mondo, conformandosi piuttosto ai Princìpi e alla via Tradizionale.
È con questo spirito di rifiuto della passività verso ciò che ci accade quotidianamente che operiamo nel mondo. In questi frangenti di sconforto e rigetto della società, noi facciamo nostre le parole del Capitano Corneliu Zelea Codreanu che, in “Per i Legionari”, parlando della sua ingiusta prigionia, esortava così i suoi camerati: «Dai divertimenti e dalla vita comoda dei suoi figli una Stirpe non ha mai tratto alcun vantaggio. Dal sacrificio e dall’abnegazione invece son sempre derivati alla Stirpe nuova vita e nuovo vigore».
È per questo che affrontiamo con serenità la paura e la repressione che fanno tremare tutto quando veniamo, ad esempio, fermati per il cosiddetto “controllo” delle autorità. Sempre più spesso queste apparenti operazioni di routine si trasformano in piccoli abusi di potere, fra domande serrate, atti illeciti, informazioni a loro sinistramente pervenute e sommarie accuse sulle intenzioni. Azioni, queste, che sempre di più ci portano a pensare che certi sceriffi di quartiere vorrebbero scalare i piani dei loro posti di lavoro sulla nostra pelle, fra scoop inventati e fantasiose congetture. In frangenti simili, la paura delle conseguenze – per se stessi e per i propri camerati – si mescola torbidamente con la rabbia che vorrebbe esplodere contro l’accanimento nei confronti dei nostri Sacri Valori: messi a processo, brutalizzati, abbassati a chissà quale teoria e stereotipo.
Questo stato attivo e cosciente di militanza, prevede la necessità di prepararsi e di ponderare su comportamenti e reazioni da tenere durante le attività: artificialità, rigidità, incertezza, superficialità o inadeguata complessità, sono solo alcuni degli scogli in cui si infrange la nostra trasmissione, disorientando e allontanando chi, in buona o cattiva fede, è stato attratto dalla nostra immagine.
Di fatto, momenti di militanza a contatto con le persone sono fondamentali verifiche della propria preparazione e aderenza ai princìpi della Tradizione. Ci sfidiamo e scopriamo di non essere perfetti, di non essere chiari e comprensibili, di non riuscire a destare sempre le giuste impressioni; ma soprattutto, momenti di fondamentale importanza per provare la propria tenuta, stile e lucidità al momento e alla situazione, da cui può esser, come dicevamo poco sopra, strappata un’anima al nemico.
Da questa prospettiva, dunque, l’azione esterna non sarà mai vana; non sarà vana anche se i nostri volantini saranno gettati a terra, se incontreremo poche persone, se sarà cattivo tempo, se nessuno sarà interessato: nulla è vano se è fatto impersonalmente, ignorando Vittoria o sconfitta, ispirato solo da Verità e Giustizia. Proprio questo è il nostro campo di prova! 
Da questa prospettiva, virile e cosciente, ogni azione germoglierà in noi per averci temprato e preparato, per averci fornito la dimensione sottile della battaglia che non ci vuol vedere capitolare, ma resistere e vincere. 
Da questa prospettiva potremo dire serenamente “Me ne frego!” della gioia e del dolore, della vittoria e della sconfitta, dei guadagni o delle perdite: avremo reso la nostra vita una Militia super terram.