Comunità Militante FUROR | Lockdown per una società “depressa”

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A cura della Comunità Militante FUROR


Per quanto riguarda Covid, vaccini, green pass e case farmaceutiche abbiamo scritto davvero tanto e ribadire la nostra posizione su questi temi sarebbe un’inutile ripetizione.
A distanza di ormai due anni dalla pandemia possiamo però affermare che il mondo è cambiato e lo si vede dall’esaltazione generale (visibile anche solo facendo una passeggiata).
Non bisognava infatti essere dei visionari o dei “complottisti” per prevedere effetti devastanti sulla psiche umana causati da lockdown e restrizioni. È molto triste pensare che l’uomo di oggi, sempre più morente, sia effettivamente così fragile.
Le situazioni difficili e drammatiche degli ultimi mesi hanno solamente accentuato un processo di distruzione delle anime, iniziato ormai da secoli. Sembra assurdo, eppure è una realtà visibile: lo stato ha abbandonato i suoi cittadini alla depressione dopo aver promesso sostegno e un riavvio della “vita normale” in sicurezza.
Tra una parola e l’altra, tra un DPCM e una diretta, sono passati però ormai quasi due anni e questa situazione per la maggior parte della gente sta diventando insostenibile psicologicamente; i dati parlano chiaro.
A questo scenario squallido si contrappone la Santa Tradizione, che vede i suoi figli migliori sempre vigili e pronti a lottare contro le difficoltà della vita. Il legionario sa che in questo momento più di qualsiasi altro deve lottare; questa è la sua missione.

(Tratto da quotidianosanità.it) – Ansia e depressione dopo il lockdown, cosa ne sappiamo? di Francesco Minelli

ho apprezzato e letto con grande interesse l’articolo del collega che ha sottolineato l’impatto della pandemia sulla salute mentale. Oggi vorrei tornare sui dati relativi al nostro paese, focalizzandomi su uno studio italiano che mostra correlazioni importanti tra i disturbi dell’umore, la pandemia e le restrizioni dovute al lockdown.

Precedenti ricerche hanno rivelato l’aumento di ansia, depressione e forte stress; tuttavia, questi studi sono stati condotti su campioni non rappresentativi della popolazione.
Questo studio ha invece valutato l’impatto psicologico del COVID su 6700 individui italiani, rappresentativi della popolazione in termini di età, sesso e aree geografiche.

Una recente revisione narrativa di 28 articoli ha rivelato la presenza di sintomi di ansia, depressione e stress auto-riferito associati a disturbi del sonno in risposta alla pandemia.

Questi articoli hanno incluso campioni provenienti da Cina, Iran, Canada, Brasile, Singapore, India e Giappone.

I risultati hanno mostrato che variabili come il genere femminile, l’essere studenti, l’avere sintomi di COVID-19 e la percezione di scarsa salute erano associate a tassi più elevati di ansia e depressione. Altre caratteristiche tipiche sono state l’imprevedibilità, l’incertezza, la gravità della malattia, la disinformazione e l’isolamento sociale.
Altri dati hanno hanno riportato la prevalenza di sintomi significativi del disturbo da stress post traumatico.

Per quanto riguarda il nostro paese ho individuato 2 studi particolarmente significativi.
Uno studio 
su un campione di 18.147 individui italiani ha mostrato alti tassi di sintomi da stress post-traumatico (37,14%), stress percepito (21.9%), depressione (17.3%), ansia (20.8%) e disturbi del sonno (7.3%), con un impatto maggiore nel sesso femminile.

Un’altra indagine trasversale online su 2291 individui italiani ha mostrato una relazione tra diffusione del COVID e sentimenti di ansia (32,1% degli intervistati), disagio psicologico (41,8%), disturbi del sonno (57,1%) e sintomi di disturbi da stress post-traumatico (7,6%).

Lo scopo di questo studio è stato, come per gli altri, quello di esplorare gli effetti del COVID sulla salute mentale. Lo studio è stato condotto subito dopo la fase di lockdown, nel giugno 2020 (dal 4 al 19 giugno), per raccogliere le reazioni immediate all’emergenza.
I risultati hanno mostrato alti tassi di sintomi depressivi nelle donne, nei giovani adulti, nelle persone che hanno segnalato incertezza professionale e stato socio-economico inferiore.

Una correlazione positiva è stata trovata anche per gli invidui che vivevano da soli, per chi non poteva uscire di casa per andare a lavoro e per coloro con un caso di COVID in famiglia. La regione di residenza non è risultata un predittore significativo di sintomi depressivi.

Sorprendentemente, i risultati di questo studio sottolineano come gli effetti sulla salute mentale siano correlati più in generale al lockdown piuttosto che al numero effettivo di casi segnalati di decessi o infezioni.
Anche in questo caso, le donne sembrano più colpite da sintomi di depressione e ansia. L’alta vulnerabilità dei giovani adulti individuata in ricerche precedenti è confermata, così come l’associazione con sintomi negativi indicativi di depressione.

Questo risultato è di grande importanza quando si pensa alle misure politiche e sanitarie da poter adottare per aiutare le giovani generazioni a superare la perdite individuali e sociali causate dalla pandemia.
Per quanto riguarda le condizioni di lavoro e finanziarie, i risultati hanno confermato che l’incertezza professionale e il basso stato socio-economico sono predittivi di un peggioramento della salute mentale.

In conclusione, questo studio rivela come manifestazioni di ansia ed episodi depressivi si siano diffusi in tutto il paese e sottolinea la necessità di tenere conto delle conseguenze psicologiche della pandemia e del lockdown, mirando all’attuazione di un approccio olistico che possa considerare sia la salute fisica che mentale.