Comunità Militante FUROR | La chiamavano Modernità

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A cura della Comunità Militante FUROR


Non c’è niente da fare, siamo in pieno Kali Yuga. Da cosa si nota? Dalla sovversione totale, ovviamente. E da cosa si nota questa sovversione? Dal fatto che oramai non esistono più Valori, il senso del pudore, il rispetto per la propria persona e per il prossimo. La notizia ultima che è arrivata alle nostre orecchie è quella di uno spacciatore di shaboo e roofies (droga dello stupro) che vendeva la propria merce in monopattino.
Vendita “intelligente e veloce”. Ma la cosa ancor più sconvolgente è che tra gli acquirenti spiccano figure come medici, professori e tanti altri personaggi del mondo tecnocratico. Se pensate che la sovversione non colpisca anche i “migliori”, vi sbagliate.
Le forze occulte non conoscono limiti e attaccheranno fino a quando non ci sarà qualcuno a dire no alle sue armi letali. Per questo noi chiediamo di aprire la mente , chiediamo di dire NO a tutte queste mostruosità. La droga, lo abbiamo sempre detto, è un’arma di distruzione di massa e la odiamo per questo, non perché, come dicono quelli che ben pensano, sia un simbolo del comunismo.
Al contrario, noi pensiamo che la droga sia uno dei tanti strumenti della speculazione neoliberista. E dove avviene speculazione, noi siamo dal lato opposto. Abbiate rispetto della vostra Vita e della vostra dignità, siate i sani e lucidi genitori dei vostri figli che insegnano a questi ultimi il dono che hanno tra le mani, che non è certamente una misera droga dello stupro. NO alla droga, NO alla sovversione, SÌ alla Vita!

(Tratto da fanpage.it)

Shaboo, Yaba, cocaina e Ghb. In viaggio dalla Toscana a Roma, tramite corrieri cinesi, e poi a casa degli spacciatori in monopattino, vestiti eleganti per non destare sospetti. È in corso un’operazione questa mattina dei carabinieri del Comando provinciale di Roma nei confronti di sei persone, tutte arrestate per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Si tratta di quattro uomini e due donne di nazionalità italiana, cinese e bengalese appartenenti a due differenti contesti criminali che operavano nella capitale e che gestivano una parte dello spaccio delle droghe sintetiche. Tra i clienti, professionisti insospettabili: medici, professori universitari, ballerini e sportivi. Tra le sostanze richieste, anche la GHB, nota come droga dello stupro per la capacità di far perdere i freni inibitori a chi la assume ma soprattutto di far perdere la memoria. Una sostanza usata spessissimo nei casi di violenza sessuale.

Il modus operandi dei pusher: monopattini e vestiti eleganti

Le droghe sintetiche venivano fornite ai pusher di Roma da una grossista con base in Toscana: era lei che organizzava il trasporto fino alla capitale tramite corrieri cinesi. Tra i mezzi usati il treno, ma anche macchine a noleggio. Per evitare di essere fermati e non destare sospetti si vestivano in modo molto elegante: uno stratagemma che effettivamente ha funzionato qualche volta ma non nel lungo periodo dato che alla fine i militari li hanno scoperti. Quando la droga arrivava nelle mani degli spacciatori romani, questi poi andavano a casa dei clienti con il monopattino. Un altro modo per evitare i controlli e non insospettire le forze dell’ordine. Soprattutto perché la loro clientela abita nei quartieri bene di Roma, un altro aspetto che – secondo il gruppo criminale – avrebbe consentito di continuare a operare senza fastidi