Dal Bello all’interessante: così nasce l’anarchia estetica

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Come si è passati dalle sculture di Policleto a la merde d’artiste, da un canone oggettivo di bellezza alle porcate dell’arte contemporanea, l’unico requisito e finalità della quale è “colpire” il soggetto osservatore?
In questo brano tratto da un intervento sull’anarchismo estetico della fine degli anni ’60, il Prof. Hans Sedlmayr, grande teorico della “perdita del centro” nell’arte, risalendo ad autori dell’Ottocento, va dritto alla radice del lungo processo di inversione di polarità dell’arte moderna, verificatasi con il passaggio dal criterio del Bello a quello dell’interessante.

 

tratto da Hans Sedlmayr, Anarchismo estetico in “Anarchismo vecchio e nuovo” (Firenze, 1971)

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[…] secondo Schlegel questo apparente caos possiede un’unità interiore, un principio comune – quasi la legittimità di un esplosione benché il solo carattere della poesia moderna sia “la mancanza di carattere”, in tale anarchia muove un motivo che la determina.

Schlegel lo riscontra “nell’indirizzo generale della poesia, anzi di tutta la cultura estetica del movimento modernista verso l’interessante”. Egli contrappone l’interessante al bello, e annota, alla maniera di aforismo, che il bello si riferisce all’oggettivo, l’interessante al soggettivo, alla “ricettività individuale”, e non di rado a uno stato momentaneo di quest’ultima, constatando che sì, esiste il bello supremo, ma non l’interessante supremo, “giacché è sempre possibile scoprire qualcosa di ancor più interessante”. Non mi soffermo qui sull’estetica che traspare chiara da simili affermazioni; arrivo al passo che mi sta a cuore. É fortemente lapidario, e nell’opera di Minor si trova a p.110.:

 “Il dominio dell’interessante è senz’altro soltanto una crisi passeggera del gusto. giacché finisce per distruggersi da sola. Tuttavia le due catastrofi tra le quali essa deve scegliere sono molto diverse l’una dall’altra. Se la tendenza prevalente è verso l’energia estetica, allora il gusto sempre più assuefatto ai vecchi stimoli ne cercherà altri sempre più violenti e acuti. Ben presto passerà al genere piccante e a quello sorprendente. Il piccante è ciò che eccita spasmodicamente una sensazione divenuta apatica, il sorprendente funge ugualmente da pungolo per la forza immaginativa. Sono questi i presagi della morte vicina. Il noioso è il magro cibo dell’impotente e l’urtante, sia esso avventuroso, disgustoso o orrendo, è l’ultima convulsione del gusto morente”.

Qui Schlegel aggiunge una nota : “L’urtante si divide in tre tipi: ciò che rimescola la forza dell’immaginazione – l’avventuroso; ciò che indigna i sensi – il disgustoso; e ciò che tormenta e martirizza il sentimento – l’orrendo. Questo sviluppo naturale spiega in modo esauriente il diverso cammino dell’arte più fine e di quella volgare”.

Oggi noi vediamo ovunque, intorno a noi, le conseguenze dell’interessante: sui palcoscenici, nelle sale cinematografiche, in ogni giornale, negli happenings, nella vita.

Hans Sedlmayr (1896 – 1984) è stato uno storico dell’arte austriaco nato in territorio ungherese.

Fino ad oggi non esiste un’analisi migliore di questo “sviluppo naturale” del movimento modernista verso l’anarchia estetica che finisce per autodistruggersi.

Questa teoria non si limita solamente a indicare le radici di tale processo: l’interessante è l’estetico che si rende autonomo, che separa l’arte da ogni legame con tutto il resto. Essa riesce anche a spiegare la trasformazione del mero estetico nell’inestetico.

Il surrealismo del XX secolo parte dalla stessa posizione e determina le medesime conseguenze. Il principio predominante, da esso apertamente confessato, della produzione artistica, è quello di volersi “liberare” da tutti i “pregiudizireligiosi, etici e logici, dall’arte e dalla bellezza. […]

Dopo aver descritto una delle due “catastrofi” tra le quali la crisi deve scegliere, Schlegel passa a illustrare l’altra:

“Quando invece nell’indirizzo del gusto prevale il significato filosofico e la natura è forte da non soccombere nemmeno alle scosse più violente, allora, dopo essersi esaurita in quantità eccessivamente ampia di vigore per passare ai tentativi dell’oggettivo. Perciò nella nostra epoca il gusto autentico non è né un dono della natura né un frutto della cultura, ma è possibile unicamente a condizione di una grande forza morale e di una salda indipendenza”.

Egli aggiunge: “Il dominio dell’interessante… è nella poesia un’autentica eteronomia estetica…”; l’attuale momento sembra, infatti, maturo per una rivoluzione estetica, attraverso la quale l’oggettivo potrebbe assumere, nella formazione estetica del movimento modernista, il ruolo predominante”. Tuttavia, “la riconversione dell’arte falsificata a quella vera, dal gusto perverso a quello autentico sembra potersi realizzare soltanto con un salto improvviso”, non un’ascesa graduale, come è stato graduale il decadimento. “Solamente la sicura prospettiva di una futura favorevole catastrofe potrebbe lasciarci tranquillamente paghi dell’attuale stato dell’educazione estetica”.

 

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