Come vivremo nel 2030?

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Nei giorni finali della Cop26 il gruppo BNP Paribas Cardiff ha svolto sottoposto a 1000 ragazzi fra i quindici e i trent’anni chiamata un questionario dal nome Next Gen 2030. L’obiettivo dichiarato di questa ricerca è stato quello di capire cosa i giovani e i giovanissimi vedono nel futuro. In un’era in cui tutti si riempiono la bocca di parole come smart city, rivoluzione ecologica e transizione verde, spesso pronunciate come meri slogan, senza capirne e conoscerne veramente il significato più profondo, è interessante osservare i risultati di questo tipo di sondaggi.
Dalle statistiche emerge infatti un grande ottimismo, tutto l’opposto del pessimismo propagandato dai media e dal fenomeno mediatico e di business che risponde al nome di Greta Thumberg. Il 73% degli intervistati è infatti convinto che si vivrà meglio rispetto ad oggi, sull’onda di un cosiddetto nuovo “umanesimo” digitale e verde. La tecnologia, secondo gli intervistati, farà dei passi da gigante così imponenti che ci permetterà di avere veri e propri marchingegni “miracolosi” come semafori e cassonetti intelligenti. Non solo, ci saranno anche PC intelligenti, assistenti vocali e sistemi di monitoraggio della salute e del benessere di ogni lavoratore. Ogni persona potrà decidere se lavorare a casa o in smart working, mentre tutti sfrecceremo in città a traffico limitato, a bordo dei nostri monopattini elettrici made in China. La vita di ognuno di noi sarà profondamente interconnessa con la tecnologia, tanto da diventarne co-dipendente: non acquisteremo più dai commercianti tradizionali, ma attraverso l’e-commerce che soppianterà la vendita di persona. Con la scomparsa dei negozi spariranno anche i contanti, sostituiti da un’economia casheless. A coronare questo sondaggio è il fatto che ben il 21% crede che verrà rivoluzionato il concetto stesso di genere, sulla scia dell’ideologia gender e delle sue deviazioni.
Insomma, il futuro immaginato dal campione di mille giovani è più oscuro che mai. È il futuro dell’ultimo capitalismo, incentrato sull’individuo e non sulla comunità, sui desideri più che sulle necessità. Un futuro dove la tecnologia farà da padrona perché non sarà possibile fare nulla se non si è interconnessi. Per fare la spesa, pagare le tasse, utilizzare mezzi di trasporto, lavorare da casa e anche buttare l’immondizia sarà infatti necessario essere collegati alla rete di internet. Non solo, in questo mondo green e superconnesso non ci saranno più generi né confini, ognuno si identificherà solo in ciò che acquista e nel lavoro che fa: le identità, sessuali, nazionali o etniche che siano, saranno solo un lontano ricordo.
Coloro che seguono la Via della Tradizione non possono piegarsi di fronte ad una visione così lontana dalla luce della Verità. Chi cammina su questo percorso sa che non può arrendersi di fronte ai falsi mondi virtuali, ai vari Meta e simili, capaci solo di svilire e deturpare ciò che c’è di vero e buono in ognuno di noi. Perché il futuro superconnesso, il futuro senza generi, il mondo liquido del futuro è un merda.

(Tratto da Ansa.it) – Il 2030 secondo i giovani italiani, inclusione e ‘smart city’

Nei giorni della Cop26 sono inclusione, green, mobilità e smart city i termini che disegneranno l’Italia del 2030, secondo i giovani italiani.

Scenari emersi dalla ricerca “Next Gen 2030” di BNP Paribas Cardif, che ha coinvolto 1.000 ragazzi tra i 15 e i 30 anni.

Per il 35% di loro, tra meno di un decennio vivremo relazioni più eque, con minori discriminazioni di genere (35%) – se non addirittura con una ridefinizione del concetto stesso di genere (21%) – in cui l’aspetto fisico non sarà più un fattore sociale importante (32%). I giovani si aspettano città più a misura d’uomo, soprattutto per quella fetta di popolazione con esigenze specifiche, come le mamme, gli anziani e i disabili (33%).

  Ambienti rinnovati, dove i cestini intelligenti prenderanno il posto dei cassonetti dei rifiuti, per separare autonomamente gli scarti (33%), e spazi di aggregazione entro cui condividere interessi comuni (32%). Una smart city che possa sbloccare il potenziale di una nuova mobilità: il 36% dei ragazzi immagina semafori intelligenti che si attivano e disattivano in base al traffico e gestiti direttamente dall’intelligenza artificiale (24%). In tema di sostenibilità, le nuove generazioni attendono la scoperta di nuove tecniche che permettano di riciclare e riutilizzare i prodotti (41%), anche se non mancano i pessimisti che prevedono un peggioramento del riscaldamento globale e dell’inquinamento (31%), controbilanciati da chi crede che useremo più dispositivi ricondizionati (29%) e fonti di energia solo rinnovabili (19%). La tecnologia è vista come opportunità ma anche fonte di rischio: per il 43% degli intervistati, nel 2030 avremo ancora problemi legati ai furti di identità digitale e possibili danni provocati dal malfunzionamento delle auto a guida autonoma (32%), oltre alla paura di nuove pandemie (27%), con il consolidarsi di forme di prevenzione create apposta per affrontare tali criticità.