Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 8

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«Fa’ sì che un insulto o che il corpo di una donna attragga talmente la sua attenzione al di fuori, che egli non abbia modo di far la riflessione: “Sto entrando nello Stato che si chiama Ira, o nello Stato che si chiama Lussuria”».
(Le Lettere di Berlicche, C.S. Lewis – ed. Mondadori)
Lucifero e i suoi sodali sanno bene quanto sia facile distrarre l’uomo verso pensieri che solleticano quella parte di ego legata all’ira e alla lussuria.
Per questo Berlicche invita Malacoda, giovane apprendista diavolo, a portare all’occorrenza fuori di sé l’attenzione dell’uomo affidatogli come paziente.
Un uomo in preda all’ira o agito dalla lussuria, si comporta senza logica e senza buon senso, in nome dell’appagamento delle proprie pulsioni. Un uomo in balìa degli istinti iracondi o lussuriosi si ritrova a “non essere in sé”.
Ira e lussuria sono due dei sette peccati capitali posti a causa della dannazione umana. L’ira è legata alla mancanza di autocontrollo e di compostezza, è l’attitudine moderna all’indisciplina. La lussuria rappresenta una stortura del rapporto dell’uomo con la sessualità, fino a viverla in maniera compulsiva e ossessiva, considerandola nella mera dimensione carnale. Entrambi questi vizi rappresentano delle devianze rispetto a ciò che è in equilibrio e rettitudine.
Quella parte di ego che trascina l’uomo negli stati di ira o di lussuria è alimentata dai vizi stessi. L’uomo posseduto dal proprio ego e dai propri vizi è portato fuori di senno senza che nemmeno se ne renda conto.
Questi comportamenti esterni e di ostentazione legati agli eccessi di ira o di lussuria, sono la manifestazione di storture interiori che si posso attenuare soltanto con un lavoro di disciplina e di rinuncia, secondo regole comportamentali rigide.
Quanto più si accentua la decadenza dell’epoca moderna, tanto più forti si presentano questi eccessi. E quanto più questi vizi si diffondono, tanto più il lavoro interiore deve essere intenso e costante.