Alcune precisazioni sulla vicenda Polonia/Bielorussia

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di Daniele Perra


Sulla crisi tra Polonia e Bielorussia ci sono alcune precisazioni da fare.
In primo luogo mi preme ricordare che la Polonia ha partecipato attivamente (insieme a USA, Regno Unito ed Australia) alla guerra di aggressione all’Iraq nel 2003 ed ha partecipato attivamente alla ventennale occupazione dell’Afghanistan.
Dunque, è inevitabilmente corresponsabile dei flussi migratori che oggi cerca di contrastare (a prescindere dall’utilizzo di questi come “arma” di pressione da parte della Bielorussia di Lukashenko).
Tra l’altro, è stato l’Occidente ad inventare questo “sistema”. A tal proposito ricordo l’interessante testo di Kelly M. Greenhill “Weapons of mass migration: forced displacement, coercion and foreign policy” dove si parla espressamente di “movimenti di popolazioni trasfrontalieri che vengono deliberatamente creati o manipolati al fine di estorcere concessioni politiche, militari e/o economiche ad uno o più Stati presi di mira”.
L’Italia dovrebbe saperne qualcosa (si veda il caso libico). Dunque, la Bielorussia sta semplicemente utilizzando un’arma non convenzionale in cui l’Occidente è maestro.
C’è, tuttavia, un’altra considerazione da fare. Il governo polacco ha avanzato l’idea di costruzione di una barriera al confine con la Bielorussia. L’UE ha già fatto sapere che non intende in alcun modo finanziare l’iniziativa.
La Polonia, come la Lituania, deve accettare la linea politica dell’accoglienza e l’assistenza delle inutili agenzie europee del settore.
Dunque, sotto certi aspetti, l’azione della Bielorussia risulta utile anche all’UE (nonostante la retorica ufficiale) per affievolire le tendenze “sovraniste” di Varsavia