Troppo rumore sta nel cuore dei pavidi. Il silenzioso tener fermo è dei Pochi

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Rumore incessante. Quando non è attorno a noi, è dentro di noi. Persino nella pace della casa, o a letto, o nel viaggio verso il lavoro.

Rumore inutile e dannoso, rumore volontario di chi ha da lungo tempo compreso che nei chiostri interiori e sulle cime appuntite dimora la verità, splende la chiarezza e il suono, qualunque suono, non è che un mormorio di fonte.

Rumore inutile e dannoso, rumore inconsapevole della torma dei trascinati, della vastità dei non senzienti avvinghiati all’atto, anche quando la vita si spegne e, a malapena, resta un pugno di denaro a dire che tu eri e cosa tu eri.

Nella “raccolta intensità” si costruisce e si riscopre l’arma della consapevolezza e della libertà. Nel passo che si arresta sulle quote sommitali, sotto le stelle, vi è la padronanza delle passioni.

E non servono cuffie che succhiano distrazione dallo smartphone, né girandole colorate (lo sapete? Anche le immagini fanno rumore).

Serve fare un passo, un singolo, lungo e coraggioso passo per valicare quel confine sottile dei Pochi tra rumore e silenzio.